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Marche, pillola abortiva: fuoco aperto fra opposizione e maggioranza

Scintille fra Pd e Lega dopo il Consiglio regionale nel quale la Giunta ha respinto la mozione dei dem che chiedeva l'applicazione delle linee guida ministeriali che hanno esteso l'impiego della Ru486 anche nei consultori

Consiglio regionale (immagine di repertorio)

ANCONA – È di nuovo scontro acceso nelle Marche sulla pillola abortiva Ru486. La bocciatura di ieri in Consiglio regionale della mozione a firma Pd – Rinasci Marche per l’applicazione delle linee guida ministeriali che prevedono l’impiego del farmaco per l’interruzione volontaria di gravidanza anche nei consultori collegati agli ospedali, i dem vanno all’attacco della maggioranza in difesa del diritto delle donne di scegliere l’aborto. Volano stracci tra Pd e Lega.

Mario Morgoni
Mario Morgoni, deputato Pd

Il deputato del Pd Mario Morgoni entra a gamba tesa nel dibattito parlando di «destra al governo delle Marche» che «inizia ad esibire in modo inquietante il suo volto becero e reazionario». Secondo il dem, «la decisione di non rispettare le linee guida del ministero della Salute che consentono di praticare l’aborto farmacologico nei consultori, rivela in modo chiaro la volontà di ostacolare con ogni strumento la possibilità di attuare una scelta prevista da una legge dello Stato, una legge degna di un paese civile suffragata da un referendum popolare, che cancellando un odioso reato e consentendo alle donne di fare scelte consapevoli ha prodotto una drastica riduzione del numero degli aborti stessi e una quasi totale cancellazione della piaga degli aborti clandestini».

Secondo Morgoni il mancato recepimento delle linee guida ministeriali causa «ulteriori sofferenze alle donne che già patiscono per un evento che lascia comunque ferite nell’animo umano», inoltre aggiunge che oltre «all’affronto alle donne e al loro diritto di decidere della propria vita» il mondo femminile viene concepito «come contenitore, utile solo per dare figli alla patria». Po parla di «affronto ai marchigiani, alla loro intelligenza, alla loro cultura e alla loro storia. Come cittadino marchigiano e uomo delle istituzioni provo vergogna e imbarazzo per una giunta regionale» che «agisce come un tribunale dell’inquisizione e va contrastata con ogni mezzo democratico per evitare l’abbrutimento della società marchigiana».

Il deputato dem addita «la lotta contro l’aborto usata ai fini del ripopolamento di un Paese che vive una crisi demografica, l’agitazione del tema della sostituzione etnica come se fosse una strategia definita e finalizzata a cancellare il nostro Paese. Bastano le immagini di questi giorni degli immigrati bloccati ai confini dell’Europa nella neve, senza cibo, né acqua per provare ribrezzo per queste dichiarazioni». Il riferimento è alle parole pronunciate ieri dal capogruppo di Fratelli d’Italia Carlo Ciccioli che aveva dichiarato che in nome della denatalità non si può rischiare di andare verso una sostituzione etnica con gli immigrati.

Alessia Morani, sottosegretario Mise 

Il sottosegretario al Mise Alessia Morani (Pd) parla di maggioranza «folle» e di «Medioevo dei diritti». «La maggioranza di destra della Regione Marche nega il diritto alla interruzione volontaria di gravidanza per evitare la sostituzione etnica. A me sembrano dichiarazioni folli. Folli davvero» scrive in un post su Facebook, dove afferma che si tratta di «posizioni assurde. La destra nega i diritti delle donne. Non possiamo che stigmatizzare e contrastare questa furia ideologica che vuole riportare le Marche al Medioevo dei diritti».

Riccardo Augusto Marchetti, commissario regionale Lega

Il commissario regionale della Lega Riccardo Augusto Marchetti ribadisce la posizione del partito, sottolineando «stiamo portando avanti una politica a favore della vita che non significa essere contrari all’aborto: intendiamo sostenere le donne affinché l’interruzione volontaria di gravidanza sia una scelta consapevole e non obbligata da ragioni di natura economica», inoltre annuncia che la Regione è al lavoro per stanziare dei fondi a sostegno della natalità.

Secondo Marchetti la questione sollevata in Aula ieri dai consiglieri del Pd «è pretestuosa perché il Consiglio regionale non ha competenza per intervenire in materia, essendoci già una legge dello Stato, la 194, che regola l’aborto. Se il Pd, che è al governo nazionale, voleva che la Ru486 fosse somministrata anche nei consultori avrebbe dovuto fare una legge e la Regione Marche, come le altre, l’avrebbe recepita. Le linee guida del ministero della Salute non modificano le norme esistenti».

“L’aborto – prosegue – è una questione etica e ogni posizione va rispettata, quello che noi evidenziamo, proprio perché rispettiamo le donne e vogliamo tutelarne la salute, è la necessità di un controllo medico di almeno 24 ore, successivo all’assunzione della pillola abortiva».

Poi rimarca che il partito sta lavorando per «dare risposte alle tante partite Iva che stanno chiudendo, agli esercenti e agli imprenditori afflitti dalla crisi scatenata dalla pandemia, ai lavoratori che non hanno ancora ricevuto la cassa integrazione» e che nel contempo prosegue l’impegno a tutela del mondo femminile nel quale la Lega «è da sempre impegnata e che ha visto il partito promotore del codice rosso», la legge contro la violenza.

La posizione dell’Udc – Popolari Marche

Sulla questione interviene anche il gruppo Udc Popolari Marche che in una nota stampa plaude alla «compattezza della maggioranza che ha respinto in blocco l’applicazione della direttiva ministeriale in quanto contraddice la 194: questa legge infatti prescrive che l’aborto debba essere fatto in ospedale e l’aborto chimico della Ru486 non è una semplice pillola del giorno dopo, ma una vera interruzione di gravidanza avviata e quindi, come l’aborto chirurgico, deve essere fatto in ospedale».

Secondo il gruppo in questo modo è stato messo un paletto a difesa di «una prerogativa dell’autonomia regionale nel rispetto della gerarchia delle fonti giuridiche. Troppe volte l’attuale governo cerca la scorciatoia dell’atto amministrativo saltando il parlamento – si legge nella nota- , come sta facendo con i decreti ministeriali nella gestione dell’emergenza sanitaria Covid19».

Poi l’accento si posa sulla tutela della salute della donna «dato che la Ru486 comporta rischi seri e per questo necessita un ricovero ospedaliero che meglio garantisce contro eventuali emorragie, infezioni o altre conseguenze negative».