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Peste suina e deroghe sull’abbattimento di maiali, Coldiretti Pesaro: «Bene la delibera regionale sulla biosicurezza»

Nella provincia pesarese 1250 allevamenti e oltre 10 mila capi. Di Sante: «Possiamo non abbattere tutti i maiali dove scoppiano focolai, ecco come»

PESARO URBINO – Peste suina e abbattimento di maiali. Coldiretti Pesaro Urbino interviene sulla delibera approvata dalla Regione Marche in materia di cinghiali. «Dobbiamo dare atto all’assessore regionale Mirco Carloni dell’impegno profuso nella difesa degli agricoltori e degli allevatori rispetto al sovrannumero di cinghiali che imperversano nei nostri territori portando danni alle coltivazioni e il rischio di contagio della peste suina africana». Sono le parole del presidente di Coldiretti Pesaro Urbino, Tommaso Di Sante, dopo la recente approvazione da parte della Regione Marche, di una delibera che accoglie le richieste dell’organizzazione agricola e prevede investimenti per accrescere la biosicurezza degli allevamenti di maiali e cerca di scongiurare l’abbattimento dei capi non malati.

«L’attuale normativa prevede l’abbattimento totale dei capi allevati nelle zone dove scoppiano i focolai – spiegano da Coldiretti PU – ma c’è una possibilità di deroga previa verifica dell’adozione di misure di biosicurezza rafforzate. Queste comportano investimenti che da oggi in poi potranno essere coperti all’80% dal bando di prossima uscita».

Ora più che mai, con gli allevamenti già in difficoltà tra aumento dei costi delle materie prime e la siccità, «dobbiamo aiutare il comparto, che solo nella nostra provincia conta circa 1250 allevamenti e oltre 10mila capi, a investire in sicurezza. La Peste suina che, seppur innocua per l’uomo, viene veicolata dai cinghiali e può colpire i maiali. I provvedimenti delle autorità sanitarie per contrastare la diffusione del virus prevedono anche l’interdizione delle aree, il divieto di raccogliere funghi e tartufi, le attività di pesca e perfino il trekking e le passeggiate in mountain bike e tutte le altre attività che potrebbero portare a un’interazione diretta o indiretta con i cinghiali infetti. Un danno, quindi, non solo al settore zootecnico ma anche a tutta l’economia del bosco, delle aree interne e del turismo», chiudono da Coldiretti.