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La Lega: Senigallia rimuova le barriere architettoniche

La spiaggia di velluto rischia di rimanere indietro nel processo di rendere la città accessibile. Da Ros prova a dare alcuni suggerimenti all'amministrazione comunale

Il municipio del Comune di Senigallia visto da via Maierini
Il municipio di Senigallia visto da via Maierini

SENIGALLIA – Entrare in casa, in un negozio, in una chiesa o camminare in strada sono azioni quotidiane che non presentano problemi per la stragrande maggioranza delle persone. Per disabili o anziani, però, può diventare un grosso ostacolo che l’edificio in questione presenti gradini, scale senza ascensore, che le strade abbiano buche o siano dissestate. In due parole, barriere architettoniche.

È questo il tema su cui è intervenuta la Lega: molte città, Senigallia compresa, rischiano di rimanere un percorso a ostacoli per i disabili e il completamento dell’abbattimento delle barriere architettoniche è una meta ancora troppo lontana. Anzi, a Senigallia del Peba, il piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche, e del Pau, il piano per l’accessibilità urbana, non vi è ancora traccia come sottolineato dalla cellula di Ancona dell’associazione Luca Coscioni e dall’associazione Radicali Marche.

In realtà qualcosa è stato fatto: Senigallia ha già discusso l’argomento delle barriere architettoniche tramite una mozione presentata dalla maggioranza in Consiglio comunale lo scorso ottobre. Con l’atto, condiviso e votato all’unanimità dai consiglieri presenti, si impegnava la giunta a studiare azioni e misure concrete per rimuovere quegli ostacoli architettonici di cui sono pieni gli edifici pubblici e privati. Tra queste misure vi erano anche le passerelle per l’accesso in spiaggia delle carrozzine, sistemate già prima dell’estate durante i lavori di sistemazione dell’arenile.

«Senso civico, solidarietà e abbattimento delle barriere: queste componenti – spiega Davide Da Ros, consigliere comunale e coordinatore Lega di Senigallia – sono le fondamenta portanti per la costruzione della società. Nel 2018 l’Italia non è ancora riuscita a tenere il passo delle altre Nazioni europee per quanto riguarda l’abbattimento delle barriere architettoniche che impediscono alle persone disabili di usufruire delle strutture e dei servizi come dovrebbero».

Se il nostro paese rimane il «fanalino di coda» dell’Unione europea è per una questione non architettonica, né legislativa: si tratta della volontà politica di trovare le risorse per perseguire un obiettivo che la stessa Ue considera prioritario: oggi sono 80 milioni circa le persone con disabilità o difficoltà per cui anche un solo gradino rappresenta una barriera architettonica, ma domani, con l’invecchiamento costante della popolazione, questo numero è destinato a crescere.

Ecco perché Da Ros prova a dare alcuni suggerimenti per un comune come Senigallia. Innanzitutto provare a seguire gli esempi di città più virtuose premiate dal riconoscimento europeo “Access City Award” che mira a rendere le città più a misura d’uomo, in una parola accessibili; poi si potrebbe istituire come a Bologna il “Disability Manager”, una figura controlli se gli atti amministrativi tutelino anche le esigenze delle persone con disabilità; infine promuovere una vera cultura dell’accessibilità agevolando i commercianti nell’eliminare le barriere architettoniche.

«Perché l’Amministrazione non ha mai pensato di mettere in piedi dei progetti che favoriscano l’integrazione delle persone disabili con il territorio, le sue persone e le sue attività? Senigallia è una città turistica con un enorme potenziale turistico (non sfruttato). Perché l’Amministrazione – continua Da Ros – non ha mai pensato di incentivare il “turismo accessibile” che, solo in Italia, ha un potenziale di visitatori di 10 milioni tra disabili e over 65 (127 milioni in Europa)? Per noi il problema maggiore non è logistico, e non è solamente architettonico. Purtroppo è una questione di cultura e rispetto. Bisogna lavorare sulla percezione che gli altri hanno dei disabili. È brutto dirlo ma è la verità – conclude il leghista -: chi non è disabile non ha, o non vuole avere, la consapevolezza di cosa significhi vivere una vita da disabile».