Istruzione e Costituzione tra luci e ombre

Da sinistra Claudio Pettinari, Sauro Longhi, Vito D'Ambrosio e Francesco Adornato

ANCONA – Scuola aperta a tutti, obbligo di istruzione (dieci anni), borse di studio ai meritevoli e ai “privi di mezzi”. Sono solo alcuni dei principi garantiti negli articoli 33 e 34 della Costituzione. Ma la situazione è effettivamente così nella realtà? È per riflettere su questo interrogativo che ieri (10 ottobre) si sono riuniti all’ottavo piano della Facoltà di Ingegneria di Ancona, i rettori di tre Università marchigiane per fare il punto della situazione. Presenti il rettore dell’Università politecnica delle Marche Sauro Longhi, il rettore dell’Università di Macerata Francesco Adornato e il rettore dell’Università di Camerino Claudio Pettinari. Ultima di un ciclo di 6 incontri, l’iniziativa organizzata dal Meic (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale) e patrocinata dal Consiglio Regionale delle Marche in collaborazione con l’Istituto Gramsci Marche e l’ANPI.

Un momento del dibattito

Numerose le criticità evidenziate dai relatori. Il presidente del Gruppo Meic di Ancona Vito D’Ambrosio nel suo intervento ha posto l’accento sull’evasione dell’obbligo scolastico diffusa a macchia di leopardo in Italia e maggiormente concentrata nelle aree a sud del paese. Un problema che si collega anche all’insufficienza delle risorse stanziate per le borse di studio, che sono addirittura in calo. Fuga di cervelli e basso rapporto tra laureati e abitanti, sono gli altri nodi che attanagliano il bel paese. D’Ambrosio ha infine ribadito la necessità di aumentare la formazione permanente. Corale da parte dei rettori l’accento sulla necessità di sostenere le Università con fondi statali e regionali per sostenere le borse di studio e le altre attività accademiche.

Sulla questione dei fondi di ricerca è intervenuto il consigliere regionale Gianluca Busilacchi, presente all’incontro in rappresentanza della Regione Marche, il quale ha preannunciato un possibile finanziamento della ricerca.

Sauro Longhi
Sauro Longhi

Nella rilettura della carta costituzionale effettuata dai 3 rettori, sono stati diversi gli articoli presi in esame. Il rettore Sauro Longhi ha evidenziato in maniera particolare l’articolo 3, a suo parere il più disatteso. Un articolo che costituisce uno dei capisaldi dell’attività di Longhi, che da sempre si incentra sulla promozione e l’integrazione tra studenti italiani e stranieri, attraverso borse di studio e iniziative specifiche.
«L’università nel suo modo di essere – ha detto – ha realizzato il concetto di cittadinanza globale, una sorta di internazionalizzazione delle Università, dove non abbiamo però merce da scambiare, ma persone da incontrare. Una missione dell’Università, perché le differenze costituiscono un valore».
La sostenibilità economica è il problema italiano secondo Longhi, che ha posto in evidenza anche l’articolo 32 per l’attività della Facoltà di Medicina, un valore, quello di apertura alla cura che va difeso. «La Costituzione è lo strumento che ci ha garantito democrazia e progresso sociale ed economico, con i suoi principi pensati 70 anni fa, continua ad indirizzare le nostre azioni – ha affermato – dal diritto di studio, alla valorizzazione dei saperi e della cultura. Nell’indipendenza e libertà di ricerca, garantite dalla Costituzione, continuiamo a far crescere i nostri giovani in una società aperta ed inclusiva per una vera cittadinanza globale, già presente nelle nostre università». Le Marche hanno la fortuna di avere 4 Università ha concluso il rettore della Politecnica, un patrimonio di cultura e sapere che contraddistingue il territorio.

L’articolo 2 della Costituzione
L’articolo 3 della Costituzione

Sono stati soprattutto due gli articoli presi in esame dai relatori: il 33 e 34, i cui principi costituzionali prevedono una scuola aperta a tutti, con obbligo di istruzione per un periodo prefissato, la concessione di borse di studio ai capaci e meritevoli “privi di mezzi” (articolo 34), la natura principalmente pubblica delle scuole, la libertà di insegnamento per arte e scienza, l’obbligo di un esame di Stato per alcune “tappe” della carriera scolastica e per l’abilitazione all’esercizio professionale. Nell’unico passaggio dedicato all’Università, infine, viene riconosciuto alle “istituzioni di alta cultura, università ed accademie” il diritto di “darsi ordinamenti autonomi, nei limiti… delle leggi dello Stato” (articolo 33).

Le Marche negli ultimi anni hanno preso 1 miliardo di fondi in meno, in un periodo in cui la tassazione aumenta e crescono le uscite per i numerosi servizi offerti dalle Università come ad esempio le attività di tutoraggio, ha evidenziato il rettore di Unicam Claudio Pettinari, che ha anche sottolineato lo stato di povertà in cui versano tanti studenti e che rende disattesi gli articoli 4 e 9 che sanciscono il diritto al lavoro e alla cultura. Un dato emerso da una ricerca condotta nel 2017 da Save the Children dove risulta che il 12,5% dei ragazzi vive in povertà assoluta, 1 su 3 non usa internet e più del 40% non fa sport. In un contesto simile l’Università costituisce secondo il rettore un forte ascensore sociale, «La parola Universitas – ha concluso Pettinari – significa pluralità, un diritto che deve tornare ad essere garantito. in un momento come quello in cui il principio di uguaglianza non vale più non solo per gli studenti ma per tutte le persone che vivono nei luoghi colpiti dal sisma». Una pari opportunità non solo tra uomo e donna, ma per tutti.

Il consigliere regionale Gianluca Busilacchi

«L’Università e il sistema universitario dell’istruzione – ha sottolineato il rettore dell’Università di Macerata Francesco Adornato – hanno delle garanzie costituzionali ampie che non risiedono solo nell’articolo 33 o 34, ma nell’articolo 3, 9 e 2 nel senso che propongono la formazione di persone che devono raggiungere e tutelarsi nella dignità umana. Quello che vediamo disatteso in questo quadro di forte tutela è che l’autonomia universitaria riconosciuta nell’articolo 33 in realtà pur essendo finanziaria non ha risorse. Pur consentendo all’Università di darsi da sé delle regole, è soffocata da leggi, norme di carattere secondario e dalla burocrazia».