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Il Lago di Pilato, guardiano misterioso del nostro ecosistema

Da secoli attrae migliaia di visitatori sulla vetta del Monte Vettore affascinati dalla magia delle sue acque e dal preistorico crostaceo che le abita. Scopriamo insieme quali sono i segreti che lo rendono tanto speciale

Primo bacino del Lago di Pilato visto giungendo da Foce (foto Mauro Luminari).

Magia, mistero, natura sono le prime parole che vengono in mente quando si nomina il lago di Pilato, uno specchio d’acqua all’interno Parco Nazionale dei Monti Sibillini situato a quota 1.941 metri sopra il livello del mare, l’unico lago naturale delle Marche e uno dei pochissimi laghi glaciali di tipo alpino presenti sull’Appennino. Il Lago di Pilato si è formato dallo sbarramento creato dai resti di una morena creatasi in epoca glaciale. Davvero suggestivo e affascinante il lago si trova sotto il Monte Vettore circondato dalle sue pareti impervie e verticali.

È raggiungibile esclusivamente a piedi tramite tre sentieri: Forca di Presta , Forca Viola nel versante umbro e da Foce nel versante marchigiano. I percorsi sono lunghi e faticosi, sconsigliati a passeggiatori inesperti privi della necessaria attrezzatura e preparazione, caratterizzati da svolte tortuose tra i boschi, radure rocciose, passaggi sulle creste e discese su ripide sassaiole e da paesaggi mozzafiato che attirano ogni anno migliaia di appassionati di trekking da tutta Europa. Quali sono i segreti che lo rendono così affascinante e misterioso?
Proviamo a scoprilo.

Illustrazione di Anotine De La Sale

Le leggende sul Lago di Pilato

Buona parte del fascino deriva sicuramente dalle leggende che nei secoli hanno raccontato il lago di Pilato come luogo misterioso, magico e demoniaco. Prende il nome da una credenza secondo la quale nelle sue acque sarebbe finito il corpo di Ponzio Pilato, giustiziato per ordine dell’imperatore Tito Vespasiano per non aver impedito la crocifissione di Gesù, caricato su un carro senza conducente trainato da due bufali, che da Roma lo trasportarono fino ai Monti Sibillini gettandosi infine nel lago scendendo dall’affilata cresta della Cima del Redentore, dove ancora sarebbero visibili le rotate del carro. La leggenda si arricchisce nel tempo e dal XIII secolo venne considerato un luogo visitato da streghe, alchimisti e negromanti, tanto che ne fu proibito l’accesso per un lungo periodo. Emblematica la vicenda del cavaliere Antoine de La Sale che per visitare il lago, nel 1420, fu obbligato a richiedere un salvacondotto alle autorità della città di Norcia: i trasgressori sorpresi nei pressi del lago senza autorizzazione potevano rischiare la vita. È sua la più celebre illustrazione: in cima a due montagne è raffigurato il Lago di Pilato e la Grotta della Sibilla, tanto famosa da ispirare il moderno logo del Parco dei Sibillini.

Chirocefalo Marchesoni (foto Luca G)

Il Chirocefalo Preistorico

Un altro motivo del fascino del lago riguarda il grande protagonista e suo unico abitante: il Chirocefalo Marchesoni, un piccolo crostaceo di colore rosso che misura 9-12 millimetri e nuota col ventre rivolto verso l’alto. Si tratta di un essere preistorico ancora in vita, una rarissima specie di piccolissimo gamberetto scoperto nel 1954 dal leggendario professore ed esploratore Vittorio Marchesoni, di cui porta il nome. Le sue uova riescono ad adattarsi alle variazioni del lago che negli anni più siccitosi può anche asciugarsi: allora formano cisti resistenti deposte nel fondo del bacino che si schiudono quando torna l’acqua, se non intervengono fattori diversi a perturbare il sedimento nel quale sono depositate. Mentre la vita dei chirocefali dura pochi mesi, le cisti si mantengono vitali anche all’asciutto per diversi anni. E’ importante sottolineare che il Chirocefalo è una specie in via di estinzione per il rischio legato ai cambiamenti climatici in corso, per la sua tutela quindi è assolutamente proibito avvicinarsi al lago tranne che da un apposito corridoio dove è permesso fotografarlo a distanza di sicurezza.

Lago di Pilato, guardiano silente dell’ecosistema

Il lago di Pilato è qualcosa di veramente importante, al di là delle leggende, per le migliaia di persone che continuano a visitarlo. Abbiamo chiesto al Centro Informazioni di Foce quali sono le domande più comuni dei visitatori prima di affrontare il sentiero: la preoccupazione più ricorrente è quella di trovarlo prosciugato, presagio di un cambiamento climatico ormai inevitabile che andrà a compromettere gli equilibri della biodiversità. Una preoccupazione che si trasforma in sollievo quando finalmente si raggiunge il lago e lo si trova in buona salute, con una considerevole quantità di acqua e i Chirocefali rossi ben visibili in superficie in posa per gli smartphones.

Forse il vero segreto del suo fascino alla fine è proprio questo: il Lago di Pilato è un guardiano silente del nostro ecosistema, testimone di quanto la natura sia magnifica e fragile, che ci esorta a non sottovalutare quanto impattante è il nostro moderno stile di vita. Un indicatore ecologico che può rassicurarci, che può dirci “tranquilli va tutto bene”. Almeno per ora.