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Marche, tamponi rapidi: ok all’accordo con i medici. Magi: «Pensiamo di arrivare al 60% di adesioni»

Il segretario regionale della Federazione italiana Medici di Medicina Generale spiega che in settimana partiranno i primi test antigenici rapidi. «Ogni medico potrà eseguire dai 20 ai 40 tamponi al giorno»

Tamponi (Foto di Vesna Harni da Pixabay)

ANCONA – «Entro la settimana l’accordo sarà operativo». Così il segretario regionale della Fimmg, Federazione italiana Medici di Medicina Generale, Massimo Magi dopo l’intesa raggiunta con l’assessore alla Sanità della Regione Marche Filippo Saltamartini per l’esecuzione dei tamponi antigenici rapidi.

Grazie all’accordo con l’associazione, i medici potranno sottoporre al test rapido, che dà una risposta sulla eventuale positività al Covid-19, in circa 20 minuti, gli asintomatici, i contatti e sospetti contatti, oltre alle persone che devono sottoporsi al test in uscita dalla quarantena eseguiti per dichiarare la guarigione.
Nelle Marche sono 1.212 i medici di famiglia, organizzati in 53 equipe territoriali. «Ogni medico potrà eseguire dai 20 ai 40 tamponi al giorno – spiega Magi -, su appuntamento e previo triage telefonico, con accesso contingentato». Il presidente Fimmg spiega che i medici, che aderiranno volontariamente allo screening potranno scegliere fra due modalità: fare i test negli studi medici o in strutture esterne messe a disposizione dai Comuni, chiaro che questa ultima opzione richiederà un po’ più di tempo per partire

«C’è stata ampia disponibilità di tutti i rappresentanti sindacali e questo è un segno di grande maturità – ha detto l’assessore regionale alla Sanità, Filippo Saltamartini – poiché i medici di famiglia sono il vero front-office della Medicina territoriale, pagando un prezzo altissimo anche in vite umane. A tutti i medici di medicina generale deve essere riconosciuto il merito dell’impegno e della grande professionalità che tutti esprimono, pensando, evidentemente, ad un rafforzamento di tutta la medicina di prevenzione».

La soglia minima per garantire una adeguata copertura dello screening nella popolazione è il 40% spiega Magi, anche se «pensiamo di arrivare al 60%». Un accordo che non si esaurisce nella sola parte diagnostica, afferma, ma che rientra in un ambito più ampio che si concretizzerà nel potenziamento della medicina territoriale per la possibilità di «seguire i pazienti a domicilio con device di primo livello».
Tra le apparecchiature in dotazione dei medici di medicina generale ci sarà anche il pulsiossimetro, un’apparecchiatura medica che permette di misurare la quantità di ossigeno nel sangue e la frequenza cardiaca, in maniera non invasiva, oltre ad una App, “Studio Medico 3.0”, che consente un primo monitoraggio del paziente da remoto.

«Stiamo creando una rete di sentinelle» spiega Magi, nel precisare che l’accordo, stilato a livello nazionale oltre che con la Regione che ha mostrato una «particolare attenzione» a riguardo, rappresenta «una iniezione per la medicina generale che sarà così più proattiva tecnologica, puntando su personale, itc e digitale».