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Osimo, Renato Frontini racconta il long covid: «Vorrei tornare in terapia intensiva per spronare chi sta combattendo»

L'ex presidente della Confcommercio Osimo oggi racconta la sua esperienza di malattia, iniziata a febbraio scorso, e il cammino di riabilitazione, lungo quasi un anno

OSIMO – Solo ora Renato Frontini può dirsi fuori dalla malattia. È passato quasi un anno da quando l’ex presidente della Confcommercio Osimo ha contratto il covid-19, che in pochi giorni l’aveva portato ad essere ricoverato all’ospedale di San Benedetto del Tronto. Frontini oggi racconta l’esperienza della malattia e sopratutto quella del cammino di riabilitazione, a causa di una forma leggera di long covid, lungo quasi un anno.

«Per me il 2021 è stato un anno difficile: il 16 febbraio scopro di essere positivo, come la maggior parte della mia famiglia, vengo ricoverato in ospedale e nel giro di pochi giorni finisco intubato in terapia intensiva – racconta Frontini -. Ricordo come fosse ieri il momento del risveglio davanti al personale sanitario vestito come se ci fosse stata un’esplosione nucleare. Sentire le loro voci e non sapere dove mi trovavo, senza neppure poterlo chiedere perché non potevo parlare, è stata una sensazione allucinante.

Renato Frontini

Il personale sanitario però mi ha subito tranquillizzato rassicurandomi che a casa stavano tutti bene e che mi sarei ripreso. Sono stati i miei angeli custodi, uomini e donne che nonostante le tante ore di lavoro continuavano a sorridermi e a dirmi parole di conforto anche se mi trovavo a letto completamente immobile».

Finalmente dopo alcuni giorni la dottoressa gli comunica che l’avrebbero estubato: «Mi sentivo felice, così avrei potuto parlare e ringraziarli a voce per tutto quello che avevano fatto per me, un lavoro silenzioso su cui da tempo si sono spenti i riflettori di giornali e tv. Appena riesco telefono a casa e con mia moglie Sandra ci sciogliamo in un pianto di gioia. Ero ritornato, ma sapevo già che la strada sarebbe stata lunga. Il giorno seguente chiamo le mie figlie, la luce dei miei occhi, sono contente, ma capisco subito che c’era qualcosa che non andava. Purtroppo mia madre non ce l’aveva fatta, mentre ero in coma il Covid se l’era portata via, forse se oggi sono qui lo devo anche a lei che mi avrà protetto come ha sempre fatto fin dal mio primo vagito».

I ringraziamenti

Tanti i ringraziamenti: «Un grazie sincero voglio rivolgerlo a chi mi ha aiutato a vincere il Covid, ai dottori e infermieri, alle Oss, alla mia famiglia che non ha mai perso la speranza, ai tanti amici e parenti che nelle ore più difficili non smettevano mai di chiamare a casa. Un abbraccio sincero va agli angeli invisibili, alle dottoresse Tiziana e Stefania, alle fisioterapiste Simona e Alessandra che mi hanno fatto fare i primi passi e a tutti gli infermieri. A loro tutti i Comuni dovrebbero intitolare una via. Un altro ringraziamento vorrei farlo a tutti quelli che con le loro preghiere e con le loro parole di conforto mi hanno dato in quei giorni la forza di vivere perché senza il loro aiuto non so se oggi sarei stato qui a raccontarvi cosa mi ha fatto il Covid. Purtroppo non posso farlo ma vorrei tanto trovarmi in terapia intensiva per spronare e tenere la mano a chi ora sta combattendo, come è accaduto a me, contro il virus. So che sono in buone mani, ma non dimentichiamoci di queste persone, di chi sta lottando a casa o è in quarantena. L’unica soluzione è vaccinarsi, facciamolo senza remore, il virus fa meno paura, ma la lotta continua, non priviamoci di un’arma che può aiutarci a sconfiggere il nemico anche se ancora ci vorrà del tempo».