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Jesi, l’opposizione incalza Bacci sull’ipotesi candidatura con la Lega

Samuele Animali attacca il sindaco: «Il "non di destra né di sinistra" serve per rimodulare di volta in volta gli obiettivi». Il Pd: «Ci sono problematiche serie in città, senza risposte adeguate, mentre si gioca al totocandidato»

Il sindaco Massimo Bacci

JESI – Massimo Bacci candidato governatore regionale con la Lega. È l’ipotesi che circola ormai da qualche giorno, al momento non smentita dal diretto interessato. Una decisione, qualora fosse confermata, che potrebbe scuotere la maggioranza civica a sostegno del Primo Cittadino. L’opposizione, intanto, va all’attacco sull’eventualità della candidatura a capo del centrodestra regionale.

«Rileviamo con una certa dose di smarrimento – le parole di Stefano Bornigia, segretario Pd – che mentre Sindaco ed amministrazione sono molto concentrati nel dibattito per il totocandidato Presidente della Regione, la nostra città espone una serie di problematiche assolutamente serie, di primaria importanza, rispetto alle quali si manifesta una totale mancanza di risposte adeguate. L’ultima in termini di tempo ma probabilmente la prima in termini di delicatezza della questione, è l’oramai annosa vicenda che prende le mosse dal mancato compimento dei lavori della scuola Martiri della Libertà, con i piccoli alunni ancora in cerca di una soluzione idonea per il prossimo anno scolastico. Prima le proteste, anche plateali in aula consiliare, da parte dei genitori ed alle quali l’amministrazione “del fare” ha fatto seguire chiacchierate improduttive, poi gli stessi docenti – caso forse più unico che raro per la storia della nostra città – i quali si sono espressi in modo inequivocabile. “Scuola gestita sempre in emergenza”, ”dove il diritto dei nostri alunni ad avere spazi sicuri, belli, funzionali all’apprendimento viene calpestato in nome della non sostenibilità economica”. Una posizione che pare peraltro esprimere anche una reazione alla delusione per una collaborazione infruttuosa, sempre riservata all’amministrazione. Niente di nuovo però. Sono tutti temi già presenti e non da oggi in città. Vi è oramai la certezza un tratto politico e caratteriale non più tollerabile da parte di chi amministra. Uno scontento diffuso da parte di segmenti importanti del nostro tessuto cittadino, che manifestano delusione sia per la singola questione rimasta irrisolta, sia per la collaborazione che si rivela disattesa».

Prosegue il Pd: «Rimane un’unica cosa chiara dunque, di quest’ultimo periodo, nel quale la città inizia a muovere i primi passi dopo le sofferenze dettate dall’emergenza Covid. Il tempo del civismo trasversale buono per tutte le stagioni ha terminato la sua spinta politica ed istituzionale. È stato sufficiente un richiamo della Lega di Salvini, a palesare ciò che era in attesa di palesarsi da tempo».

Ancora più duro, Samuele Animali di Jesi in Comune: «Che la Lega sia un partito per alcuni versi pseudofascista (per sua natura o per opportunismo dei suoi leader) secondo me non contraddice l’approccio al civismo di Massimo Bacci. Il modello “né di destra né di sinistra”, ribadito a Jesi da volenterosi epigoni, descrive davvero un modo peculiare di far politica, al di là delle innegabili simpatie destriste di molti degli sponsor dell’attuale sindaco di Jesi già al tempo della prima elezione. Ignorare questo dato pregiudicherebbe la possibilità di interpretarlo. Non tanto perché gli elettori di Bacci sono indubbiamente anche elettori di sinistra (o che si son sempre considerati tali); o perché Bacci è una creatura della sinistra o di quel che ne rimaneva negli anni del successo incontrastato del Pd nelle Marche. Ma perché usa un modello sedicente post-ideologico per mascherare quanto di ideologico c’è in questa operazione. Tanto per cominciare, secondo me sono riusciti a sostituire la “passione” con la “concretezza”. Beh che c’è di male, direte voi? Anzi. In effetti i civici di tutte le latitudini non perdono occasione di ribadire quanto sono “concreti” (“guardiamo i fatti”, “i numeri”). Che poi lo siano veramente è un altro discorso, visto che tante questioni sospese e tante scelte incomprensibili dimostrano il contrario. Ma qui sto parlando di narrazione».

A detta dell’esponente di minoranza, si crea un corto circuito tra il mezzo e il fine. «Perché la concretezza è normalmente il mezzo per perseguire un qualche fine. Qual è il fine nel nostro caso? Dentro questo tipo di narrazione non lo si può ritrovare, perché è nascosto appunto dietro allo schermo dell’essere “né di destra né di sinistra”. Il consenso elettorale non si basa su un orientamento politico, ma su un arruolamento fondato sulla promessa di soddisfare degli interessi. Se non hai un orientamento politico, tutti gli interessi vanno bene perché non hai bisogno di rappresentarli come tra loro contrapposti e incompatibili. Siccome contrapposti e incompatibili lo sono in realtà, perché di politica stiamo parlando, e quindi di scelte, di priorità, di allocazione di risorse scarse, ovviamente alcuni di questi interessi potrebbero essere non realizzabili (lasciamo da parte poi se l’interesse particolare coincida con l’utilità pubblica…). Ma quando ci si accorgerà che la narrazione non corrisponde alla realtà basterà cambiare narrazione (l’amministrazione si vantava di aver ridotto il debito? Ora che è risalito più velocemente di prima va bene lo stesso perché si tratta di investimenti). Oppure sarà troppo tardi, in quanto nel frattempo sarà cambiata la realtà, e il gioco potrà ripartire».

Immediata la replica delle forze di maggioranza. «Avere un cittadino possibile candidato a presiedere la regione – scrivono Jesiamo, Jesinsieme e Patto x Jesi – dovrebbe essere motivo di orgoglio per tutta la città, che sia anche l’espressione di un’esperienza civica unica nella regione è un grande riconoscimento all’opera amministrativa tuttora in corso. Un modello di operatività, di amministrazione, di responsabilità verso i cittadini, e se questo modello oggi viene indicato come quello necessario per cambiare le sorti della nostra regione, il fine di esprimere un modo nuovo di fare politica che da sempre ci contraddistingue è stato concretizzato oltre le nostre previsioni. Stupisce quanto dichiara il segretario Pd, Stefano Bornigia stupisce, a lui abbiamo sempre riconosciuto onestà intellettuale e correttezza istituzionale. Questa volta no. La questione Martiri della Libertà è sì una nota dolente, l’unico cantiere scolastico non chiuso entro un anno dall’apertura da questa Amministrazione. Andrebbe narrato che il ritardo non è causato da nostre scelte ma da problemi della ditta esecutrice dei lavori, estratta secondo quando stabilito dal codice appalti, che ha tuttora grandi difficoltà. Andrebbe narrato che quella scuola, prima di questo intervento, mai era stata oggetto di riqualificazione, anche sismica, da parte di precedenti amministrazioni pur in presenza di una normativa vigente a riguardo. Ritardi nei lavori non possono esserci se non si fanno. Di questa narrazione non vediamo nulla nel comunicato del PD, forse perchè non c’è molto di cui essere orgogliosi».