Lezione di legalità con Pietro Grasso

«Abbiamo bisogno di giovani che spingano gli adulti verso il rispetto della legalità. I giovani riescono a fare quello che gli anziani non fanno a causa della loro rassegnazione cinica». Così il presidente del Senato Pietro Grasso, ex procuratore nazionale antimafia, questa mattina a Serra San Quirico di fronte ad vasta platea di studenti in occasione della Rassegna Nazionale di Teatro della Scuola»

SERRA SAN QUIRICO – Serra san Quirico ha accolto con calore, questa mattina, il presidente del Senato Pietro Grasso, in un Teatro Palestra gremito da 250 studenti e insegnanti giunti da varie regioni per la 35/a Rassegna Nazionale di Teatro della Scuola, la più grande kermesse di teatro educazione in Italia. Una giornata all’insegna della legalità, un tema sul quale i ragazzi hanno lavorato a lungo nelle loro classi, fino a portare in scena nel palcoscenico del Teatro Palestra una serie di spettacoli liberamente tratti dal libro “Liberi tutti. Lettera a un ragazzo che non vuole morire di mafia”. Ovvero, il libro scritto da Pietro Grasso per raccontare alle giovani generazioni la sua esperienza da “giudice in prima linea” nella sua regione, una Sicilia bellissima ma scenario di “fatti agghiaccianti e sanguinosissimi”.

L’ex procuratore nazionale antimafia ha accettato con grande entusiasmo l’invito dell’ATGTP ad assistere alle performance dei ragazzi dell’Istituto Superiore Careri di Oppido Mamertina, dell’I.C. Don Milani Scuola Don Zeno Saltini di Oreno di Vimercate, del Liceo Scientifico Da Vinci di Jesi e dell’Istituto Comprensivo Ristori di Napoli; un invito – ha detto «che mi consente di continuare attraverso il teatro il dialogo che ho cercato attraverso il libro con le giovani generazioni. In un mondo che va veloce il Teatro impone la riflessione. Ce lo hanno insegnato i Greci, il Teatro educa la società e ad una visione della politica che cerca il bene della comunità. Il Teatro come rappresentazione di fatti e storie diventa un patrimonio collettivo – ha aggiunto – per questo ho fortemente voluto che nel Senato fosse dedicata una giornata al Teatro».

«Il contatto con i giovani – ha detto il Presidente Grasso – ha caratterizzato tutta la mia vita, sia da Procuratore che da Presidente del Senato. Abbiamo bisogno di giovani che spingano gli adulti verso il rispetto della legalità. I giovani riescono a fare quello che gli anziani non fanno a causa della loro rassegnazione cinica. Spesso, di fronte a un’ingiustizia, i ‘grandi’ lasciano perdere per quieto vivere, e allora, se vedete tentennamenti, siete voi che dovete convincerli. Occorre contrastare con determinazione ogni più piccola illegalità perché è lì che si insinua la mafia. Sono convinto che il cambiamento e il futuro non possono che essere rappresentati dai nostri ragazzi. Abbiamo l’impegno di far si che loro siano non spettatori ma autori del loro avvenire. Il cambiamento richiede sacrifici e senso del dovere che deve essere il faro che guida la nostra vita. Per trasferire ai giovani la voglia di cambiare servono esempi, sia nella famiglia che nella scuola, che sappiano promuovere i valori fondamentali della legalità, della pace, della libertà e della democrazia».

 

Nel pubblico, presenze importanti tra cui il presidente del Consiglio Regionale delle Marche, Antonio Mastrovincenzo, l’onorevole Emanuele Lodolini, il prefetto di Ancona Antonio D’Acunto, il Questore di Ancona Oreste Capocasa , il Colonnello Stefano Caporossi comandante provinciale dei Carabinieri di Ancona, il sindaco di Serra San Quirico Tommaso Borri.

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Emozionati ma curiosi, al termine degli spettacoli i ragazzi hanno posto tante domande al presidente del Senato. «Perché ha scelto il mestiere del giudice?» ha chiesto un ragazzino. «Vivevo in Sicilia, erano tempi di omicidi efferati, tempi di sindacalisti uccisi come Placido Rizzotto; da adolescente vedevo tanta violenza e non capivo perché in Italia qualcuno dicesse che la mafia non esisteva. Per noi era un fatto pressoché quotidiano. Un giorno vidi la prima pagina dell’Ora, il giornale locale. C’era un uomo assassinato in una pozza di sangue, su di lui china una donna disperata ed un uomo; chiesi a mio padre chi fosse quest’ultimo, e lui mi rispose che si trattava del magistrato che sulla scena del crimine raccoglie tutti gli elementi utili per trovare l’autore del crimine. In quel momento decisi che volevo fare anche io il magistrato». Una ragazzina 15 enne, napoletanaa, ha chiesto al presidente Grasso: «quando finirà la mafia?”. «Un  boss – ha risposto l’ex procuratore antimafia – mi disse che non finirà finché le persone trovano nella mafia quelle risposte che non trovano nello Stato. Io la peso come Falcone: la mafia è un fatto umano, quindi destinata a finire. Ma occorre l’impegno di tutti, istituzioni, cittadini e soprattutto dei giovani».

A margine dell’incontro, Pietro Grasso, parlando con i giornalisti, ha affrontato il tema del post terremoto: «Alcuni passi in avanti sono stati fatti, abbiamo visto tante case che sono state consegnate. Certo, non hanno risolto completamente il problema. Io so che il Governo sta lavorando. Ci vuole un po’ di fiducia per ottenere ciò che la gente si aspetta, cioè – ha concluso il presidente – ritornare nelle loro case. Non sarà, lo sapevamo, una cosa di breve durata».

Di grande eco sulla stampa nazionale le sue dichiarazioni sul ddl sulla legittima Difesa, oggetto oggi di grande polemiche: «Diciamo meno male che c’è il Senato, se dobbiamo intervenire su questo tema. Staremo a vedere le proposte di ulteriori modifiche», ha detto. E sul caso di presunte collusioni tra trafficanti e Ong impegnate nel salvataggio dei migranti, si è detto «orgoglioso che l’Italia riesca a salvare tante persone».