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Ancona

Porto, Sel e partito comunista dicono no. E scrivono al Ministro

Inviata una lettera a Delrio, ieri ad Ancona per la firma del protocollo sulla viabilità. Nel testo le diverse parti politiche dissentono sulla decisione presa

Il presidente della Regione Luca Ceriscioli e il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio (Foto: Regione Marche)

ANCONA – Il gruppo consiliare Sel – Ancona Bene Comune, Sinistra italiana (circolo di Ancona), il partito comunista (sezione di ancona), il partito della rifondazione comunista (federazione provinciale) e il comitato Possibile hanno scritto una lettera al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio, ieri ad Ancona per la firma del protocollo sulla viabilità.

I partiti hanno focalizzato l’attenzione sull’uscita dei mezzi pesanti dal porto dorico, dopo la bocciatura dell’Uscita a Ovest. «I recenti chiarimenti circa l’irrealizzabilità e l’insostenibilità dell’Uscita a ovest finora condivisa da Comune e Provincia di Ancona, Regione Marche e Anas – si legge nella lettera – confermano il fallimento totale delle amministrazioni di centro-sinistra di questo territorio impegnate per 30 anni a perseguire la realizzazione di un infrastruttura da sempre considerata economicamente ed ambientalmente insostenibile.

A tale proposito è indubbio che la scelta strategica di medio lungo termine su cui bisognava lavorare fin da subito è quella del trasferimento di parte del traffico pesante dalla gomma alla ferrovia, che si rivela sicuramente economico e funzionale per i tragitti di lunga percorrenza. Comune, Regione, Autorità portuale e RFI hanno tutte le competenze per impostare un progetto di questo tipo che avrebbe inoltre la possibilità di riaprire il meritevole progetto della metropolitana di superficie, anch’esso affossato dagli stessi rappresentanti di PD e alleati. Questo è a nostro avviso l’oggetto su cui stipulare un’intesa e quello per cui ci battiamo, inascoltati e solitari, da sempre».

Con riguardo, invece, alla infrastruttura stradale Uscita a Nord «abbiamo avuto l’impressione che l’accelerazione dei tempi da parte del Comune, oltre a denotare scarsissimo senso della democrazia, rischi di portare ad altre scelte inopportune. L’opzione individuata in questi giorni dall’Amministrazione ha forti elementi di problematicità. Da un punto di vista urbanistico appare discutibile appesantire ulteriormente le infrastrutture presenti lungo la costa che, al contrario, andrebbero dirottate verso l’interno. Tanto più che il Comune ha intenzione di dar vita al lungomare della città proprio nella zona a nord di Ancona, a pochi metri di distanza dalla strada camionabile.

L’attraversamento della strada su un’area interna alla grande frana resta a nostro avviso una questione dirimente. La scelta operata dalla Regione della convivenza leggera con il problema della frana si basa sul monitoraggio continuo, in tempo reale, dei movimenti del terreno. Ciò che in caso di pericolo consentirebbe lo sgombero delle abitazioni e la chiusura del traffico stradale e ferroviario, evitando danni alle persone, ma certamente non alle infrastrutture, con tutto ciò che ne conseguirebbe. Oscuri, ad oggi, poi sono i contorni della mastodontica operazione di interramento del piede della grande frana da realizzare con gli inquinanti fanghi portuali. Ancona non può più permettersi ancora danni e incompiute».