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Maccioni (AV3): «La sanità pubblica non ha fatto distinzioni e ha dato servizi in questa emergenza»

Il direttore dell'Area Vasta 3 è stato intervistato dal candidato sindaco del Pd di Macerata Narciso Ricotta e ha parlato della gestione della pandemia sul territorio

MACERATA – Dal tanto discusso Covid-Center di Civitanova fino al nuovo ospedale unico a La Pieve passando per le case di riposo, le Rsa e la riorganizzazione degli ospedali in questa Fase 2. Alessandro Maccioni, direttore dell’Area Vasta 3 è stato intervistato ieri dal candidato sindaco del Pd di Macerata Narciso Ricotta durante il consueto appuntamento dell’assessore dem del capoluogo.

Il direttore dell’Area Vasta 3 Alessandro Maccioni

Dopo aver ripercorso le fasi iniziali dell’emergenza con la riconversione, «da un giorno all’altro», dell’ospedale di Camerino e poi di quello di Civitanova e con la possibilità che si era paventata di rendere ospedale Covid anche quello del capoluogo – cosa che poi non è avvenuta data la realizzazione di 30 posti letto nell’ex palazzina di Malattie Infettive – Maccioni ha parlato della grande solidarietà arrivata in questi tre mesi di pandemia. «Sono rimasto sin da subito colpito e voglio sottolineare che queste donazioni ci hanno permesso di avere delle attrezzature tecnologiche e all’avanguardia che saranno impiegate negli ospedali. Voglio ricordare inoltre che ogni anno abbiamo un importo stabilito per gli investimenti nelle strutture sanitarie di circa 5 milioni di euro. Grazie ai bellissimi gesti che sono arrivati possiamo “liberare” quel milione di strumentazione che abbiamo ricevuto per spenderli anticipando gli investimenti del 2021».

Il direttore Maccioni ha poi affrontato l’annoso tema dei tamponi. «Rimane in alcuni casi la difficoltà di reperire i tamponi e di poterli esaminare ma nel frattempo sono arrivati i test sierologici che ho deciso di fare a tutti i dipendenti della mia Area Vasta – ha spiegato -. Abbiamo fatto 1800 tamponi e abbiamo trovato positivi 59 sanitari con una percentuale del 3,46%. Poi abbiamo proceduto con 1700 test sierologici sempre ai dipendenti; di questi 200 sono stati fatti ai medici di medicina generale, ai pediatri e ai medici di continuità assistenziale. 180 test sono poi stati fatti alle forze dell’ordine e sono risultati positivi due casi. Questo programma continuerà perché credo sia importante mappare la situazione».

I tamponi sono stati effettuati anche nelle case di riposo e nelle rsa dove la provincia ha contato un quarto dei propri morti. «A tutte le strutture dell’Area Vasta 3 abbiamo fatto 2775 tamponi di cui positivi 250 con una incidenza sul totale del 9% sul totale» ha detto il diretto che poi ha affrontato la questione della gestione delle strutture per anziani distinguendo tra Rsa (gestire dell’Asur) e case di riposo (gestite dai comuni che possono a loro volta affidarle a cooperative).

«Ci sono stati casi con dei problemi ma altri dove problemi non ce ne sono stati – ha sottolineato il direttore -. È sempre la gestione e la professionalità di chi ha in mano le strutture che fa la differenza. Non possiamo dire che sono tutti uguali perché c’è chi ha fatto meglio e chi ha fatto peggio; ho notato infatti una diversa modalità operativa nell’affrontare i problemi e questa differenza l’hanno fatta gli uomini».

Sulle Usca, le unità sanitarie di continuità assistenziale, il direttore Maccioni ha parlato di un «lavoro molto importante che ha reso forte il territorio e, di conseguenza, l’ospedale. Mi auguro infatti che continuino anche dopo il Covid-19». Come riparte invece l’ospedale in questa Fase 2? «Ovviamente la cautela deve essere la parola d’ordine – ha detto Maccioni -. Stiamo attuando un programma di ripresa, in base a una delibera della Regione Marche, che prevede il controllo della temperatura all’ingresso dei nosocomi e l’utilizzo di braccialetti colorati per chi deve entrare in ospedale per delle terapie di modo che gli operatori sanitari sanno perché quella persona è lì. E poi ci stiamo attrezzando per garantire la distanza di un metro da un letto a un altro e per posizionare i dispenser con gel igienizzanti in varie postazioni oltre ai cartelli informativi. È importante però che ci sia la collaborazione di tutti; del personale ospedaliero come dei cittadini perché non si va all’ospedale semplicemente per fare un giro».

E su una ipotetica recrudescenza del virus Maccioni ha sottolineato «l’importanza del Covid-Center di Civitanova nonostante tutte le polemiche che ci sono state. Abbiamo a disposizione 84 posti letto di terapia intensiva e semi intensiva e con questi raggiungiamo l’obiettivo fissato dal 2006 dal piano pandemico nazionale – ha spiegato il direttore dell’Area Vasta 3 -. Con questo intuito il presidente Ceriscioli ha saputo dare alla Regione una struttura moderna, attrezzata, di ultima generazione; una valvola di sfogo molto importante in caso di ritorno del virus. Si tratta infatti di una azione di prevenzione. Un po’ come quando si acquista una ambulanza; noi speriamo che non debba mai servire ma non possiamo non averne una pronta per partire; ecco, con il Covid-Center è la stessa cosa. Sulle tempistiche che si sono allungate è perché quando si collaudano attrezzi che salvano la vita non possiamo essere superficiali».

Maccioni ha poi parlato del futuro e in particolare dell’ospedale provinciale a La Pieve a Macerata. «Stiamo andando avanti verso questo importante progetto ed è importante sottolineare che finché non c’è il nuovo non lasceremo abbandonato il vecchio – ha detto il direttore -. All’ospedale di Macerata, come negli altri nosocomi della provincia, abbiamo continuato sempre a fare degli investimenti importantissimi; lo abbiamo stravolto. Quello de La Pieve sarà un ospedale con circa 550 posti letto, con un elevato numero di camere da un posto, con spazi ampi per il pronto soccorso, per la radiologia e per la terapia intensiva e con spazi che potranno essere implementati in caso di necessità. Un ospedale inoltre moderno – che costerà quindi meno per la gestione dei servizi – e che farà “viaggiare” personale e ospiti e pazienti in percorsi diversi. Saranno poi presenti ampi parcheggi e l’elisuperficie».

Maccioni, affidandosi a un’ultima riflessione, ha stigmatizzato le tante polemiche che si sono state in questi mesi. «A parlare ci vuole poco ma fare i fatti e prendersi le responsabilità è un’altra cosa – ha evidenziato -. Abbiamo visto immagini devastanti del nostro Paese ma qui nessuna vittima è stata arrotolata in sacchi bianchi, caricata sui muletti e buttata nelle fosse comuni come accaduto in molti altri stati. Nonostante le risorse fossero scarse la sanità pubblica ha saputo rispondere dando servizi importanti a tutti senza fare distinzioni di reddito».