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Fano, Carriera e Sgarbi depositano alla Corte costituzionale il ricorso contro il Dpcm

Annunciata anche la creazione dell'Associazione Adesso Basta - Niente Paura che tutelerà gratuitamente i cittadini che vi vorranno aderire

Umberto Carriera
Umberto Carriera

FANO – Prosegue la protesta del ristoratore fanese Umberto Carriera che, dopo le cene di protesta terminate con salate multe e una coda infinita di polemiche, aveva annunciato che avrebbe agito anche per vie legali per contestare i provvedimenti governativi anti pandemia. Così è stato.

Nella giornata del 19 novembre il ristoratore e il parlamentare Vittorio Sgarbi sono passati per le vie legali per dimostrare l’anticostituzionalità del Dpcm. Riferisce lo stesso Carriera: «Oggi è un giorno molto importante: i miei avvocati e quelli di Vittorio Sgarbi hanno depositato presso la Corte costituzionale ricorso contro TUTTI I DPCM di Giuseppe Conte. Siamo i primi in Italia a farlo».

Carriera ha anche annunciato la creazione di una associazione per tutelare quanti vorranno affiancarlo nella sua protesta: «Sta nascendo l’Associazione Adesso Basta – Niente Paura che tutelerà gratuitamente tutti i cittadini. L’avevamo promesso e l’abbiamo fatto. La cena del 6 novembre a Fano con l’onorevole Sgarbi era dedicata alla decisione di un’iniziativa giudiziale che reputo di grande importanza. Infatti, l’onorevole Sgarbi ha dato incarico ai miei avvocati Alessandro Fusillo e Riccardo Piergiovanni di presentare insieme al suo difensore Giampaolo Cicconi un ricorso per conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale».

«Il ricorso – prosegue Carriera – che sarà presentato entro la corrente settimana, denuncia le molteplici violazioni della Costituzione che è facile ravvisare nei Dpcm susseguitisi tumultuosamente in questi mesi e nei decreti-legge che hanno legittimato un simile modo di legiferare. L’onorevole Sgarbi ritiene che non solo siano state lese le prerogative costituzionali di ogni singolo parlamentare, ma che i provvedimenti legislativi comportino anche una grave lesione dei diritti e delle libertà fondamentali come il lavoro, la libertà personale, la libertà di circolazione, la libertà d’impresa – e conclude – Per questa ragione ha deciso di rivolgersi alla Consulta nel suo ruolo di organo supremo garante della Costituzione. Mai come ora abbiamo fiducia nell’intervento dei Giudici Costituzionali che, come confidiamo, vorranno e sapranno ripristinare la legalità violata».