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Mangialardi e il post di Salvini e Le Pen a testa in giù: infuria la polemica nelle Marche

Il capogruppo in Consiglio regionale ha postato su Instagram una foto del leader nazionale della Lega e di Marie Le Pen (candidata alla guida dell'Eliseo, sconfitta da Macron) a testa in giù. I vertici del partito salviniano attaccano. Marchetti chiede le dimissioni

ANCONA – Salvini e Le Pen a testa in giù. Scoppia la polemica politica nelle Marche. Il capogruppo in Consiglio regionale del pd Maurizio Mangialardi ha postato su Instagram una storia nella quale appare una foto rovesciata di Matteo Salvini e Marine Le Pen la candidata alla guida dell’Eliseo sconfitta da Macron.

Un post che ha suscitato la reazione del leader della Lega Matteo Salvini che sulla sua pagina Facebook commenta: «Consigliere regionale del Pd delle Marche (signor Mangialardi) pacifista e solidale, che posta su Instagram me e Marine a testa in giù, e magari oggi sarà in piazza con la bandiera della pace…Buona festa della Liberazione da guerra, violenza e cretini». Il commissario regionale della Lega Riccardo Augusto Marchetti chiede le dimissioni del dem. 

«Il Partito Democratico prenda le distanza da un gesto che infanga la pace e fomenta odio», afferma Marchetti che aggiunge: «Il capogruppo del Pd marchigiano Maurizio Mangialardi ha sfilato baldanzoso per le strade di Perugia e Assisi in nome della pace, ma a distanza di qualche ora sui suoi canali social ha pubblicato una foto di Matteo Salvini e Marine Le Pen a testa in giù -prosegue – si tratta dell’ennesimo atto di incoerenza che testimonia quanto Mangialardi sia l’emblema di una sinistra ipocrita e meschina. È vergognoso che si invochi la pace ma si continui ad alimentare odio, auspico che il Partito Democratico non solo prenda le distanze, ma che assuma anche i provvedimenti adeguati contro chi, nella Regione Marche, è il primo rappresentante del partito, nonché candidato governatore alle scorse elezioni regionali. In un momento in cui l’Europa si trova stretta nella morsa di una guerra che sta dilaniando un popolo – incalza Marchetti – tutta la politica dovrebbe dimostrare solidarietà e rispetto, accantonando sterili polemiche di cattivo gusto. Mangialardi si è reso protagonista di una pagina imbarazzante e vergognosa della politica – conclude – dimostri almeno di avere un minimo di buonsenso: chieda scusa e si dimetta».

Mangialardi, che ha rappresentato la Regione Marche alla Marcia straordinaria per la pace Perugia-Assisi dal canto suo afferma: «Non ho alcuna intenzione di prestarmi alla polemica di un Matteo Salvini che, in confusione politica per l’irreversibile tracollo di consenso personale, cerca di strumentalizzare un mio post per guadagnare qualche ora di celebrità».

Il post di Matteo Salvini

«Solo la lettura fuorviante del leader della Lega e dei suoi epigoni locali poteva interpretare in modo così distorto il significato di un post che voleva solamente sottolineare l’importanza storica della vittoria di Emmanuel Macron alle elezioni presidenziali francesi – spiega -. Qualche giorno fa, infatti, in un talk show serale, proprio Salvini aveva parlato della grande opportunità che avrebbe rappresentato un eventuale successo di Marine Le Pen per “ribaltare” gli equilibri in Europa. L’affermazione di Macron, invece, ha letteralmente “ribaltato” Marine Le Pen e le speranze dello stesso Salvini. Da qui il significato del mio post. Ogni altra interpretazione è totalmente lontana dal mio sentire».

«So bene – conclude Mangialardi – come Salvini e i leghisti marchigiani, i quali non hanno mai disdegnato i voti delle formazioni dell’estrema destra, vivano con grande disagio la Festa della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, visto che non hanno mai fatto mistero di non riconoscersi nei valori della Resistenza e della Costituzione. Con l’odierna boutade non hanno fatto altro che confermarlo, cercando di inquinare questa giornata con una polemica che non ha nessun fondamento. In ogni caso confermo a Salvini che oggi pomeriggio sarò in piazza con tante altre persone e con la bandiera della pace. E gli garantisco anche che nessuno di noi indosserà una maglietta con l’effigie di Putin. Quella la lasciamo volentieri a lui e ai leghisti».