Ancona-Osimo

«L’area marina protetta è una grande occasione perduta»

Per il trentennale del Parco del Conero parla il neo presidente Stacchiotti: obiettivi per il 2017, progetti futuri, punti di forza e deboli del fiore all'occhiello della regione

Parco del Conero (Foto: Parco del Conero)

SIROLO – Il Parco del Conero, bellezza indiscutibile capace di ammaliare chiunque: gente del posto e turisti stranieri. Fiore all’occhiello della regione, rappresenta una risorsa fondamentale per le Marche. Che cosa fare allora per valorizzare ulteriormente questo bene prezioso? Lo abbiamo chiesto a Gilberto Stacchiotti, neo presidente del Parco del Conero. Già vicepresidente, Stacchiotti, un ambientalista, succede a Lanfranco Giacchetti, dimessosi recentemente.

Quali sono i suoi obiettivi per il  Parco del Conero?
«Agricoltura, biodiversità e cultura sono i tre pilastri su cui il Consiglio Direttivo ha impostato il programma per il 2017. L’obiettivo è far apprezzare e valorizzare le infinite eccellenze del territorio, lavorando insieme alle amministrazioni comunali e al mondo associativo. In questa fase abbiamo avviato l’iter per il riconoscimento del geoparco, occasione perché la comunità mondiale – in questo caso l’Unesco – sancisca lo straordinario valore del Conero a partire dalle sue ricchezze geologiche».

Quali azioni è necessario intraprendere nell’immediato? Quali in futuro?
«Il piano del parco del 2010 ha definito l’assetto del territorio ed anche le direttrici per uno sviluppo sostenibile. Ora i Comuni stanno procedendo all’adeguamento dei singoli Prg a questa visione strategica in modo da facilitarne l’applicazione. In futuro, bisognerà definire ulteriori politiche e strumenti per il consumo di suolo, risorsa preziosa e fragile la cui perdita rappresenta il danno più grave. Intanto, con la recente approvazione dei piani di gestione dei siti Natura2000 si aprono nuovi scenari nella conservazione del patrimonio ambientale e nel sostegno alle buone pratiche agricole; l’efficacia di tali azioni si misura attraverso specifici monitoraggi».

Che cosa bisognerebbe fare per valorizzare ulteriormente il Parco del Conero soprattutto dal punto di vista turistico?
«I benefici che il parco ha prodotto al tessuto economico di quest’area sono ormai noti. Per il turismo ci sono prospettive di crescita verso i settori culturali, sportivi e naturalistici ampliando la ridotta stagione balneare. Il 2017 è l’anno internazionale del turismo sostenibile e il fatto che il parco abbia  già ottenuto  una certificazione europea come la CETS significa aiutare il comparto ad essere maggiormente competitivo sul piano internazionale. E puntare alla qualità».

Gilberto Stacchiotti, presidente Parco del Conero
(Foto Parco del Conero)

Quali sono i punti di forza del Parco?
«Il parco è uno straordinario scrigno di eccellenze sotto tutti i punti di vista:  ambientali, storiche, culturali, archeologiche, paesaggistiche. In appena 6.000 ettari si possono scoprire una singolare ricchezza floristica, osservare i flussi migratori di rapaci, trovare forni neolitici ed incisioni rupestri, scoprire la civiltà dei Piceni. E poi gustare il rosso Conero ed altri prodotti agricoli di qualità, frequentare ambienti naturali di eccellenza, studiare siti geologici di rilievo mondiale, assaggiare il mosciolo (presidio SlowFood), scrutare il cielo stellato e passeggiare lungo spiagge meravigliose. Il Conero è davvero una meraviglia all’infinito che nel suo insieme esprime la bellezza quale fattore maggiormente attrattivo».

Quali sono i punti “deboli”?
«L’elemento più critico è senza dubbio la pressione edilizia che incide sul consumo di suolo. Poi la difficoltà di fare rete a causa di tradizioni campanilistiche ancora forti che rallentano processi condivisi anche rispetto al territorio circostante per un’offerta davvero integrata. Vanno in proposito segnalati i risultati incoraggianti conseguiti dall’associazione Riviera del Conero e Colli dell’Infinito. In tempi difficili l’esigenza di fare squadra su obiettivi comuni è la strategia vincente».

Che cosa ne pensa dell’area marina protetta?
«L’area marina protetta è al momento una grossa occasione perduta. È stata oggetto di campagna elettorale e questo ha impedito un dibattito sereno con gli amministratori e la popolazione. Il Ministero Ambiente ha svolto un prezioso ruolo di consulenza tecnico-scientifica cui però i sindaci della costa non hanno dato seguito. Per Ancona resta una chance irripetibile ed anche una promessa elettorale da mantenere».

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Ci sono questioni irrisolte come il passo del Lupo… Quale è il suo appello? «Rispetto le preoccupazioni sulla sicurezza del sindaco di Sirolo, ma al tempo stesso auspico una riapertura, magari temporanea e con garanzie condivise (con accompagnatori esperti e orari limitati). Potrebbe essere un bel segnale di attenzione a quanti quel percorso l’hanno praticato finché non è intervenuto il divieto, ovviamente con comportamenti idonei ai luoghi. E toglierebbe alibi a quanti continuano nonostante tutto a violare l’ordinanza».

Portonovo, la Torre dall’ alto (Foto Parco del Conero)

Da qualche tempo il parco del Conero è preso di mira dai vandali. Cosa fare? «Bellezza e legalità vanno di pari passo. Il rispetto delle regole e del territorio è una questione prima di tutto culturale. Occorrono maggiori controlli per evitare la percezione dell’impunità. E insieme la collaborazione di tutti nella consapevolezza che gli atti di vandalismo creano soprattutto un danno alla comunità: d’immagine, economico, alla sicurezza».

I danni provocati dai cinghiali sono una delle questioni più sentite dai cittadini.  La loro presenza è sotto controllo?
«La strategia con piani di gestione annuali è risultata efficace e oggi la situazione è sotto controllo: abbattimenti da selezione e trappolaggio insieme alla dissuasione da reti elettrificate hanno portato ad una significativa riduzione dei cinghiali e dei danni. Non risulta che in altre aree regionali la popolazione di questa specie sia stata ridotta in modo altrettanto efficace come al Conero dove si è passati dai picchi di oltre 600 esemplari del 2009 alle attuali presenze inferiori ai 200. C’è ancora da lavorare con continuità e impegno per ridurre ulteriormente la presenza di questo ungulato nel parco e non solo. Adesso appare sempre più evidente la necessità di una strategia “allargata” che rafforzi la positiva collaborazione della Provincia di Ancona, coinvolga l’area contigua attraverso una gestione specifica di questa zona cuscinetto ancora da istituire e attivi sinergie con i diversi soggetti coinvolti con particolare riferimento ai cacciatori. Insomma serve un orizzonte diverso per superare i nostri limiti geografici e culturali perché come noto i cinghiali non rispettano i confini degli umani».

Si parla di una possibile chiusura dell’ente parco per via della mancanza di fondi regionali…  Di quanto è il taglio delle risorse? Com’è la situazione?
«In tempi di crisi è giusto che ciascuno faccia la sua parte e il parco in questo contesto ritengo abbia avuto un percorso virtuoso. L’organismo di gestione è passato dai 25 membri del Consorzio agli attuali 5 componenti dell’Ente, di cui ora soltanto il presidente percepisce un’indennità. Si è intervenuti sulle spese di funzionamento e sull’ottimizzazione organizzativa. La stessa Regione Marche ha già operato tagli pesanti sul sistema delle aree protette: dai 4,3 milioni di euro del 2010 si è scesi ormai sotto la soglia delle spese incomprimibili.  Per l’anno 2017 il bilancio di previsione della Regione ha stanziato 1,3 milioni rinviando in sede di assestamento la decisione sugli stanziamenti definitivi. Ci rimettono gli investimenti e questo non è un buon segnale per la natura e il territorio».

Quest’anno è il trentennale del Parco, qualche iniziativa o evento in programma? «Sarà una festa per tutti. Un’occasione unica per il primo parco regionale delle Marche, insomma una bella opportunità per tracciare la storia di questa esperienza e riscoprire le straordinarie ricchezze di questo territorio. Una vetrina per mostrare il lavoro già fatto e guardare al futuro. Con ottimismo, naturalmente!».

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