Pesaro: voleva aprire conto in banca con documento falso, arrestata

La donna, 47 anni di origine campana, si era presentata alla filiale Ubi di Loreto. Gli inquirenti pensano che possa essere una pedina di un'organizzazione. Altro caso in giornata

Il Tribunale di Pesaro
Il Tribunale di Pesaro

PESARO – Voleva aprire un conto in banca con documento falso. Ma la prontezza del funzionario e dei carabinieri ha permesso di smascherare una truffatrice. E gli investigatori sono convinti che sia una pedina di una banda dedita a questo tipo di truffe.

La donna, 47 anni, residente a Santa Maria di Capua Vetere, si era presenta mercoledì mattina alla filiale Ubi Banca di Loreto, per aprire un conto. Ha consegnato la carta di identità, il codice fiscale e l’ultima busta paga. Ma il sospetto era forte, tanto che il bancario ha chiamato la ditta dove risultava dipendente. Per tutta risposta si è sentito dire dal titolare che la donna era una sconosciuta e non aveva mai lavorato per lui. Sono stati chiamati i carabinieri. Anche ai militari la donna ha fornito generalità false, ma è stata smascherata. La donna è stata arrestata per tentata truffa, documento falso e false generalità fornite a pubblico ufficiale.

Giovedì c’è stata la direttissima in tribunale a Pesaro. La donna ha ammesso ogni addebito. L’accusa di tentata truffa è caduta perché di fatto la signora non ha mai aperto il conto. C’è stato un patteggiamento per gli altri reati a 11 mesi e 10 giorni con pena sospesa a patto che inizi a fare dei lavori socialmente utili, altrimenti finirà in carcere. Il giudice ha disposto l’obbligo di dimora in provincia di Caserta.

Per gli investigatori si tratta di una pedina di una banda, arrivata ieri sul territorio per aprire dei conti e andarsene. E’ stato segnalato anche un altro caso in città nella mattinata di mercoledì, non portato a termine.

L’obiettivo è aprire il conto magari per avere un libretto degli assegni e pagare senza coperture. Ma soprattutto per poter chiedere dei prestiti a delle finanziarie per comprare auto, telefoni o altro. Tutto per rivenderle e smettere di pagare le rate.

Gli investigatori e le forze dell’ordine raccomandano prudenza e hanno già avvisato i direttori di filiali di prestare attenzione a situazioni sospette.