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Grano, Gardoni (Coldiretti Marche): «Prevediamo un -20% di raccolto. Siccità e costi ci mettono in difficoltà»

La presidente regionale alla guida dell'associazione degli agricoltori marchigiani: «Se vogliamo salvare il sistema agricolo dobbiamo essere meno dipendenti dall'estero e rispondere ai cambiamenti climatici»

MARCHE – Al via la raccolta del grano, una delle materie prime più richieste in agricoltura al centro del dibattito internazionale per via delle importazioni dalle zone di guerra. CentroPagina ne ha parlato con Maria Letizia Gardoni, presidente Coldiretti Marche.

Raccolta del grano, com’è la produzione quest’anno nelle Marche?
«La nostra regione è tra le più cerealicole d’Italia con oltre 100mila ettari di campi coltivati in un territorio con minori superfici rispetto a Puglia e Sicilia o all’Emilia Romagna. Pur mantenendo una qualità ottimale la produzione comunque sembra destinata a subire una diminuzione. Le stime di questi primi giorni di trebbiatura vedono un 15/20% in meno rispetto allo scorso anno quando le Marche hanno prodotto 4,2 milioni di quintali di grano duro».

Che problemi sta dando la siccità?
«Principalmente il problema è proprio questo. La situazione è davvero complicata perché gli effetti dei cambiamenti climatici si sommano a una crisi innescata dai rincari energetici che ci condiziona fin dallo scorso autunno e che ora si è ulteriormente aggravata con lo scoppio della guerra in Ucraina».

Maria Letizia Gardoni, presidente Coldiretti

Il grano è uno dei prodotti che interessa anche le importazioni, visti i cattivi raccolti in Canada e il blocco per la guerra, qual è la situazione nelle Marche da un punto d vista dell’autosufficienza?
«Non parlerei solo di Marche. È l’intera situazione generale a essere drammatica. L’Italia, nel tempo, è diventata dipendente dall’estero per il 64% del grano tenero per pane, biscotti e dolci e per il 38% del grano duro per la pasta. Oggi, con l’intera produzione mondiale di grano in calo e le tensioni nel mar Nero tra Russia e Ucraina a rischio ci sono tanti altri Paesi: Egitto, Turchia, Bangladesh, Iran, Libano, Tunisia Yemen, Libia e Pakistan sono fortemente dipendenti dalle forniture dei due Paesi».

Rincari del gasolio, ci sono marginalità per gli agricoltori o si produce al ribasso?
«Solo il gasolio agricolo oggi è arrivato sopra 1,50 euro mentre per i concimi si registrano aumenti del 170%. L’incremento medio dei costi per un’azienda cerealicola è del 68%, secondo uno studio Crea. Come Coldiretti abbiamo espresso tutte le nostre preoccupazioni e fatto capire bene al Governo nazionale e alle istituzioni europee che occorre rivedere tutta la Politica agricola comune, pensata in ben altro scenario. Occorre, invece, se vogliamo salvare il sistema agricolo dobbiamo rendere il nostro Paese sempre meno dipendente dall’estero. Per fare ciò è necessario aumentare la produzione e le rese dei terreni, realizzare bacini di accumulo delle acque piovane per combattere la siccità e sostenere la ricerca pubblica all’innovazione tecnologica a supporto delle produzioni, della biodiversità e come strumento di risposta ai cambiamenti climatici».