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Ancona

Nasce il Coordinamento Cardeto Libero

I soggetti firmatari si schierano in difesa dell'ex caserma Stamura e dicono: «No alla variante per la realizzazione dell’albergo. La legge sul federalismo demaniale culturale permette al Comune di acquisire lo stabile dallo Stato a titolo gratuito»

Coordinamento Cardeto Libero (Da sin: Cristian Ridolfi (M5S), Giacomo Belvederesi (ORA), Gabriela Solustri (A2O) e Pier Francesco Berardinelli (A2O)

ANCONA – Nasce il Coordinamento Cardeto Libero, composto da associazioni e forze politiche preoccupate per l’intenzione, manifestata dal Comune, di realizzare un albergo nell’ex caserma Stamura. I soggetti firmatari sono: A2O – Altra Ancona Ora, Italia Nostra, C.S.A. Asilo Politico, O.R.A. – Organizzazione Ragazzi per Ancona, Portonovo per Tutti, Comitato Mezzavalle libera, Spazio Comune Heval, Partito Comunista Italiano, Possibile, Gruppo consiliare SEL – Ancona Bene Comune, Laboratorio Sociale, Sinistra Italiana, Movimento 5 Stelle.

Ex caserma Stamura (Foto: Marche Beni Culturali)

Il Coordinamento chiede all’Amministrazione di stoppare ogni procedura volta alla deliberazione della variante per la realizzazione dell’albergo e mette a disposizione le sue competenze per la predisposizione di un piano alternativo di recupero della zona. Presto partirà una raccolta firme, parallela a quella portata avanti dal Comitato Stamura, costituitosi nei mesi scorsi per scongiurare la costruzione dell’albergo. E già la prossima settimana, il coordinamento informerà la cittadinanza posizionando dei banchetti nelle piazze centrali della città.

«L’operazione economica di acquisto e costruzione dell’albergo – dichiara Pier Francesco Berardinelli (A2O), portavoce del Coordinamento – si aggira attorno ai 10-12 milioni di euro e quindi è insostenibile. La legge sul federalismo demaniale culturale invece permette al Comune di acquisire lo stabile dallo Stato a titolo gratuito. Con le destinazioni d’uso inerenti la struttura dell’ex caserma attualmente inserite nel Prg del Comune è già possibile da domani mattina riqualificare il luogo e riaprire al pubblico la zona. Per farlo non serve nessuna variante del Prg ad uso e consumo del privato, ma basterebbe una procedura aperta e partecipata in città per la sistemazione e il rilancio del luogo. Non servono soldi facili e subito, ma idee e impegno per la ricerca di finanziamenti. La vicenda dell’ex colonia Mutilatini a Portonovo dimostra che si può fare. Questa è la strada che secondo noi deve intraprendere il Comune».

Francesco Rubini, capogruppo Sel – Ancona Bene Comune

Il Demanio ha ceduto alla Imvimit Sgr (società partecipata interamente dal Ministero del Tesoro) la zona dell’ex convento–caserma e l’Amministrazione ha firmato un protocollo d’intesa per la valorizzazione dell’area. Per il neo coordinamento, permettere allo Stato di vendere a un privato l’ex caserma Stamura per realizzare un albergo «significa non solo mettere le premesse per una progressiva urbanizzazione dell’area naturale del Cardeto, ma anche operare un trasferimento dell’attuale proprietà pubblica ad una privata con conseguente sottrazione alla collettività di un bene comune. La realizzazione dell’albergo, oltre a deturpare la natura dei luoghi, comporterebbe un evidente aumento del traffico nell’area circostante e, anche nel caso che la strada interna al parco non fosse aperta alle auto, determinerebbe, per servire la struttura alberghiera, la realizzazione di un maxi parcheggio in via San Pietro in pieno centro storico».

Anche per il consigliere Francesco Rubini (Sel – Ancona Bene Comune), «l’operazione economica è insostenibile e il rischio tra qualche anno è di trovarci nuovamente davanti a un’altra incompiuta». Previsto un evento di sensibilizzazione a maggio durante la fiera di San Ciriaco, ma prima il 16 marzo, Italia Nostra organizzerà un incontro pubblico con il Coordinamento e l’archeologa Stefania Sebastiani (alle 17 nel teatrino della chiesa dei SS. Cosma e Damiano). «Basta interventi spot – dichiara Gabrio Orlandi, vicepresidente Italia Nostra – serve un piano strategico partecipato che tenga conto dell’insieme degli edifici all’interno del parco».

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