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Unicef: nelle Marche 1 bambino su 5 è povero, cresce l’homeschooling

Nella Giornata per i Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza, il presidente regionale Unicef fa il punto sulla condizione di bambini e adolescenti ai tempi della pandemia

ANCONA – Un bambino su 5 è in condizioni di povertà nelle Marche e si vede precluso l’accesso ai servizi dedicati all’infanzia. È la fotografia scattata dal presidente regionale dell’Unicef Italo Tanoni in occasione della “Giornata per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza”, che si celebra il 20 novembre. L’indice di povertà infantile nelle Marche tocca il 23,3% e risulta dell’1,3% superiore rispetto alla media nazionale che si ferma a quota 22%.  

Un valore che «è cresciuto molto», spiega il presidente Unicef, e che riflette «un calo di attenzione da parte delle famiglie riguardo l’istruzione pubblica, dove il tasso di abbandono delle scuole dell’obbligo in favore dell’istruzione parentale è preoccupante».

L’educazione parentale o homeschooling, che vede i genitori farsi carico dell’istruzione dei propri figli, se prima dell’avvento della pandemia rappresentava per lo più una nicchia con circa 1.300 studenti di primaria e secondaria in questa modalità fino all’inizio del 2020, dopo l’arrivo del virus «è in forte aumento» e sono cresciute le famiglie che per il timore del contagio vi hanno fatto ricorso.

Da evidenziare che con il lockdown l’istruzione parentale è per certi versi divenuta obbligatoria, lasciando in capo ai genitori il processo formativo dei propri figli. Anche se si tratta di una modalità prevista dalla legge, l’Unicef lancia l’allarme, accendendo i riflettori sia sulla didattica integrata a distanza (dad) che sulla homeschooling.

Bambini e dad

Queste modalità formative «portano bambini e ragazzi alla disaffezione nei confronti della formazione scolastica. La scuola pubblica – prosegue Tanoni – deve sensibilizzare le famiglie all’importanza della formazione scolastica, mentre le amministrazioni locali dovrebbero rendere più accessibili e implementare i servizi all’infanzia dove avviene quel processo di socializzazione fondamentale per lo sviluppo dei bambini». Invece nelle Marche «solo il 18,8% dei bambini ha accesso ai servizi per l’infanzia, un numero troppo esiguo» lamenta Tanoni. 

I costi spesso troppo onerosi di nidi, servizi educativi post scuola, mense, istruzione a tempo pieno e trasporti scolastici, sbarrano l’accesso a quei bambini che si trovano in condizioni di povertà, penalizzandone il processo di sviluppo. Nelle Marche l’Unicef da tempo chiede alle amministrazioni locali maggiore attenzione al mondo dell’infanzia e dell’adolescenza, con la realizzazione di servizi sul territorio: come parchi gioco, aree verdi, nidi e servizi post scuola gratuiti.

Tra i progetti avviati nelle Marche c’è quello delle “Città amiche dei bambini” iniziato nel 2019 dopo un’intesa con la Regione Marche, e concretizzato nello stanziamento di 25mila euro e l’adesione di 19 comuni del territorio (Fano e Porto Sant’Elpidio, capofila, e Ancona, Pesaro, Senigallia, Santa Maria Nuova, Civitanova Marche, Corinaldo, Monte Marciano, Ripatransone, Macerata, Recanati, Chiaravalle, Gradara, San Costanzo, Porto San Giorgio, Fermo, Sant’Elpidio a Mare e Monte Urano).

Un progetto che però poi «si è arenato perché è mancata la ferma volontà di portare a termine il percorso avviato» che oggi l’Unicef chiede alla nuova giunta regionale di tornare ad attivare. «I segnali sulla condizione dell’infanzia sono preoccupanti sia sul piano locale e nazionale, che su quello europeo – spiega Tanoni – : la pandemia ha portato ad un importante innalzamento dei livelli di stress e disagio nei bambini e negli adolescenti, dove le limitazioni alla socializzazione con il gruppo dei pari, fondamentale per un corretto sviluppo, si ripercuoteranno sul lungo periodo. Ci aspettano momenti difficili – prosegue – perché l’ansia e l’insicurezza legate al timore del contagio avranno un impatto pesante».

Secondo Tanoni ci sarà anche un incremento dell’obesità infantile, mentre «il processo di socializzazione a cui sono state tarpate le ali, causerà problemi al processo di crescita». Insomma i diritti dell’infanzia, nonostante tante battaglie, non sono ancora garantiti e con la pandemia questo emerge ancora più chiaramente: «Dobbiamo sperare che i decisori politici cambino indirizzo e che attuino finalmente delle politiche adeguate al mondo infantile e a quello dell’adolescenza: c’è ancora tanta strada da fare» conclude il presidente Unicef.

Oggi in occasione della “Giornata per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza”, nelle Marche i monumenti dei capoluoghi di provincia si  illuminano di blu, il colore dell’Unicef: ad Ancona a risplendere sono il Palazzo delle Marche e il municipio. Al blu si aggiunge quest’anno anche il verde simbolo della speranza di uscire presto dalla pandemia, il colore chiesto dall’Anci con cui è stata stretta una intesa. 

Inoltre sempre questa mattina sulla piattaforma Google Meet gli studenti di alcune scuole marchigiane si collegano con Virginia Barchiesi, la volontaria Unicef, attivista dei diritti dei bambini e studentessa 18enne di Jesi, insignita dal capo dello Stato Sergio Mattarella del titolo di Alfiere della Repubblica nell’aprile 2020. La giovane, prossima a un ulteriore riconoscimento che le verrà consegnato dalla presidente del Senato Casellati, risponde alle domande e alle curiosità degli alunni sulla Convenzione Onu sui Diritti dell’infanzia, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989.