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Fabriano, vertenza Elica: il Movimento 5 Stelle chiama in causa Giorgetti e Casoli

Non si placano le prese di posizione sui contenuti del piano strategico presentato dalla multinazionale fabrianese che prevede esuberi, delocalizzazioni e chiusura dello stabilimento di Cerreto D'Esi

Un momento del corteo dei lavoratori Elica

FABRIANO – «La manifestazione dei lavoratori Elica a Fabriano è un triste film che si ripete. Una multinazionale che aveva fatto degli investimenti sul territorio il proprio vanto, una mattina si è svegliata decidendo di fare armi e bagagli e portare una fetta consistente delle produzioni in Polonia. Un ennesimo sfregio inaccettabile per il territorio del fabrianese e per le Marche in generale», così in una nota Sergio Romagnoli, senatore marchigiano del M5S, sulla vertenza che coinvolge la multinazionale fabrianese leader mondiale nel settore delle cappe aspiranti che il 31 marzo scorso ha ufficializzato il proprio piano strategico che prevede: 409 esuberi su 560 totali dipendenti del comprensorio, chiusura dello stabilimento a Cerreto D’Esi e delocalizzazione del 70% delle produzioni effettuate oggi nei siti di Fabriano, Cerreto e Mergo.

«È necessario lavorare a tutti i livelli per premiare chi decide di rilanciare le produzioni in Italia, investendo anche su know how e capitale umano. In Elica ci sono famiglie con figli dove rischiano di perdere il lavoro sia il marito che la moglie: un disastro sociale conclamato. Con la viceministra Alessandra Todde stiamo cercando di fare il possibile per dare a queste famiglie tutte le garanzie in termini di ammortizzatori sociali, ma è necessario lavorare in maniera più strutturale per far sì che certi casi non si ripetano. Se col dl Dignità si è dato un forte disincentivo alle aziende che prendono e scappano, ora è fondamentale agevolare chi investe e chi crea ricchezza e competenze sul territorio. Siamo a un punto di non ritorno, bisogna lavorare in questa direzione o sarà troppo tardi», ha concluso, Sergio Romagnoli.

Dura la collega di partito, la consigliera regionale, Simona Lupini, nei confronti di Elica. «A sfilare a Fabriano con i lavoratori e le lavoratrici di Elica, c’erano tutte le Marche. Uniti, sotto una sola bandiera: quella del lavoro. L’azienda non ha nessuna scusante: a pochi chilometri dallo stabilimento di Cerreto D’Esi che Elica vuole chiudere, ci sono multinazionali che producono, crescono e investono nel nostro territorio». Non manca una stoccata al ministro Giancarlo Giorgetti e al presidente di Elica, Francesco Casoli. «Il viceministro Todde sta seguendo il dossier Elica con competenza e fermezza: sarebbe il caso che anche il ministro Giorgetti facesse sentire la sua voce. Il suo silenzio su Elica inizia a diventare assordante, come l’assenza di qualsiasi dichiarazione del proprietario dell’azienda, Francesco Casoli».

Simona Lupini conclude con un appello alle Istituzioni. «Per fermare questa spirale di delocalizzazioni, le forze politiche devono unirsi e pensare al futuro delle Marche: estendiamo alla nostra Regione le politiche di coesione e gli incentivi per il Sud, e avviamo dei percorsi di riconversione e conversione industriale, come chiede la mozione della nostra Patrizia Terzoni alla Camera. Chiederò alla Giunta regionale di sostenerla».