Mercato del Lavoro, Ceriscioli: «Primi per miglioramento del tasso di disoccupazione»

Il presidente della Regione Marche commenta gli ultimi dati Istat, dai quali emerge che rispetto al 2017 il numero degli inoccupati è sceso nelle Marche. Il livello di disoccupazione è diminuito di 2,5 punti a fronte di un media nazionale di 0,6 punti

Lavoro

ANCONA – «La Regione Marche prima per miglioramento del tasso di disoccupazione rispetto alle altre regioni italiane». Il presidente regionale Luca Ceriscioli commenta così gli ultimi dati Istat 2018 relativi al mercato del lavoro (media annuale).

Dal report emerge che il tasso medio di occupazione nel 2018 (15-64 anni di età) nelle Marche è stato pari al 64,7%. La provincia che registra il maggior numero di occupati è quella di Fermo con il 66,7%, seguita da Ancona, 65,4%, Macerata, 65%, Pesaro Urbino, 64,8% e Ascoli Piceno, 60,5% (Istat).

Esprime soddisfazione Ceriscioli: «Un risultato importante che certifica un 2018 in ripresa per quello che è per noi il settore di priorità assoluta: il mercato del lavoro. Siamo primi per un importante indicatore – dichiara – . Rispetto al 2017 la Regione Marche è, infatti, prima per miglioramento del tasso di disoccupazione, sceso di 2,5 punti a fronte di un media nazionale di 0,6 punti. Conquistiamo così tre posizioni nella classifica delle regioni italiane».

Un segno tangibile di ripresa del sistema produttivo, spiega il presidente, «frutto dell’impegno di tutti: delle imprese, dei sindacati, della Regione che, con i suoi bandi, ha favorito gli inserimenti lavorativi e lo sviluppo delle aziende. Dobbiamo continuare così perché riteniamo che sia importantissimo dare a ognuno la possibilità di esprimere le sue qualità professionali in un posto di lavoro».

Per quanto riguarda il tasso di disoccupazione, le Marche si confermano meglio di Piemonte, Liguria, Umbria e Lazio.

Luca Ceriscioli

Tra le province marchigiane, sempre sulla disoccupazione, ottimo recupero per Ascoli che si classifica seconda in Italia, con una diminuzione di 5 punti, rispetto al 2017. Tra le azioni messe in campo per il rilancio del Piceno, i progetti finanziati con il bando FSC (fondo sviluppo e coesione) che ha generato una occupazione aggiuntiva pari a 110 nuove unità tra tempo indeterminato e  tempo pieno. Nel 2019, invece, si stima che i bandi nazionali e regionali, relativi all’accordo di programma per l’Area di crisi complessa del Piceno, potranno incrementare i livelli occupazionali di 200 posti di lavoro stabili.

«Anche i 30mila occupati in più nell’area del cratere ci danno ulteriore forza per affrontare la fase della ricostruzione dopo il sisma che ha colpito gran parte della nostra regione» sottolinea Ceriscioli. Dall’indagine svolta dall’Osservatorio del mercato del lavoro della Regione Marche emerge infatti che dal 2016 ad oggi nell’area del cratere gli occupati sono aumentati di oltre il 20%: nell’agosto del 2016, erano 134.321, oggi sono 164.256. Numeri che secondo Ceriscioli confermano il fatto che «le misure di politica attiva per il reinserimento nel mercato del lavoro messe in campo dalla giunta (tirocini, borse lavoro e soprattutto  incentivi alle assunzioni a favore delle imprese) stanno dando buoni risultati».

«Ultimo in ordine di tempo il bando da 21,7 milioni di euro di aiuti alle imprese e alle piccole attività che realizzano o hanno già realizzato, a partire dal 24 agosto 2016, investimenti produttivi e che hanno sede operativa nei Comuni del cratere. – spiega il presidente – Vogliamo continuare a creare condizioni favorevoli per chi vuole investire e rimanere a vivere nelle nostre aree interne. Tanti sono i bandi che per il 2019 abbiamo in cantiere e che saranno un elemento di propulsione per il sistema ed altri, per i quali i progetti presentati sono in corso di valutazione (filiere del made in Italy per le aree del sisma e imprese sociali)».

Ceriscioli annuncia per l’anno in corso l’uscita di bandi per le imprese che finanzieranno ricerca e piattaforme tecnologiche. «A livello nazionale il 2018 lascia un’eredità negativa sull’economia del 2019. Il dato Istat ha confermato quanto era nell’aria: l’Italia è precipitata in recessione dopo due trimestri consecutivi di contrazione dell’economia – conclude il governatore -. È grave e altamente preoccupante che dopo avere ripreso con fatica la strada della crescita, l’Italia rischi di ritrovarsi al punto di partenza. La recessione pone pesanti interrogativi sulle politiche messe in atto dal governo, al quale chiediamo di reagire immediatamente  per evitare che questo vento negativo si trasformi in tempesta».