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Pesaro Urbino, -41% sull’abbigliamento. E in zona rossa si fermano 594 attività

La Confcommercio illustra i dati dei primi mesi dell'anno: «Vendite al dettaglio peggiori delle attese, servono ristori veri»

Immagine di repertorio

PESARO URBINO – Inizio anno da profondo rosso per le attività al dettaglio e i negozi di abbigliamento. La Confcommercio lancia il grido di allarme.
E con la zona rossa centinaia di attività chiudono temporaneamente.

«Il dato di gennaio disegna un quadro peggiore di quanto atteso – spiega Barbara Marcolini, Presidente Confcommercio Fano -. Le restrizioni alle attività produttive e alla mobilità, territoriali e nazionali, hanno ancora una volta fortemente condizionato la domanda. In questo contesto i più penalizzati sono i negozi di piccole dimensioni del non alimentare, soprattutto di abbigliamento e calzature. Non può consolare che andamenti negativi di entità simile si registrino anche in altri grandi Paesi europei».

Il settore della moda è in ginocchio. Nonostante i saldi, l’andamento delle vendite di quest’inizio d’anno ha registrato un calo del 41,1% a gennaio e del 23,3% a febbraio, senza lasciare spazi a segnali di recupero rispetto alle enormi perdite del 2020.

E ora la zona rossa: rimangono chiusi oltre ai luoghi dello sport (piscine, palestre, impianti sportivi), dell’intrattenimento (discoteche e sale da ballo) e della cultura (come cinema e teatri) anche tutti codici del settore del commercio al dettaglio.

Secondo la Camera di commercio nel pesarese sono ferme 594 attività nel capoluogo di provincia, 388 a Fano, 114 a Mondolfo, 94 a Urbino, 86 nel Vallefoglia.

«In estrema sintesi è possibile affermare che il 2021, l’anno della ripartenza, è cominciato molto male. Nel frattempo, anche sulla scorta dei dati di gennaio, come Confcommercio – continua la Presidente Marcolini –  ribadiamo l’esigenza di misure di ristoro adeguate e tempestive. Quanto ai criteri, resta confermata la necessità di un meccanismo che superi il sistema dei codici Ateco, non introduca tetti rigidi di ricavi e faccia riferimento tanto alle perdite di fatturato annuo, valutandone con attenzione la misura percentuale da individuarsi come condizione di accesso, quanto ai costi fissi».

C’è una data che mette paura, è quella del 5 aprile. «È il momento della fine delle moratorie concesse sui mutui e finanziamenti che se non prorogate produrranno danni enormi considerato che, come da normativa europea, le aziende insolventi anche per soli 100 euro, verranno segnalate alla Centrale Rischi precludendo così di fatto ogni possibile altro finanziamento».

L’Istat parla chiaro, con un calo di un volume di affari su base annua dell’8,5%. A gennaio le vendite al dettaglio sono scese del 3,9% in volume rispetto al mese precedente. L’andamento negativo delle vendite è causato principalmente dai beni non alimentari, in calo del 17,1% in volume su base annua. Le vendite dei beni alimentari sono invece in crescita (+3,8% in volume annui). Bene elettrodomestici, radio, tv e registratori (+11,7%) e Dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni, telefonia (+9,9%). Cresc il commercio on line (+38,4%), male i negozi (-18,7%).

«Al settore – spiega il Segretario Confcommercio Fano  Marco Arzeni  – serve un sostegno immediato, reale, congruo e proporzionato alle effettive perdite, soprattutto slegato dalla soglia minima del 33% del fatturato perché i prodotti di moda seguono, come noto, le tendenze delle stagioni stilistiche e quindi sono soggetti a rapidissima svalutazione. Resta un contributo sulle eccedenze di magazzino, sotto forma di credito d’imposta del 30% delle rimanenze».

Quanto agli alberghi l’Istat ha certificato che nel 2020 il fatturato dei servizi ricettivi ha subito un crollo del 54,9%. «Ci saremmo aspettati che il decreto sostegni tenesse conto di questa tragedia – così Luciano Cecchini Presidente di Federalberghi Pesaro e Urbino – il calcolo dei ristori venga effettuato considerando il danno subito nell’intero periodo pandemico (marzo 2020 – febbraio 2021)».