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Riapertura Fincantieri, Fiom Cgil: «Oltre 300 persone a lavoro, numeri troppo alti»

Il segretario regionale del sindacato dei metalmeccanici stigmatizza la ripresa dell'attività di costruzione nel cantiere di Ancona che secondo Beldomenico sarebbe dovuta avvenire in maniera graduale

ANCONA – Ha riaperto i battenti ieri, lunedì 20 aprile, fra le polemiche e le ire dei sindacati l’attività produttiva all’interno del cantiere di Ancona Fincantieri. Lo stabilimento dorico, chiuso da oltre un mese per l’epidemia di Coronavirus, è tornato in attività non solo per quanto concerne le manutenzioni, come previsto dall’ordinanza regionale, ma ha riaperto anche l’officina navale per il taglio delle lamiere, sancendo di fatto la ripresa dell’attività di costruzione, non solo nelle Marche, ma anche in tutti gli altri stabilimenti italiani.

Una ripresa stigmattizzata da Fiom Cgil perché avvenuta secondo il sindacato «in maniera non graduale dal momento che già da ieri mattina, nel cantiere hanno ripreso a lavorare oltre 300 persone fra operai, impiegati e vigilanza» dichiara il segretario regionale della Fiom Cgil Tiziano Beldomenico.

«Numeri troppo alti per una riapertura – prosegue – che lasciano immaginare un ulteriore aumento da qui a venerdì con il rischio concreto di buttare a mare tutto quanto di buono è stato fatto in queste settimane».  Per Beldomenico infatti riaprire l’attività significa mettere in circolo solo nella città di Ancona «oltre 3.000 persone che prenderanno i trasporti pubblici e si muoveranno nella città con il rischio di una nuova recrudescenza dell’epidemia».

Il sindacalista, furioso, parla di «una scelta da incoscienti perché Fincantieri non è uno stabilimento dove è impossibile mantenere la distanza di sicurezza prevista per limitare la diffusione del virus». Inoltre pone l’accento sul disagio per i lavoratori nell’indossare le mascherine con le alte temperature in arrivo. Insomma secondo Beldomenico la riapertura sarebbe dovuta avvenire solo dopo il 3 maggio ed in maniera graduale. «Era necessario un maggior confronto sulle misure di sicurezza da intraprendere prima di procedere con la riapertura del cantiere e magari iniziare con una produzione dai numeri ridotti», osserva.

«Una forzatura, quella di Fincantieri» che secondo il sindacalista, non era necessaria dal punto di vista commerciale dal momento che «con l’epidemia la richiesta di navi è ferma». Insomma per Beldomenico si è trattato «forse di un segnale rivolto alle borse per evidenziare che Fincatieri riapre. È triste vedere che davanti a tutto c’è sempre il profitto» spiega, concludendo che «ora è tutto in mano alla Prefettura e alla Regione Marche che sono a conoscenza della situazione», ma il sindacato annuncia già che non abbasserà la guardia.