Frode fiscale da oltre 100 milioni, tre condanne a Pesaro

È andato a sentenza il processo per una inchiesta su una maxi frode con un giro di fatture false per oltre 40 milioni. L’indagine che risale al 2013, aveva interessato diverse città italiane. Condannato a 4 anni un mobiliere pesarese

PESARO – Condanne complessive per 8 anni e 2 mesi e 17 milioni di euro confiscati.
È andato a sentenza a Pesaro il processo per un’inchiesta su una maxi frode da oltre 100 milioni di euro. Il tribunale collegiale ha emesso tre condanne e tre assoluzioni. Ma è caduta la tesi dell’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati fiscali.
Tutto nasce dall’operazione della Guardia di Finanza denominata Ghost Supplies, risalente al 2013. Coinvolti un noto imprenditore nel ramo del mobile di Pesaro, condannato a 4 anni. Sei gli imputati, tre dei quali assolti per non aver commesso il fatto. Tra loro un commercialista e un avvocato.

L’indagine aveva interessato diverse città italiane (Pesaro, Urbino, Roma, Milano, Monza e Salerno) oltre alla Repubblica di San Marino e la Tunisia.

Secondo l’accusa, grazie a un articolato sistema societario, gli imputati avrebbero utilizzato società di comodo per simulare un enorme giro d’affari con l’estero. Una prassi che consentiva di poter eseguire in Italia acquisti agevolati esenti IVA per milioni di euro in materie prime per la fabbricazione di componenti e semilavorati destinati ai più importanti costruttori di mobili del pesarese. Il bilancio della società di comodo veniva poi portato in pareggio attraverso l’utilizzo di fatture false emesse da due società salernitane.

Negli anni sarebbero stati sottratti al Fisco redditi per 89 milioni di euro ed emesse e utilizzate fatture false per 43 milioni. 

Furono autorizzati sequestri di beni e valori per 20 milioni di euro, comprese ville, case, capannoni, terreni, quote societarie, conti correnti, depositi di titoli, assicurazioni.

Erano anche state trovate due cassette di sicurezza in due istituti bancari della Repubblica del Titano dove periodicamente, la compagna rumena di uno dei coinvolti – incensurata – si recava per il trasporto di contanti, assegni e documenti.

Il giudice ha disposto la confisca di beni per il valore di 17 milioni complessivi ai tre condannati.