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Raccolta firme a Senigallia per salvare l’ospedale

I servizi sanitari sono al centro del dibattito e delle polemiche che alcuni cittadini muovono nei confronti di Asur Marche e delle politica inerte contro continui tagli alla sanità pubblica

Ospedale di Senigallia
Ospedale di Senigallia

SENIGALLIA – Continuano le iniziative del Comitato cittadino a difesa dell’ospedale di Senigallia. Sabato 23 settembre si terrà infatti una nuova raccolta firme con un banchetto in piazza Roma per far fermare i tagli ai servizi sanitari che dall’Asur Marche sta portando avanti da anni.

L’iniziativa è solo l’ultima in ordine di tempo: proprio giovedì 21 si è tenuto presso il circolo G. Di Vittorio un incontro pubblico per informare i cittadini di ciò che sta avvenendo a Senigallia, con tutte le ripercussioni che potrebbero emergere anche nell’entroterra e soprattutto d’estate, quando la città raddoppia la popolazione grazie al turismo balneare. Primo passo tra quelli più importanti è fermare la determina 361/2017, il provvedimento che cancella l’unità di terapia intensiva cardiologica (Utic) dall’ospedale di Senigallia.

Durante l’incontro sono stati forniti anche dei dati sulla reale situazione del personale sanitario tecnico e amministrativo, insufficiente alle esigenze secondo il comitato.
«Basti pensare che nel laboratorio analisi, snodo centrale per un ospedale, da dodici biologici si è scesi a cinque, mentre l’attrezzatura per le analisi chimiche e microbiologiche è obsoleta. Solo la professionalità e l’esperienza degli addetti – continuano i referenti del Comitato CCDOS fa sì che queste attrezzature possono ancora lavorare in modo adeguato». Anche la nuova organizzazione del laboratorio creerà disagi: le prenotazioni degli esami sono state ridotte a 60 al giorno, più le urgenze e i prelievi delle categorie protette, di fatto andando ad allungare quelle liste di attesa già infinite: i cittadini, dunque, si rivolgeranno sempre di più ai centri privati.

Se a ciò si aggiunge poi la questione della tac a radiologia che funziona a sprazzi e che i pazienti vengono dirottati a Jesi; se si aggiunge la vicenda della risonanza magnetica, acquistata da anni ma ferma perché ancora non sono stati avviati i lavori di ampliamento dei locali che la dovrebbero contenere; se si aggiunge il trasferimento delle unità tecniche e amministrative a Fabriano, ecco dunque che emerge un quadro fortemente penalizzante per Senigallia e per i comuni della valle del Misa. «La nostra preoccupazione è che a Senigallia succeda quanto capitato agli ospedali di Ostra, Corinaldo, Ostra Vetere e Arcevia che negli anni ’90 furono chiusi un poco alla volta pur dicendo di non fare tagli».