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Pd all’attacco di Bacci

Il partito jesino, guidato dal segretario Santarelli e dal capogruppo Marasca, boccia la politica fiscale dell'amministrazione comunale. Il sindaco replica

JESI – «Pensionati, precari e lavoratori part-time sono quelli che hanno messo a posto i conti del Comune». Ad affermarlo sono Pierluigi Santarelli e Matteo Marasca, rispettivamente segretario e capogruppo del Pd Jesi. Divisi sulle candidature, ma uniti sul giudizio in merito all’operato dell’attuale amministrazione, i due esponenti democrat affondano la lama:  «Fin qui abbiamo fatto una opposizione responsabile, da forza democratica e di governo. Ma di fronte alle dichiarazioni forti con cui Bacci ha di fatto dato il via alla sua campagna, allora l’obiettività sulle questioni va ristabilita».

Si parla, ovviamente, anche di elezioni. Per Marasca, che non ha mai nascosto l’intenzione di rappresentare il partito all’appuntamento di primavera, «il candidato dovrà essere eletto oggi per guardare ai prossimi 20 anni e non potrà pertanto essere alcuna delle figure che si sono presentate sin qui, né Bacci, che in questi anni non ha costruito una classe dirigente e ha governato in solitaria». A metà febbraio la decisione sulle primarie e sulle eventuali alleanze (piuttosto complicate), entro l’inverno la formalizzazione del nome che andrà a sfidare, oltre al sindaco Bacci, Massimiliano Lucaboni di Libera Azione e Silvia Gregori della Lega Nord (i soli che, a oggi, hanno ufficializzato la candidatura).

«La riduzione dell’indebitamento del Comune – tuona ancora Santarelli, riportando il discorso sulle problematiche cittadine – non è iniziata con Bacci ma, e in maniera consistente, con l’amministrazione precedente. Si è puntato sull’aumento della tassazione per mettere a posto i conti. E alzando fino a 15 mila euro di reddito la soglia di esenzione per l’addizionale Irpef lo si è fatto pagare a pensionati, precari, part time. Quando Bacci è arrivato ha trovato pronte le risorse per sistemare le scuole Mazzini e Garibaldi e quelle del Contratto di Quartiere». Perplessità, da parte del Pd, pure sul fronte rifiuti e sull’avanzamento della riconversione ex Sadam.

«Nel 2012 le entrate tributarie del Comune di Jesi (vale a dire il gettito complessivo derivante da imposte e tasse locali) erano pari a 28,9 milioni – risponde il sindaco Massimo Bacci -. Nel 2017 saranno di 25,8 milioni, con una riduzione di oltre il 10% che, a livello pro capite, è pari a -78,45 euro. L’allineamento dell’addizionale Irpef di Jesi agli altri Comuni della regione, effettuata nel lontano 2013, non ha registrato alcuna mutazione, malgrado nel frattempo lo Stato abbia tagliato risorse al Comune di Jesi per quasi 25 milioni di euro. Tra l’altro Jesi, nell’addizionale Irpef, ha scelto di tutelare i cittadini con un reddito al di sotto di 10 mila euro. La Regione Marche ha viceversa scelto di tassare indistintamente tutti con la propria addizionale, che ha per altro un valore due volte superiore a quella di Jesi. Al proprio insediamento questa Amministrazione si è trovata un indebitamento di 26,3 milioni di euro, sceso in cinque anni a 15 milioni, con una riduzione di debito pari a circa 280 euro a cittadino. E sempre a proposito di eredità: altro che risorse lasciate per opere pubbliche da chi ci ha preceduto, come qualcuno incautamente sostiene. Questa Amministrazione in realtà – prosegue il sindaco si è trovata un conto di 3 milioni di euro da saldare per sentenze di condanna relative a cause giudiziarie datate nel tempo rispetto alle quali non era stato effettuato alcun prudenziale accantonamento».