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Influencer: il lato B di Instagram

Sempre più ragazze scelgono di spogliarsi su Instagram per attirare fan con foto osé. Lo scopo? Raggiungere l'agognata meta del milione di followers. Ma è giusto chiamarle influencer?

Sempre più ragazze scelgono di spogliarsi sui social network, in particolare su Instagram, per attirare fan con foto osé del loro lato B e raggiungere l’agognata meta del milione di followers. Ma è giusto chiamarle influencer?
È un fenomeno che sta prendendo piede sempre più anche in Italia e quindi facciamo i compiti partendo dalla definizione dell’autorevole Glossario del Marketing. “Influencer: individui con un più o meno ampio seguito di pubblico che hanno la capacità di influenzare i comportamenti di acquisto dei consumatori in ragione del loro carisma e della loro autorevolezza rispetto a determinate tematiche o aree di interesse e conoscenza di un certo argomento che contraddistingue l’influencer e che avvalora la sua autorevolezza e la fiducia da parte del suo seguito. Quindi è proprio l’alto potenziale relazionale e una consolidata reputazione derivante dall’alto grado sua autorevolezza e la fiducia da parte del suo seguito. La credibilità può derivare, oltre che dal fatto di essere considerato un esperto in un particolare settore, anche dall’esser percepito come neutrale rispetto ai portatori di interesse che operano in quel dato settore”.

Un termine inflazionato?
Quindi, a quanto sembra, è una definizione coniata per intellettuali, ancor-man, scrittori, pensatori e giornalisti. Ma allora perché sui media si trovano sempre più articoli che promuovono ragazze con il sedere al vento come le moderne influencer? Tra le più note sono la studentessa bolognese Eleonora Bertoli, la marchigiana Michela Riganelli e la milanese Martina Finocchio. E naturalmente fanno numeri da capogiro. Si “ispirano” o copiano le coetanee americane, molto più in carne e molto più spregiudicate.

Eleonora Bertoli in posa su Instagram in un post che ha totalizzato 43.875 like

La loro tecnica?
Scegliere panorami mozzafiato, preferibilmente montagne, mare o piscine e farsi fotografare seminude in pose da Playmate, magari con frasi di celebri scrittori per guarnire il tutto.
Ma è possibile che aumentare i followers sia uno scopo così importante da raggiungere con qualunque mezzo. Sembra proprio di sì, e il perché è sempre lo stesso: i soldi.
Ma cosa state pensando? Non i soldi di probabili marpioni allupati, no, ma i soldi delle pubblicità a pagamento. L’agognata meta del milione di followers sembra che sia il primo step per attirare in maniera automatica, grazie agli algoritmi dei social network, aziende che pagano per far fotografare e veicolare in questa maniera i lori prodotti a audience di potenziali consumatori sempre più ampie. Il termine americano meglio si avvicina a queste pratiche di marketing è personal branding.

I numeri di Instagram
Oltre 700 milioni di utenti attivi ogni mese e 400 milioni di utenti attivi ogni giorno. Engagement e Reach: Instagram può vantare un engagement e Reach superiore a quello di Facebook e Twitter messi insieme. Crescita futura: entro il 2019, 2 su 3 possessori di smartphone saranno su Instagram. E i guadagni per i post sponsorizzati sopra il milione di followers sono minimo a tre zeri.

Nuovi lavori digitali?
Con l’avvento della tecnologia e dei social network, il lavoro tradizionale è sempre più in crisi, c’è meno lavoro e si viene pagati molto poco. Grazie a Instagram e a questi “nuovi lavori” che stanno emergendo ci sono tantissimi ragazzi (e non solo) che guadagnano migliaia di euro ogni mese semplicemente divertendosi. Si perché io questo non lo definisco nemmeno un lavoro vero e proprio, anche se si può guadagnare molto di più di un lavoro tradizionale.
Ma non vi illudete, non è un lavoro adatto a tutti perché nella vita… ci vuole culo!