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Inceneritori, la replica di Lega e Movimento 5Stelle

La decisione del Consiglio dei Ministri di impugnare la Legge Regionale 22, che bandisce dalle Marche la termovalorizzazione, ha acceso lo scontro politico

Inceneritore

ANCONA – «Non esiste alcuna volontà da parte della Lega di aprire ad ipotesi di incenerimento di rifiuti nel territorio marchigiano», precisa il capogruppo regionale della Lega Sandro Zaffiri, che rispedisce al mittente le accuse sollevate dai gruppi di maggioranza.

Al centro della questione, la decisione del Consiglio dei Ministri di impugnare la Legge Regionale 22 del 28/06/2018 che disciplina la gestione dei rifiuti nelle Marche, vietandone la termovalorizzazione. Dopo la conferenza stampa congiunta di ieri dei capigruppo di maggioranza, a difesa della Legge Regionale e contro l’incenerimento dei rifiuti, è arrivata secca la replica di Lega e 5 Stelle.

Il capogruppo della Lega Sandro Zaffiri

«Chiunque voglia addossarci la maglia del voltagabbana – continua Zaffiri – ha completamente sbagliato indirizzo e dovrebbe, invece, suonare alla porta del signor Matteo Renzi, il quale, nelle allora vesti di presidente del Consiglio, indicò gli impianti di incenerimento come progetti strategici nella gestione dei rifiuti. Gli ipocriti, pertanto, sono altri, in primo luogo gli assessori regionali e i consiglieri di maggioranza che sostengono tesi strampalate e se la cantano e se la suonano da soli, facendo passare la tesi del doppiogiochismo della Lega che, al contrario, era e resta coerente sul fronte della lotta agli inceneritori e alla tutela ambientale ad ogni piano e ad ogni livello».

«Questa vicenda sottolinea l’inadeguatezza della giunta regionale di Ceriscioli –  scrive in una nota stampa Romina Pergolesi, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle – che, invece di far finta di opporsi ad un inceneritore nelle Marche, dovrebbe smettere di prendere in giro i marchigiani ed attivarsi realmente nelle sedi che gli competono.

Romina Pergolesi, consigliere regionale Movimento 5 Stelle

Va detta la verità: se ci troviamo in questa situazione per colpa del “regalino” che Renzi ci ha lasciato quando era al governo con il PD, la normativa europea in materia di rifiuti spinge verso la riduzione della produzione dei rifiuti, la massimizzazione delle attività di recupero e riciclo, la minimizzazione del ricorso alla termovalorizzazione ed al conferimento in discarica ma il governo di Renzi ha ribaltato tutto, classificando come strategici e “di preminente interesse nazionale” gli inceneritori invece di puntare su altre le forme di sana gestione dei rifiuti. Ceriscioli non ha fatto nulla quando poteva: invece di dare parere negativo in conferenza Stato – Regioni ha accettato di fatto il decreto attuativo dello Sblocca Italia promettendo un accordo con Molise, Umbria e Abruzzo per ottimizzare le infrastrutture di trattamento dei rifiuti; andando contro l’indirizzo politico ad iniziativa anche del M5S ed approvato all’unanimità dal Consiglio regionale nel 2015. È grazie ad una mozione del M5S se la regione Marche ha presentato ricorso contro il D.P.C.M. 10 agosto 2016 (D.G.R. n. 1505 del 5 dicembre 2016),  la recente sentenza del Tar Lazio che ha bocciato parte dell’art.35 del Decreto Renzi c.d. “Sblocca Italia” ha conclamato un ulteriore flop della gestione rifiuti targata PD. Sono ormai diverse le leggi della regione Marche impugnate o che hanno ricevuto ‘solleciti di modifica’ da parte degli uffici del Consiglio dei Ministri per palesi vizi di Costituzionalità, quindi c’è da domandarsi se non vadano riviste le competenze del legislativo del Consiglio regionale, visto che arrivano in aula testi da approvare non conformi alle normative statali ed europee. La disciplina della gestione dei rifiuti, rientrando nella materia “tutela dell’ambiente e dell’ecosistema” è riservata alla competenza esclusiva dello Stato (art. 117, secondo comma, lettera S della Cost.) e quindi in questa materia, come più volte ribadito in diverse pronunce della Corte Costituzionale, la Regione non può introdurre limiti assoluti alla realizzazione degli impianti di incenerimento e alla loro localizzazione; Ceriscioli dovrebbe dare seguito alle indicazioni più volte suggerite anche dai Portavoce del M5S in regione ed approvate dallo stesso Consiglio regionale come ad esempio: esercitare un ruolo di fattivo supporto allo sviluppo delle politiche che possano consentire il conseguimento degli obiettivi della pianificazione, tra le quali riveste un ruolo strategico la riduzione della produzione dei rifiuti sia mediante l’attuazione del Programma regionale di prevenzione dei rifiuti sia mediante l’implementazione della raccolta “porta a porta” e della pratica della tariffazione puntuale;  promuovere la realizzazione di nuova impiantistica tecnologicamente avanzata finalizzata a privilegiare il recupero di materia al fine di rendere antieconomica la realizzazione di un impianto di trattamento termico nel territorio regionale fino ad una auspicabile eliminazione di forme di combustione dei rifiuti e di prodotti a loro assimilabili da parte dell’Unione europea; individuare meccanismi finalizzati a riconoscere, nei bandi regionali di finanziamento rivolti ai Comuni attivati nei vari settori, un sistema premiale in favore delle amministrazioni che hanno raggiunto maggiori livelli di raccolta differenziata».

Un tema delicato, che preoccupa tutti i marchigiani, quello della combustione dei rifiuti, che il Pd regionale non dovrebbe strumentalizzare, spiega la Pergolesi,  “con slogan ingannevoli”, come si legge nella nota. «Avrebbe dovuto muoversi per tempo – conclude Romina Pergolesi – e presentare al Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare tutta quella documentazione attestante la riduzione della produzione dei rifiuti che consentiva di modificare il decreto ed escludere nella nostra regione l’inceneritore, come previsto dalla stessa normativa statale. Che non ci sia la reale volontà politica di contrastare il bussines che ruota attorno all’incenerimento dei rifiuti? A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Ai marchigiani ancora una volta non resta che ad interpretare ed esprimere il buon senso siano i giudici e non i politici che malgovernano la regione».