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Marche, Possibile attacca la gestione della sanità a firma Ceriscioli

«Gestione approssimativa e priva di una seria programmazione: il piano socio-sanitario è scaduto nel 2014 e, dopo 4 anni, non c’è alcuna traccia del nuovo»

sanità, medicina, dottori

ANCONA – Sulla delega alla sanità conferita quattro giorni fa a Federico Talé al posto del dimissionario Fabrizio Volpini interviene il gruppo regionale di Possibile. Con un attacco alla gestione Ceriscioli della sanità ritenuta quantomeno approssimativa.

La gestione della sanità nella regione Marche appare sempre più approssimativa e priva di una seria programmazione per il futuro – si legge in una nota stampa – Il presidente Ceriscioli, nonostante le molteplici le criticità esistenti che i cittadini e le cittadine vivono sulla loro pelle quotidianamente, tiene stretto l’assessorato alla Sanità. Eppure è lui stesso ad affermare di essere oberato di lavoro e di necessitare di un aiuto.

Aiuto che si sarebbe dovuto tradurre – secondo i rappresentanti di Possibile, ma anche secondo Busilacchi (Art.1-Mdp) – nella nomina di un assessore ad hoc, ma il governatore del Partito Democratico Luca Ceriscioli non è dello stesso avviso, scegliendo anzi di affidare le deleghe rimesse dal consigliere Volpini al consigliere Talè. Una persona priva delle competenze necessarie e che, beata la coerenza, nella primavera scorsa chiedeva a gran voce la nomina di un assessore!

Da qui il pensiero del gruppo regionale di Possibile che non vi sia una programmazione sanitaria vera e propria ma una gestione un po’ confusa, incentrata per lo più nella privatizzazione dei servizi pubblici. Nelle Marche si parla da tempo di un nuovo piano socio-sanitario regionale, ma l’ultimo risale al 2011 ed è già scaduto da 4 anni.

«È un documento fondamentale poiché contiene le linee di indirizzo per il futuro, ma dopo 4 anni non c’è alcuna traccia del nuovo. Come si possono compiere scelte politiche per il benessere dei cittadini e delle cittadine se da 8 anni non se ne ascoltano i problemi? C’è bisogno, ora più che mai, di lottare a difesa del sistema sanitario affinché sia pubblico e di qualità, nel rispetto della Costituzione».