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Pesaro, oltre 11 mila disoccupati e 5000 contratti persi nel 2020

Sono i numeri del Centro per l'Impiego di Pesaro e dell'Ambito territoriale. Il dirigente Andreani: «Sempre più precari, bisogna pensare agli investimenti del Recovery Plan»

L'esterno del centro per l'Impiego di Pesaro

PESARO – I numeri di un anno durissimo per il mondo del lavoro e per l’occupazione, un 2020 in cui ci sono stati oltre 5000 contratti di assunzione in meno.

Fino al 31 marzo è in atto il blocco dei licenziamenti, ma l’effetto della pandemia è comunque evidente nei numeri del centro per l’impiego di Pesaro.

I dati fanno riferimento ai comuni dell’Ambito territoriale: Pesaro, Gabicce Mare, Gradara, Mombaroccio, Montelabbate, Tavullia, Vallefoglia. Gli iscritti, ovvero le persone disoccupate in cerca di un lavoro, al 31 dicembre 2018 erano 9.845; numero salito a 10.448 nel 2019 e arrivato a 11.303 nel 2020. Un trend in crescita.

Le quote femminili rappresentano la maggioranza: sono 6.409 le donne in cerca di lavoro contro i 4.894 uomini. Quanto alle fasce d’età dai 45 ai 60 anni ci sono 3.556 persone disoccupate, è la fascia predominante e quella che più difficilmente riesce a trovare lavoro. Dai 30 ai 45 anni i disoccupati sono 3.244.

Quanto al titolo di studio sono 3.450 con la terza media, 3.348 con un diploma delle superiori, 1.345 con nessun titolo di studio e 1.134 laureati e specializzati.

Il dato parla di una diminuzione di nuovi contratti negli ultimi tre anni. Nel 2018 furono 27.076, nel 2019 sono stati 26.775 e al 2020 il dato si attesta a 21.334. Oltre 5400 contratti in meno. Quelli a tempo indeterminato sono stati 1863 contro 2.473 dell’anno prima. In pratica appena un 13% riesce ad avere il posto fisso. La formula più utilizzata è quella più precaria, quella del lavoro a tempo intermittente con 4238 contratti nel 2020 contro i 6261 dell’anno prima. I Cococo sono stati 565 mentre quelli a tempo determinato sono la maggioranza con 11.686 contro i 13.459 dell’anno precedente.


Il dirigente del centro per l’impiego Claudio Andreani segue da vicino come la pandemia abbia influito sul mercato del lavoro: «La domanda di lavoro da parte delle aziende molto bassa e dunque una crescita di persone che cercano un impiego. Non è solo una questione di competenze, titoli di studio e specializzazioni, con la pandemia tutto si è fermato. Il dato allarmante è nel calo dei nuovi contratti nel 2020, un crollo vertiginoso. Ed è trasversale. Se i tempi indeterminati sono sempre più una chimera, anche la somministrazione e il lavoro interinale è calato a causa di una stagionalità che non c’è stata. Siamo in una sorta di realtà sospesa perché non si può licenziare e molti lavoratori sono in cassa integrazione».

Cercare lavoro in questo momento è difficile: «Chi viene al centro per l’impiego di Pesaro per cercare lavoro lo fa scoraggiato, molto preoccupato, consapevole di tempi lunghi e incerti – conferma Andreani -. Il timore è generale anche per noi operatori perché in primavera non sappiamo come reagirà il territorio se non ci saranno più ammortizzatori sociali, cassa integrazione e blocco licenziamenti. È un momento difficile».

L’export in provincia è calato del 13,2% e uno dei motori dell’economia si è quindi inceppato. Ma anche il turismo è in grave difficoltà e lo si nota nei contratti nelle attività di servizi, alloggio e ristorazione: 6.454 contro i 9.243 dell’anno prima. Altro calo vistoso nella manifattura con 2.153 nuovi avviamenti rispetto ai 2.991 e nei servizi (425 contro 915). Bene l’agricoltura con 695 nuovi contratti contro i 521 dell’anno precedente.

Programmare la ripresa è uno dei temi e secondo Andreani «una grande arma per superare la crisi è rappresentata dai finanziamenti dall’unione Europea. Un recovery plan potrà far ripartire progetti e cantieri e di conseguenza una domanda interna tale da stimolare il mercato del lavoro. Dunque diventa fondamentale il finanziamento pubblico».