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Ricatti a luci rosse: 10 denunce negli ultimi mesi

Si allarga l'inchiesta avviata dal caso dell'avvocato osimano ricattato per non far girare sul web un video hard. Dietro gli estorsori potrebbero celarsi delle vere e proprie organizzazioni criminali dell'Est Europa. Il punto con la dirigente della Polizia postale di Ancona Cinzia Grucci

OSIMO – È stata rimossa ieri la falsa pagina Facebook dell’avvocato osimano finito al centro di un raggiro a luci rosse. E anche del video che lo ritraeva in atteggiamenti intimi non c’è più traccia. Il filmato durava circa 52 secondi ed era stato postato da una fantomatica Sandra Costta su un falso profilo con nome e foto del professionista. Uno strumento ideale per ricattarlo ed averlo in pugno.

Il legale ha però resistito rifiutandosi di pagare. A quel punto il falso profilo ha pubblicato il video per vendetta rendendolo virale. Stando ai numeri della polizia postale, negli ultimi mesi sarebbero state circa una decina le denunce registrate per casi simili a quello dell’avvocato osimano. In alcune situazioni gli agenti sono riusciti anche a risalire alle identità che si celavano dietro i falsi profili smascherando così gli estorsori. Nella maggior parte dei casi ad architettare queste truffe via social sono delle vere e proprie organizzazioni dell’Est Europa, in particolare bulgare, che riescono a soggiogare con facilità gli internauti più ingenui per poi ricattarli.

Come funziona
La strategia di queste bande criminali che si muovono sui social network è ben collaudata e si suddivide in diverse fasi. Il primo step è la ricerca della vittima. O un giovane fidanzato a cui chiedere intorno ai 100 euro per non pubblicare il video o le foto hard, oppure un professionista padre di famiglia al quale chiede anche sui 500 euro per non diffondere i filmati a luci rosse. Una volta scelta la preda inizia l’approccio. Innanzitutto chiedono l’amicizia ad alcuni amici del malcapitato per rendere credibile il falso profilo e poi mandano la richiesta di amicizia alla vittima.

Accettata l’amicizia la pagina fake inizia a scrivere sulla chat privata della sua preda invitandola a fare del sesso virtuale. Se il navigatore accetta la frittata è fatta e i truffatori hanno in mano l’arma del ricatto. A questo punto scatta la richiesta di soldi con la minaccia di far girare il video in caso di mancato pagamento. Se il malcapitato si rifiuta il filmato viene caricato su un profilo che riporta il suo nome e foto, come successo al professionista osimano.

Queste sexy estorsioni sono in rapido aumento e negli ultimi mesi del 2016 vi è stata una preoccupante escalation, come rivela la dirigente della polizia postale di Ancona Cinzia Grucci: «La denunce non sono molte ma in compenso abbondano le segnalazioni perchè spesso il danno è già fatto e si chiedono consigli su come rimediare. In questo senso l’anno scorso è stato un vero e proprio boom, quest’anno invece sono calati sensibilmente i raggiri via social». Il consiglio è quello di non fidarsi e non accettare amicizie da persone sconosciute.