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Marcello Panni torna a Jesi: «Dove arriva la musica di Pergolesi arriva la verità»

Origini marchigiane, il direttore d'orchestra e compositore romano ha eseguito in città molte opere del grande compositore, dal 1983 al 1997. Instancabile promotore della musica d'oggi, è tornato per il debutto del 28enne compositore siciliano Salvatore Passantino al Festival Pergolesi Spontini

Il M° Marcello Panni, compositore, direttore d'orchestra, Accademico di Santa Cecilia

A 80 anni compiuti lo scorso 24 gennaio, Marcello Panni è una di quelle persone che potrebbero raccontare per ore formidabili esperienze di vita, con persone altrettanto eccezionali. «Sono cresciuto in un ambiente in cui pittori, scrittori e musicisti si incontravano spesso; a casa nostra, a Roma, venivano a pranzo o a cena. Per esempio mi ricordo Igor Stravinskij che fece i suoi 80 anni da noi, c’erano Guttuso, Moravia, Arbasino, De Chirico, Petrassi, Eugene Berman, Nino Rota», ha raccontato recentemente ai microfoni di Radio 3 Rai.

E poi c’era l’amicizia con Franca Valeri («con lei passavamo il pomeriggio a suonare gli spartiti e cantavamo, era una grande appassionata di musica»), quella con il filosofo Giorgio Agamben, la frequentazione con Fellini, con Flaiano, Patroni Griffi, ma soprattutto c’erano fiori di compositori e di musicisti, tra cui lo stesso Igor Stravinskij («era il mio idolo giovanile, lo consideravo quasi mio nonno»), i suoi maestri e mentori Goffredo Petrassi e Manuel Rosenthal, i grandi del ‘900 tra cui Bruno Maderna, Luciano Berio, Morton Feldman, Philip Glass, e tanti altri le cui composizioni ha diretto – anche in prima esecuzione assoluta – in giro per i teatri del mondo e con le più grandi compagini orchestrali. Potrebbe raccontare per ore, il M° Panni, ma con lo stesso entusiasmo e dovizia di particolari saprebbe dire di quel giovane musicista di 28 anni che debutta al Teatro Pergolesi di Jesi, il siciliano Salvatore Passantino, sotto la bacchetta di un altro compositore dell’ultima generazione, Marco Attura, e di tanti altri autori che si stanno affacciando tra mille difficoltà e con grande passione nella scena musicale contemporanea.

Perché lui, il M° Marcello Panni, la musica d’oggi la coltiva fin dagli inizi della sua carriera. Anche se ha diretto, e molto, musica di tutti i tempi, anche barocca, come quella di Giovanni Battista Pergolesi, che poi è il motivo per cui è venuto a Jesi numerose altre volte, dal 1983 al 1997, dirigendo esecuzioni memorabili de Il Flaminio, Adriano in Siria, Il prigionier superbo con gli intermezzi La serva padrona, del Salve Regina, Confitebor e Missa Romana.

Origini marchigiane («mio nonno era di Ancona»), il M° Marcello Panni dalla fine degli anni ’60 ad oggi esercita le carriere parallele di compositore e di direttore d’orchestra, ed è inoltre instancabile organizzatore musicale che ha saputo dare alla musica del XX e del XXI secolo, anche in anni recenti, spazi ed opportunità in cartelloni di prestigio, dall’Accademia Filarmonica Romana al Festival Nuova Consonanza, alla programmazione dell’Orchestra Sinfonica siciliana.

M° Panni, un onore per me intervistarla! Come mai questo ritorno a Jesi?
«Sono tornato perché in Sicilia ho conosciuto il compositore Salvatore Passantino, un giovane talento, siamo amici. Gli ho commissionato alcune opere quando ero direttore artistico dell’Orchestra Sinfonica Siciliana, e al Teatro Pergolesi di Jesi ora vengo a vedere, da spettatore, il debutto della sua nuova partitura Rispondimi bellezza (con Neri Marcorè per il XX Festival Pergolesi Spontini, ndr), mi fa un gran piacere gli sia stata commissionata dalla direzione del Festival. Per Jesi, poi, ho un affetto particolare, i miei antenati vengono da questa zona, in questa città ho anche carissimi amici come Enzo Beccaceci che scriverà uno studio sulla mia esecuzione di Hyperion di Bruno Maderna, lo spettacolo su testo di Friedrich Hölderlin e voce di Carmelo Bene di cui diressi la ‘prima’ assoluta nel 1980».

E poi c’è il legame con Giovanni Battista Pergolesi, di cui ha eseguito qui molte opere, in allestimenti memorabili tra cui il Flaminio con la regia di Roberto De Simone, lei dirigeva l’Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli ed una giovanissima Daniela Dessì al debutto nel ruolo titolo. Le tre opere di Pergolesi da lei eseguite a Jesi sono state registrate appunto sul nostro palcoscenico, le possiamo ancora ascoltare in cd.
«Già, quel Flaminio…. era il 1983, il musicologo Francesco Degrada ci invitò a Jesi per replicare il successo dell’opera andata da poco in scena al Teatro San Carlo. Degrada promosse a Jesi una settimana di musiche pergolesiane, in collaborazione con il Teatro e il Comune di Jesi, diressi anche nel 1986 un concerto di musiche di Pergolesi e Bach nella chiesa Cattedrale per inaugurare le celebrazioni pergolesiane, e poi ancora nello stesso anno sempre in Cattedrale la Missa Romana, il Confitebor e il Salve Regina con Orchestra e Coro della Rai e due strepitose artiste, Cecilia Gasdia e Bernadette Manca di Nissa. Sempre nel 1986 ho diretto l’Adriano in Siria, nel 1991 La serva padrona con la regia di Roberto De Simone, e infine nel 1997 per la Stagione Lirica del Teatro Pergolesi ho diretto il Prigionier superbo di Pergolesi con gli intermezzi della Serva padrona, su regia di Ugo Gregoretti»

Un ricordo di quegli anni ‘jesini’.
«La musica di Pergolesi per me fu una vera scoperta. La mia indagine nacque dal Pulcinella di Stravinskij, nel 1982, di cui si dice che fosse ispirata a musiche di Pergolesi, in verità Stravinskij non sapeva che molti temi che lo ispirarono non erano tutti del compositore jesino. Comunque così mi sono avvicinato a Pergolesi. Allora feci un’indagine sul Flaminio, me ne innamorai, mi dedicai alla revisione di quest’opera su incarico della Biennale di Venezia; la fortunata combinazione fu l’amicizia con Roberto De Simone che convinsi ad occuparsi della regia. Dopo Venezia l’opera andò a Napoli, e fu un grandissimo successo. Poi la mettemmo in scena a Jesi, e ancora dopo a Napoli, ogni volta era un tutto esaurito. I costumi di Odette Nicoletti erano meravigliosi, e poi c’era – tra gli altri interpreti – una giovanissima Daniela Dessì in un ruolo en travestì, era un talento straordinario e dopo Jesi ha avuto giustamente una grandissima carriera».

L’opera “Il Flaminio” di Giovanni Battista Pergolesi, con la direzione di Marcello Panni e la regia di Roberto De Simone, nella raffinatissima edizione del Teatro San Carlo, in scena al Teatro Pergolesi di Jesi il 12 novembre 1983 in occasione dell’Opera Omnia Festival G.B. Pergolesi, con l’Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli, interpreti Daniela Dessì (Flaminio), Elena Zilio (Giustina), Gennaro Sica (Polidoro), Fiorella Pediconi (Agata), Michele Farruggia (Ferdinando)

Perché la musica di Giovanni Battista Pergolesi conquista ancora oggi? «Per me la musica di Pergolesi ha, allo stesso tempo, una semplicità ed una profondità eccezionale. Rousseau diceva che dove arriva Pergolesi arriva la verità, perché tra la parola e l’espressione musicale c’è una simbiosi straordinaria che si ritrova poi in Rossini, e in Mozart ovviamente. Se Pergolesi avesse vissuto un altro po’ avrebbe fatto da maestro a Mozart che si ispirò ad altri compositori italiani. C’è un collegamento diretto secondo me tra Pergolesi e Mozart, forse spirituale o astrale. Solo Mozart è riuscito a eguagliare questa corrispondenza totale tra parola e musica».

Tornando alla musica contemporanea, perché in Italia si esegue poco? Nei teatri e nelle sale da concerto i brani del ‘900 sono davvero una rarità, ancora meno le nuove commissioni a compositori dei nostri giorni.
«… non lo chieda a me ma agli organizzatori… io dove ho potuto ho sempre eseguito musica contemporanea, all’Orchestra Sinfonica Siciliana ho diretto non solo Salvatore Passantino ma almeno 10 prime esecuzioni assolute, ho fatto un concerto tutto dedicato a Sciarrino, ho diretto Nono, anche Stockhausen, spesso andando contro il parere dell’amministrazione che diceva ‘ah non verrà nessuno’ ed invece il pubblico è sempre venuto. Gli spettatori mi hanno spesso ringraziato, ‘abbiamo scoperto qualcosa di nuovo’, mi dicevano a fine concerto… Certo non si può pretendere che tali programmi piacciano a tutti, ma anche Wagner non piace a tutti, e forse neanche Pergolesi… Ma dimenticare la musica contemporanea è una vergogna. Chi fa programmazione teatrale nella maggior parte dei casi va sul conosciuto, non c’è coraggio, si pensa che il pubblico in Italia venga solo a vedere le solite cose, Verdi …Puccini… che pure ai loro tempi erano amati e seguiti dagli spettatori proprio perché erano attuali».

Forse nel nostro paese c’è un problema di educazione alla musica?
«No, c’è solo un problema di educazione di direttori musicali e dei direttori artistici e di organizzatori teatrali. Il pubblico segue quello che gli si presenta come è successo con me a Palermo, dove il pubblico è aumentato del 25-30% facendo una programmazione che, secondo gli amministratori locali, era ‘audacissima’, tanto è vero che mi hanno subito mandato via, sono stato solo due anni fino al 2019… Nessuno si capacita che il pubblico non sia scemo… Io sono convinto che ci sia da parte degli spettatori una grande curiosità, è sempre stato così, l’opera lirica stessa nasce come opera contemporanea. Comunque fuori dall’Italia la musica di oggi non è così trascurata, anzi al contrario….ogni teatro, specialmente in Germania, ha in repertorio una o più opere contemporanee. Il pubblico va dove c’è un bello spettacolo. Bisogna programmare e rischiare, non si può solo guardare al botteghino. Ma certo per rischiare bisogna conoscere…

A cosa sta lavorando ora?
«Il 15 ottobre dirigerò a Bologna, all’Oratorio di San Filippo Neri, Hanjo, una mia opera opera da camera per voci e ensemble ispirata ad un testo di Yukio Mishima. E poi a breve a Roma un progetto per il festival “Nuova Consonanza con miei brani di nuova composizione».

Marcello Panni, nato a Roma nel 1940, compie gli studi di pianoforte, composizione e direzione d’orchestra nella sua città, diplomandosi al Conservatorio di Santa Cecilia. Si perfeziona in seguito nella composizione all’Accademia di Santa Cecilia con Goffredo Petrassi e in direzione d’orchestra nella classe di Manuel Rosenthal al Conservatorio Nazionale Superiore di Parigi. Debutta come direttore nel 1969 alla Biennale di Venezia con un concerto dedicato a musiche di Petrassi. Da allora, Panni porta avanti le carriere parallele di compositore e di direttore d’orchestra.

Dalla fine degli anni ’70  è ospite regolare delle principali istituzioni musicali italiane e dei più importanti teatri lirici internazionali, quali l’Opéra di Parigi, il Metropolitan di New York, il Bolshoi di Mosca, la Staatsoper di Vienna, la Deutsche Oper, il Covent Garden,  il Liceu di Barcelona. Oltre alle più note opere di repertorio, Panni ha diretto la prima esecuzione assoluta di opere moderne  importanti come  Neither di Morton Feldman all’Opera di Roma (1976), Cristallo di Rocca di Silvano Bussotti alla Scala di Milano (1983), Civil Wars di Philip Glass all’Opera di Roma (1984) e Patto di Sangue di Matteo d’Amico al Maggio Musicale Fiorentino (2009) 
Panni, oltre  a numerosa musica vocale, sinfonica e da camera, ha composto diverse opere liriche: Hanjo per il Maggio Musicale Fiorentino (1994); Il Giudizio di Paride, per l’Opera di Bonn (1996), The Banquet (Talking about Love), libretto di Kenneth Koch, per l’Opera di Brema (1998) e ripresa più volte in Italia. Nell’aprile 2005 ha presentato al Teatro San Carlo di Napoli l’opera in due atti Garibaldi en Sicile sulla spedizione dei Mille raccontata da Alessandro Dumas, libretto di Kenneth Koch.