Pesaro, inchiesta sui trasporti sanitari. Sfilano i primi testi

Secondo l'accusa "viaggi truccati" e rimborsi "gonfiati". Otto imputati tra coordinatori e responsabili delle aziende, accusati a vario titolo di truffa aggravata e in alcuni casi di falso

Il Tribunale di Pesaro
Il Tribunale di Pesaro

PESARO – Ambulanze presenti in due luoghi diversi alla stessa ora. È un paradosso emerso davanti al giudice monocratico del Tribunale di Pesaro all’apertura del processo sui trasporti sanitari con rimborsi “gonfiati”.

Secondo l’indagine della Guardia di Finanza sarebbero emerse irregolarità compiute da aziende riunite in una Associazione Temporanea di impresa a cui erano stati affidati i trasporti sanitari. Si tratta della One Emergenza, Croce Azzurra e Croce Verde e in seguito la Solaris. Un processo in cui anche l’Asur si è costituita parte civile in quanto aveva segnalato alcune criticità.

Otto gli imputati, tra coordinatori e responsabili delle aziende, accusati a vario titolo di truffa aggravata e in alcuni casi di falso.
Tra i testi alcuni finanzieri che hanno portato avanti le indagini. Secondo le carte, gli imputati avrebbero modificato, approfittando il più delle volte della buona fede degli autisti, gli orari indicati nei “brogliacci di trasporto” compilati alla fine del turno ed utilizzati per la predisposizione dei “fogli di viaggio” e gli altri documenti ufficiali delle cooperative alla base dell’emissione di fatture “gonfiate”.

Il nodo riguarda i turni. Sotto i 60 minuti non ci sarebbe stato compenso. Tra gli espedienti durante il trasporto in ospedale, quello di lasciare il paziente per andare ad effettuare altri servizi, così come confermato da alcuni infermieri in sede di indagine, ma secondo il contratto di servizio stipulato, l’ambulanza ha l’obbligo di attendere 60 minuti dopo aver scaricato un paziente e solo se questo tempo scade può andarsene. Con questo espediente il costo per il sistema sanitario era doppio. «Abbiamo rilevato la presenza di autisti contemporaneamente a Fano e a Fossombrone, stando ai fogli di viaggio», hanno spiegato i finanzieri in aula.

Secondo un verbale Asur, su un campione di 201 trasporti svolti, nessuna prestazione risultava essere durata meno di 90 minuti, con una media di 129 minuti a prestazione.
Tra i testi anche alcuni autisti i quali hanno riferito di avere già dalla sera prima i viaggi programmati. E di “ottimizzare” i viaggi lasciando i pazienti per poi andarne a prendere altri. Gli avvocati degli imputati hanno fatto rilevare che le tempistiche dei trasporti potevano dipendere dalla disponibilità dei medici, con conseguente dilatazione dei tempi.
Secondo l’inchiesta della Gdf, il danno complessivo per il Servizio Sanitario Nazionale è stato quantificato in 191.000 euro complessivi, ossia euro 71.000 in relazione all’anno 2013 e circa euro 120.000 per agli anni 2014 e 2015.
Un caso che era già finito in tv alla trasmissione “Le Iene” con l’invitato Giulio Golia che aveva ripreso alcune di queste irregolarità.