Pesaro, ci sono i donatori ma non il personale per le trasfusioni

Problema emergenza sangue nell'entroterra dove il centro è chiuso fino a settembre. Avis: «I volontari gestiscano la raccolta»

PESARO – La classica emergenza estiva per la raccolta sangue? Sì, ma questa volta non è dovuta alla mancanza di donatori, ma piuttosto agli addetti nei punti di prelievo. Nel Montefeltro sono in mille disponibili a dare sangue, ma nessuno a raccoglierlo fino a settembre.

A denunciare la situazione l’Avis di Sassocorvaro e di Macerata Feltria. «Come ogni estate viene lanciato l’allarme per la mancanza di sangue a causa del calo delle donazioni – spiega Antonio Alessandrini, presidente Avis Sassocorvaro – nel Montefeltro accade che ai responsabili associativi che rappresentano oltre 1000 donatori che sono disponibili a donare, il responsabile del centro trasfusionale di Urbino, competente per territorio, abbia comunicato che fino a settembre non effettuerà l’attività di raccolta sul territorio.

La motivazione alla base di questa decisione è la carenza di personale che affligge non solo il centro trasfusionale di Urbino, ma anche quelli di Fano e Pesaro. Nonostante le ripetute sollecitazioni per porre rimedio a queste carenze, le Direzioni Generali non hanno fatto nulla per risolvere il problema».
La delibera regionale la 873/2008 prevedeva, oltre ai direttori, la presenza a Pesaro di altri sette laureati; a Fano e ad Urbino di quattro ciascuno. L’attuale situazione registra un direttore solo a Pesaro con tre laureati; tre laureati a Fano, due ad Urbino.

Il cartello dell’Avis

Una situazione che limita l’attività di raccolta. I dati parlano chiaro: le donazioni totali sono state 21.883 nel 2018, il valore atteso di quest’anno è di 20.770 unità.
«Meno unità donate si traducono non solo in meno globuli rossi disponibili per i pazienti anemici, ma anche in meno plasma inviato all’industria per avere di ritorno i farmaci plasmaderivati; in primis le immunoglobuline che hanno un alto costo ed un incremento di utilizzo. Fino a qualche anno fa il servizio trasfusionale della Regione era un fiore all’occhiello nello scenario nazionale; oggi stiamo rischiando di perdere la tanto agognata e raggiunta autosufficienza per quasi tutti gli emocomponenti ed i farmaci derivati dal plasma».

Avis individua una soluzione. «Si potrebbe pensare a una raccolta del sangue gestita dalle associazioni di volontariato; possibile e parziale in quanto i problemi legati alla gestione del sangue donato, di competenza dei servizi trasfusionali, resterebbero irrisolti, così come le coperture dei turni di servizio. Che amarezza, nonostante ci siano pazienti che necessitano di sangue, i donatori non possono donare».