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L’arte come mediatrice di dialogo

Il progetto Chromaesis attivato a Jesi è stato premiato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e finanziato con un importante contributo. «È una qualificante iniziativa per favorire l’integrazione»

Il murale a Jesi con via San Giuseppe sullo sfondo

JESI – Il progetto Chromaesis, nato per “esportare” i musei nei quartieri periferici, è stato riconosciuto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dipartimento Pari Opportunità, una qualificante iniziativa per favorire l’integrazione e come tale finanziato con un importante contributo.

«Questo – spiega l’amministrazione nell’annunciare il premio – permetterà di arricchire la seconda edizione del progetto, che partirà lunedì prossimo, in occasione della  “Settimana contro il razzismo”,con una serie di iniziative sempre nel quartiere San Giuseppe volte all’inclusione e all’accettazione dell’altro. Tra esse laboratori, workshop e video attraverso i quali dare continuità a quell’idea di musei e paesaggi culturali come motore di cittadinanza attiva che l’Amministrazione comunale ha promosso con il doppio intento di favorire da un lato la conoscenza da parte della cittadinanza della propria storia e del proprio patrimonio artistico e dall’altro l’integrazione della comunità multietnica e multiculturale del quartiere».

«In un periodo caratterizzato da un continuo movimento di migranti e rifugiati – si evidenzia nel progetto premiato dalla Presidenza del Consiglio – la città ha il compito primario di rispondere a delle nuove dinamiche sociali. E l’arte può diventare la prima mediatrice di dialogo per un confronto condiviso e partecipato, favorendo un vero contatto fra differenti persone all’interno della stessa città».

Il murale di via San Giuseppe, realizzato da Federico Zenobi,  apprezzato writer, disegnatore e tatuatore jesino, assieme agli amici Corrado Caimmi e Nicola Canarecci, è senza dubbio l’opera più rappresentativa di Chromaesis.