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Mondo animale, l’esperienza di una guardia zoofila

La vita nei canili e le adozioni. E poi i problemi economici dei proprietari, soprattutto nelle aree extraurbane, che possono limitare l’adempimento delle normative vigenti per quanto riguarda microchip, sverminazione, sterilizzazione, detenzione. Il racconto di Monica Pierella

JESI – Animali da compagnia: diminuiscono gli abbandoni e il rischio degli adottati di ritornare in canile ma il lavoro per le Guardie Zoofile non manca. Ne abbiamo parlato con Monica Pierella, guardia zoofila da tre anni e vice presidente del circolo Legambiente Azzaruolo di Jesi.

Fino a qualche anno fa il fenomeno dell’abbandono degli animali era una triste realtà. Negli ultimi anni questa tendenza è andata diminuendo: su quali aspetti si sta concentrando il lavoro dell’associazione “I miei amici animali”, che gestisce i canili di Jesi e Moie?
«I canili stanno lavorando bene – spiega la coordinatrice territoriale dell’Area Vasta 2 del gruppo guardie zoofile di Legambiente –. Molti cani vengono adottati e spesso sono anziani, questo è un bel messaggio. Il rischio che gli adottati tornino in canile non c’è proprio perché l’associazione adotta un percorso di adozione consapevole. C’è un aumento di richieste dell’articolo 10, invece, sull’impossibilità di mantenimento dell’animale per motivi economici del proprietario. In questo caso il cane torna in canile. Nelle aree extraurbane, inoltre, i proprietari possono venir meno nell’adempimento delle normative vigenti, come, ad esempio, quelle che riguardano microchip, sverminazione, sterilizzazione e detenzione». Nasce un figlio, mi rendo conto che l’impegno è troppo, non vado d’accordo con l’animale sono alcune delle motivazioni che spingono a riportare gli animali in canile poco dopo l’adozione…
«Il problema è arginato dalle adozioni consapevoli promosse dalle associazioni. Può esserci un “accoppiamento” sbagliato tra cane e padrone: magari l’animale ha determinate esigenze, è molto attivo, giocherellone, mentre il padrone è un tipo tranquillo, con le sue abitudini. Tempo una settimana e l’animale torna in canile. Ecco allora che il ruolo del canile diventa fondamentale: conosce l’animale da più tempo, sa che se in casa ci sono bambini il cane deve essere un tipo mansueto, propenso al gioco ma con un approccio fisico tranquillo».

Come guardia zoofila in che cosa consiste il suo intervento?
«Vengo chiamata in casi di maltrattamenti o di detenzione non idonea, se ci sono cani aggressivi, vaganti, denutriti, cuccioli separati dalla madre troppo presto. Cani, gatti e cavalli intesi come animali da compagnia. L’atteggiamento delle persone a volte è sconcertante: magari trovi un cane ben nutrito, con un’adeguata copertura ma in catena perché secondo il proprietario è meglio così. Ciò non avviene solo nelle zone di campagna, anzi il ceto di appartenenza non significa niente. Devo dire che la Vallesina è abbastanza eterogenea, grazie al lavoro dell’associazione è stata fatta una campagna informativa quindi l’attenzione al benessere animale è aumentata».

Che cosa succede dopo una segnalazione?
«Per prima cosa si informa il proprietario sul regolamento, se l’atteggiamento si ripete sono previste sanzioni amministrative ed eventualmente la denuncia per maltrattamenti». “Animali in città” è l’ultimo report di Legambiente che valuta le performance delle amministrazioni comunali e delle aziende sanitarie locali sulla base di quel che offrono ai cittadini che hanno animali d’affezione e, in generale, per la migliore convivenza in città con animali padronali e selvatici».