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Lavoro stagionale, Varotti di Confcommercio: «Quella dei bassi salari una favola, perché lavorare coi sostegni?»

Il direttore pesarese risponde ai sindacati: «Non si trovano addetti, anche i 50enne rifiutano 1200 euro al mese. Ristori e redditi incidono»

Un cuoco

PESARO – Da una parte i ristoratori e gli operatori del turismo che cercano personale, dall’altra gli stagionali che parlano di condizioni di paghe da fame.

Dopo una manifestazione in piazza in cui i lavoratori hanno sottolineato i turni infiniti e proposte indecenti da 2 euro l’ora, sono intervenuti anche gli operatori. Il presidente degli albergatori di Gabicce ha evidenziato come gli stagionali preferiscano altre forme di sostentamento come il reddito di cittadinanza e di avere difficoltà a reperire personale.
Un botta e risposta in cui si sono inseriti i sindacati citando i contratti di lavoro, unico modo per abbattere l’irregolarità che, secondo le sigle, nel comparto arriverebbe al 70%.

Amerigo Varotti, direttore Confcommercio

L’argomento è caldo e il direttore Confcommercio Amerigo Varotti si inserisce con alcune riflessioni. «Non è un problema solo nostro – dice -. In tutta Italia si registra in questi giorni un grido d’allarme circa la difficoltà per le imprese della ristorazione e del turismo di trovare personale. La FIPE al 1° giugno denuncia l’assenza di 150.000 lavoratori solo nel settore della ristorazione. Nella nostra provincia da Gabicce Mare (con l’intervento di Angelo Serra presidente dell’Associazione Albergatori e di Confcommercio) a Pesaro, da Fano a Mondavio, a Cagli , tanti imprenditori ci hanno segnalato la mancanza di personale prevalentemente stagionale.

E non si parla solo di personale qualificato (cuochi, aiuto cuochi, pizzaioli, camerieri) ma anche di lavapiatti, addetti alle pulizie o alle camere. C’è una difficoltà di reperirlo nonostante l’applicazione dei salari previsti dal Contratto collettivo nazionale di lavoro sottoscritto da Confcommercio con i sindacati. Quindi le polemiche non servono. La realtà è che non si trova personale. La favola dei bassi salari proposti è, appunto, una favola. La stragrande maggioranza delle imprese del turismo e della ristorazione applica e propone i salari (e quindi i costi) previsti dal Contratto di lavoro sottoscritto da noi con i sindacati».

Varotti parla di «eccezioni con l’applicazione di contratti farlocchi con condizioni di vero sfruttamento. Questi andrebbero perseguiti e contestati dalle Autorità competenti (anche perché, oltretutto, fanno concorrenza sleale). Ma non facciamo di ogni erba un fascio. La stragrande maggioranza delle imprese è in regola.
E c’è anche chi si aspetta – pur non avendo alcuna esperienza e capacità professionale  – somme al di sopra di ogni ragionevole e contrattuale possibilità. E oggi forse non c’è il bisogno ed è più semplice e meno faticoso chiedere i soldi a mamma e papà. Abbiamo segnalazioni di persone over 50 che rifiutano di fare gli addetti alle pulizie a 1200 euro netti al mese».

Varotti chiude individuando le cause. «Tra queste sicuramente c’è anche la volontà di non rinunciare ad alcuni sostegni previsti dalla normativa vigente per prendere un po’ di più ma lavorando duramente. Penso al reddito di cittadinanza, ai bonus del decreto sostegni. Il primo assegnava ai lavoratori stagionali del turismo un contributo una tantum di 2400 euro; il sostegni bis un contributo di 1600 euro per i lavoratori stagionali del settore turismo. Quindi perché devo “fare la stagione“?».