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Nuova Banca Marche, si tratta per 270 esuberi

Al via domani a Roma la trattativa con i sindacati per gestire le eccedenze di personale, aperte tre procedure distinte per 359 esuberi tra Nuova Banca Marche, Nuova Carichieti e Nuova Banca Etruria. Roberto Nicastro: «Sulle good bank ancora 3-4 mesi di lavoro. Operazione salvezza da 4 miliardi, pensavamo sarebbe stato più semplice»

Il logo di Banca delle Marche

JESI – Si apre domani a Roma il tavolo negoziale per gestire gli esuberi di tre delle quattro banche ponte nate dalla risoluzione, prima della cessione ad Ubi di Nuova Banca Marche, Nuova CariChieti e Nuova Banca Etruria. Si tratta di un appuntamento importante con le rappresentanze sindacali per «creare le condizioni che favoriscano i prossimi processi di aggregazione», si legge nella lettera di avvio della procedura inviata nei giorni scorsi ai rappresentanti dei lavoratori di Nuova Banca Marche. Presenti al tavolo negoziale, domani, saranno il presidente delle tre good bank, Roberto Nicastro, vertici di Ubi Banca e le sigle sindacali Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca Uil, Unifin con le rispettive segreterie nazionali e i coordinatori delle diverse banche sui territori.

Le lettere di avvio procedura, consegnate in questi giorni, sono distinte e sono tre, firmate dai rispettivi amministratori delegati e indirizzate sia alle Rsu che alle segreterie nazionali di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca Uil, Unifin. Il negoziato sarà condotto banca per banca, ma nell’incontro di domani il presidente Roberto Nicastro dovrebbe illustrare a tutte le sigle l’evoluzione della situazione dei tre istituti. Sul tavolo negoziale ci sono 359 esuberi, di cui 270 sono in Marche, 69 in Chieti e 20 in Etruria e in parallelo ci sono anche, come spiegano le lettere, da definire misure di flessibilità della prestazione lavorativa e di miglioramento del cost/income. L’obiettivo dovrebbe essere chiudere entro aprile attraverso uscite volontarie e incentivate, con oneri di ristrutturazione a carico del Fondo di risoluzione che attualmente detiene la proprietà delle good bank e che ha già accantonato per questa voce 130 milioni di euro.

Roberto Nicastro, presidente di Nuova Banca Marche

Lo stesso Roberto Nicastro, intanto, ieri ha fatto sapere che sulle good bank «non abbiamo chiuso nulla», c’è stata «la firma di due contratti» uno con Ubi per Nuova Banca Marche, Etruria e CariChieti e l’altro con Bper per Cassa di Risparmio di Ferrara. «Abbiamo ancora autorizzazioni da ricevere, bilanci da chiudere» per cui «abbiamo ancora 3-4 mesi di lavoro intenso» e quindi «è presto per fare bilanci». Lo ha dichiarato intervenendo al convegno “La Brrd tra recepimento, applicazione e spunti di miglioramento” organizzato a Milano dall’Aiaf e da Cfa Society Italy. Nel suo intervento, Nicastro ha di fatto raccontato la complessa operazione di messa in sicurezza e vendita delle quattro good bank nate dalla risoluzione: «siamo partiti il 22 novembre 2015 con quattro banche che erano in situazione di commissariamento da un periodo più o meno lungo. Banche che, di fatto, nella fase di commissariamento, qualcuno aveva provato a cedere» senza successo. Banche che «avevano esaurito la benzina, in una situazione di liquidità estremamente difficile, con un cost income ratio che nel caso migliore andava al 90-95%, nel caso peggiore al 160-170% e circa 10 miliardi di sofferenze in quel momento conclamate a cui si aggiungevano 4 miliardi e mezzo circa di incagli. Banche che avevano in comune certamente il fatto di operare in un contesto economico di crisi strutturale, epocale delle medie e piccole imprese che erano il principale cliente e in un paese in cui ancora è difficile fare credito». Tutto accade, ha fatto presente Nicastro, «cinque settimane prima della entrata in vigore della normativa del bail in e in cui il rischio di effetto contagio preoccupava moltissimo, anche perché queste banche erano piccoli giganti locali». Una «tempistica ristretta» in cui è stato avviato il processo di cessione. Un’operazione che «è costata inizialmente 3,6 miliardi. Oggi non abbiamo stime precise, perché le avremo solo in seguito al completamento della cessione di Npl, ma supererà i 4 miliardi nel suo complesso. Un costo importante che va confrontato con quelle che erano le alternative disponibili» che comprendevano anche «incognite, vasi di Pandora attraverso i quali è sempre meglio non passare». In definitiva «pensavamo che sarebbe stato un po’ più semplice ma la quantità di difficoltà a cui abbiamo dovuto fare fronte è stata molto elevata e speriamo fra qualche mese di concludere».