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Mascherine e guanti abbandonati, Legambiente: «Con l’emergenza sanitaria si rischia l’emergenza ambientale»

L'associazione lancia un appello al buon senso dei cittadini. E poi si rivolge ai sindaci, chiedendo di non usare ipoclorito di sodio e limitare la sanificazione degli ambienti esterni a luoghi dove sia strettamente necessario e in aree circoscritte

Guanti e mascherine abbandonati sul ciglio della strada (Foto: Legambiente Marche)

ANCONA – Mascherine e guanti gettati a terra. In questo periodo segnato dall’emergenza coronavirus è piuttosto frequente trovare per strada, sui marciapiedi, nei parcheggi dei supermercati, vicino alle farmacie, questi nuovi rifiuti. Per Legambiente Marche si tratta di «comportamenti incivili e inaccettabili».

L’associazione lancia un appello al buon senso dei cittadini in quanto si tratta di rifiuti pericolosi per l’ambiente e la salute. «Parliamo di dispositivi realizzati in fibre di polipropilene o poliestere, cioè plastica, oppure in lattice, in nitrile, Pvc e in altri materiali sintetici. Guanti e mascherine, situati a bordo delle strade o presso cespugli e aiuole, alla prima pioggia rischiano di finire nei reticoli idrografici superficiali o tombinati per poi arrivare direttamente in mare, danneggiando così in modo irreversibile il nostro ecosistema – spiega Marco Ciarulli, direttore di Legambiente Marche -. Si tratta di dispositivi potenzialmente contaminati che rappresentano un rischio sanitario per chiunque, anche inavvertitamente, vi entri a contatto (pensiamo ad esempio agli operatori ecologici). Quindi ci appelliamo a tutti i cittadini affinché adottino comportamenti responsabili e gettino questi rifiuti nell’indifferenziato, dopo averli accuratamente sigillati in appositi sacchetti dedicati».

Marco Ciarulli, direttore Legambiente Marche

Dott. Ciarulli, negli ultimi giorni avete ricevuto numerose segnalazioni di cittadini circa l’abbandono di guanti e mascherine. Il fenomeno riguarda tutta la regione o alcune città in particolare?
«Questo fenomeno lo riscontriamo un po’ dappertutto, anche a livello nazionale».

La situazione comincia a farsi preoccupante?
«Dobbiamo evitare che un’emergenza gravissima come questa pandemia nel futuro porti altre emergenze, più piccole se vogliamo ma molto importanti per la salute del pianeta. È stato dimostrato quanto l’abbandono di plastiche monouso sia deteriorante per la salute degli esseri viventi».

Che cosa si può fare per sensibilizzare la cittadinanza al corretto conferimento dei dispositivi di protezione contro il Covid-19?
«Bisogna mettere i cittadini nelle condizioni di poter fare la propria parte e rispettare l’ambiente. A volte si verifica l’abbandono di questi materiali perché non ci sono contenitori di prossimità, altre volte sono pochi. Essendo oggetti leggeri possono anche volare via, poi ci sono persone distratte e quelle a cui non interessa. È chiaro che tutti dobbiamo fare la nostra parte: noi come cittadini, chi ha un’attività e la politica. Siamo di fronte ad un’emergenza e nei luoghi dove si possono creare file – come supermercati, poste, farmacie – è necessaria maggiore attenzione da parte di chi ha un’attività economica e da parte di chi amministra per poter permettere al cittadino di conferire facilmente guanti e mascherine. Un po’ come è avvenuto con i portacenere, oggi ce ne sono molti di più rispetto al passato. Il nostro mare e la terra sono già pieni di plastica. Pensiamo a quanti guanti possiamo consumare, rischiamo di peggiorare la situazione».

Mascherina gettata per terra

Inoltre, in vista della graduale ripresa delle attività, Legambiente si appella ai sindaci chiedendo di non fare usare ipoclorito di sodio, di limitare la sanificazione degli ambienti esterni solo laddove strettamente necessario e in aree circoscritte, procedendo con operazioni di pulizia di utilità scientificamente provata.

«Non diciamo che la sanificazione sia sbagliata ma che andrebbe limitata, magari ad aree circoscritte – afferma Ciarulli -. Ci sono delle linee guida dell’Istituto Superiore della Sanità e dell’Ispra che andrebbero seguite. È dimostrato e accertato che un abuso delle sostanze per sanificare, contenenti cloro e sodio, danneggia l’ambiente circostante. Il rischio è di affinare una pratica che costa soldi per sanificare luoghi che magari non ne hanno bisogno, danneggiando invece l’ambiente».

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Dott. Ciarulli, Legambiente Marche quali consigli può dare ai cittadini? Che cosa è bene che tengano a mente?
«Teniamo a mente che sicuramente ce la faremo ad uscire da questa situazione. Ricordiamoci sempre che avere cura dell’ambiente significa avere cura di noi stessi».

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