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Marche e siti geologici, alcuni itinerari consigliati da Andrea Dignani

«La nostra è una regione fortunata», sottolinea il geologo. Alcuni luoghi da non perdere fra le province di Pesaro-Urbino e di Ascoli

Le sorgenti calde di Acquasanta Terme

JESI – Andare per siti geologici, nelle Marche, si può. «La nostra è una regione fortunata – riferisce il geologo Andrea Dignani -. In essa sono rappresentati ambienti geologici degli ultimi 200 milioni di anni. Una gita per monti e valli, dalle nostre parti, assicura un viaggio nel tempo davvero interessante».

«Cominciamo dalla provincia di Pesaro Urbino – illustra Dignani -. Qui a fare da padrone sono i Sassi Simone e Simoncello. Si tratta di due massi tabulari posti tra i bacini dei fiumi Marecchia e Foglia, in prossimità di Monte Carpegna. Dal punto di vista geologico sono formati da calcareniti (roccia detritica formata da granuli di calcare) della formazione di San Marino e di Monte Fumaiolo, appartenenti alla cosiddetta Coltre della Valmarecchia, la cui genesi è di grande interesse scientifico e rende unica quest’area. La posizione e la caratteristica di quel blocco di roccia calcarea non potevano passare inosservati a quei signori che ambivano al dominio delle terre o all’espansione dei propri possedimenti. Così nel 1565 Cosimo I decise che per difendere Firenze era necessario costruire una città fortezza sulla sommità del Sasso. D’altronde l’area era un nodo strategico per il Granducato. Gli architetti Giovanni Camerini e Simone Genga si occuparono della realizzazione. Per almeno un secolo il Sasso di Simone svolse questa funzione di città fortezza, ma le avverse condizioni naturali impedirono il completamento del progetto e così nel XVII secolo la ‘Città del Sole‘ (così doveva chiamarsi la struttura voluta da Cosimo I) venne abbondonata. Oggi è visitabile e le uniche testimonianze di quel periodo sono racchiuse in una strada lastricata e in alcuni ruderi».

Ci si sposta quindi più a sud. «In provincia di Ancona, raccomandabile è una visita a Montelago di Sassoferrato. Questa è una località dove storia, scienza e leggenda si fondono e si integrano, rendendo questa zona una vera fonte di informazioni sulle origini geologiche e storiche del nostro territorio. Montelago deve la sua notorietà, in primo luogo, al Monte della Strega, probabilmente un importante villaggio dei Celti sopravvissuti alla famosa battaglia di Sentinum contro i Romani (295 a.C.). Il toponimo Montelago nasce da una memoria storica: infatti, compare per la prima volta in alcuni documenti del XIII-XIV secolo e successivamente è chiaramente segnalato nella cartografia del Catasto Gregoriano (1813-1867), ripresa poi dalle cartografie dell’Istituto Geografico Militare. Si tratta di un piccolo lago, formatosi poco a monte dell’abitato oltre 12 mila anni fa, all’inizio dell’Olocene, a causa di uno sbarramento per frana. Si estinse tra il 1000 e il 1300 d.C. Qui il Comune di Sassoferrato sta predisponendo un progetto di geoturismo».

Montelago

Si scende ancora. «Andiamo a Fermo. Qui Torre di Palme, fra i borghi più belli d’Italia, merita una visita. Ma non solo. La cittadina sorge dominante su un crinale caratterizzato da lembi di superfici degradanti verso il mare incisi da una serie di corsi d’acqua disposti a ventaglio. L’intera area costiera che si estende dal Monte Conero alla foce del fiume Tronto è caratterizzata da questa morfologia dolce. Si tratta di depositi marini argillosi di circa 1.2 milioni di anni fa (Pleistocene inferiore), ricoperti da sabbie e ghiaie litorali più recenti (Pleistocene medio), a loro volta ricoperti da ghiaie continentali di circa 0.5 milioni di anni fa. Sono proprio questi ultimi depositi ghiaiosi a determinare la morfologia dell’area. Appartengono a delta fluviali quando l’area era al di sotto del livello marino circa 500 mila anni fa».

Tocca quindi alla provincia di Macerata, in località Pian Perduto. «Un toponimo – evidenzia sempre Dignani – dovuto a un fatto storico. Tra Visso e Norcia, già dal XII secolo, non scorreva buon sangue. Castelluccio stessa nacque come presidio dei confini e dei pascoli di Norcia. I castellucciani avevano un ruolo preponderante nella lotta contro le pretese territoriali di Visso, soprattutto riguardanti la zona dell’attuale Pian Perduto (che nel 1276 apparteneva a Norcia) e godevano di terre, franchigie e privilegi comunali se mantenevano la residenza al Castello. Il Comune di Visso nel 1325 ampliò il proprio territorio, a scapito di quello di Norcia, con un acquisto nel piano del Quarto (antico nome del Pian Perduto). Tale acquisto abusivo, mai riconosciuto da Norcia, fu causa di interminabili e sanguinose lotte tra i due Comuni rivali. Le baruffe continuarono però sempre più aspre fino allo scontro finale del 20 luglio 1522 quando, nella “Battaglia di Pian Perduto” si affrontarono 6000 norcini e 600 vissani che, sebbene in inferiorità numerica, ebbero la meglio, dall’esito della battaglia deriva il nome di Pian Perduto che entrò nei territori di Visso. Oltre alla storia, Pian Perduto rappresenta un sito di interesse dal punto di vista geologico. Si tratta di una porzione dei cosiddetti “piani di Castelluccio”, una vasta depressione tettonica con fenomeni carsici tristemente famosa per la faglia del Vettore che ha generato il terremoto del 2016».

L’area di Castelluccio di Norcia

Infine, la provincia di Ascoli Piceno. «Imperdibili sono le sorgenti calde di Acquasanta Terme. Un luogo inaspettato, ricco di bellezze naturali pressoché nascoste e con un patrimonio geologico singolare per la regione marchigiana: è infatti caratterizzato dalla presenza di sorgenti calde mineralizzate che hanno prodotto nel tempo estesi depositi di travertino la cui lavorabilità lo rendevano un materiale di facile impiego, tanto da caratterizzare le costruzioni dell’intera zona. Le terme, con vasche naturali libere alimentate da acqua calda, sono note fin dall’antichità per le riconosciute proprietà curative. Già in epoca romana le terme erano praticate.  Nel 1200 nacque il Bagno dell’Acquasanta che utilizzava le acque calde e solfuree emergenti all’interno del vasto sistema ipogeo, le strutture termali nel tempo si accrebbero, assumendo un certo rilievo soprattutto a partire dall’800. Il successivo abbandono lasciò in completo degrado il complesso di grotte soprattutto a partire dagli ultimi decenni del secolo scorso. Acquasanta presenta anche interessanti fenomeni geologici legati al carsismo, esistono infatti complessi ipogei anche di grande estensione».

Il geologo Andrea Dignani