Da oggi Ubi è proprietaria di Banca Marche

E' stato siglato il closing tra l’Autorità di Risoluzione di Banca d’Italia e il Gruppo UBI, ultimo atto con cui si chiude l'operazione di cessione di Carichieti, Banca Marche e Banca Etruria. Nicastro ed i cda ringraziano i dipendenti in una lunga lettera: "È stato un viaggio lungo, possiamo definirlo un’odissea”

Il logo di Banca delle Marche

Da questo pomeriggio è Ubi Banca la proprietaria di Banca Marche, nel quadro dell’operazione di cessione di tre delle quattro good bank nate nel novembre 2015 con il procedimento di messa in risoluzione dei vecchi istituti da parte del Governo. Lo conferma Banca d’Italia in un breve comunicato: «in data odierna – si legge nella nota – si è perfezionata la cessione a Unione di Banche Italiane S.p.A. (UBI Banca) di Nuova Banca delle Marche S.p.A., Nuova Banca dell’Etruria e del Lazio S.p.A. e Nuova Cassa di Risparmio di Chieti S.p.A., essendosi verificate le condizioni sospensive previste dal contratto stipulato in data 18 gennaio 2017, tra cui il rilascio delle autorizzazioni da parte delle competenti Autorità italiane ed europee. Conseguentemente, con provvedimenti della Banca d’Italia è stata dichiarata la cessazione della qualifica di “ente ponte” dei suddetti intermediari che proseguiranno la loro attività nell’ambito del Gruppo UBI. L’impegno dell’Unità di Risoluzione della Banca d’Italia prosegue ora sull’operazione di cessione di Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara alla Banca Popolare dell’Emilia Romagna, che si concluderà nelle prossime settimane».

Contestualmente, in tutte e tre le banche, i dipendenti sono stati informati della notizia dai rispettivi consigli di amministrazione, presieduti da Roberto Nicastro, oramai ex insieme ai tre (ex) amministratori delegati (tra loro Luciano Goffi, domani ai saluti). 

«Care Colleghe e cari Colleghi – si legge nella lettera – con orgoglio collettivo e gran soddisfazione vi comunichiamo che oggi è stato siglato il closing tra l’Autorità di Risoluzione di Banca d’Italia e il Gruppo UBI. È l’ultimo atto con cui si chiude l’operazione di cessione di Nuova Cassa di Risparmio di Chieti, Nuova Banca dell’Etruria e del Lazio e Nuova Banca delle Marche e con cui le attività di integrazione post-acquisizione passano sotto il controllo del terzo gruppo bancario italiano».

«Finalmente – si legge ancora nella lettera dei cda ai dipedenti – possiamo dire di aver portato a termine con successo la nostra missione: mettere in sicurezza le banche, affidandole a un grande e solido gruppo nazionale, caratterizzato da forti competenze di banca del territorio. Il Gruppo UBI ha investito e investirà con un’ottica strategica di lungo periodo e saprà valorizzare ogni singolo istituto nel migliore dei modi, assecondandone caratteristiche, qualità e potenzialità. Grazie all’ottimo lavoro di squadra di questi quasi 18 mesi, all’impegno, alla capacità e alla tenuta che avete dimostrato nel garantire alle nostre Banche vitalità ed efficacia operativa in tutte le sue funzioni, centrali e commerciali, siamo riusciti a generare valore in maniera sostenibile per tutti i nostri stakeholder. Abbiamo mantenuto e rinsaldato il rapporto con il territorio, riconquistando – cosa non certo scontata all’inizio del nostro difficile percorso– la fiducia dei nostri clienti: in meno di un anno e mezzo sono stati concessi oltre 8 miliardi di crediti rinnovati o di nuova erogazione. Siamo riusciti a limitare i rischi insiti in una transizione difficile, grazie anche al confronto costruttivo con i rappresentanti sindacali, evitando traumi e ferite e riuscendo a gestire tutto in modo quanto più equilibrato».

«È stato un viaggio lungo – prosegue la lettera – possiamo definirlo un’“odissea”, ben più complesso di quanto ci potessimo aspettare il 23 novembre del 2015. Abbiamo fatto una traversata ricca di insidie: le dimensioni della risoluzione, i requisiti posti da DG Comp, le scadenze sempre troppo strette che ci hanno costretti a navigare a vista e non ci hanno permesso interventi strutturali, il clamore mediatico e l’iniziale preoccupante crisi di liquidità, etc. Nei fatti siamo stati le cavie di questa profonda riforma europea delle banche che è il “Bail-In”. Siamo riusciti a superare tutte le difficoltà, è stata scelta la migliore proposta disponibile tra i 30 soggetti che hanno partecipato all’asta competitiva. Ha vinto il progetto tutto italiano di UBI, a cui consegniamo banche sane, pronte ad apportare evidente valore. Non scordiamo che la risoluzione delle Good Bank è l’unica di una certa dimensione a livello europeo ad essere stata completata. Siamo stati sottoposti a diverse prove e abbiamo affrontato numerosi rischi, alcuni molto seri. Alle delusioni, che non sono mancate, abbiamo sempre saputo fare fronte con tenacia, nuovo impegno e senza smettere di credere nei nostri obiettivi».

«Se non avessimo portato a termine la cessione – si legge ancora – le nostre banche sarebbero andate incontro alla liquidazione, con gravissime conseguenze economiche e sociali ai danni di tutti, in primis per i nostri territori: stiamo parlando di 1 milione di clienti, 200.000 PMI, quasi 6.000 posti di lavoro. Non solo, la liquidazione delle nostre banche avrebbe danneggiato l’intero sistema creditizio nazionale: gli esborsi sarebbero stati quasi tripli rispetto all’effettivo costo dell’operazione (12 miliardi di depositi da garantire contro 4,5 miliardi stimabili come costo per il sistema), e possiamo solo immaginare l’impatto generale sulla fiducia di depositanti e obbligazionisti senior delle altre banche. Un successo su diversi fronti dunque, di cui possiamo e dobbiamo essere orgogliosi perché frutto di un anno e mezzo di lavoro duro, sfibrante che talvolta ha richiesto anche spirito di sacrificio sul piano personale. A Voi colleghi in primis vanno i nostri più sinceri ringraziamenti per l’impegno, la tenacia e il senso di responsabilità che avete dimostrato. Ben sapendo che il vostro sforzo, la vostra fatica, le vostre comprensibili ansie sono nate molto prima della Risoluzione, sono anni che siete in prima linea, anni che con le vostre energie, passioni, tempra e comprensione avete aiutato i clienti a passare queste bufere e aiutando i clienti avete anzitutto aiutato la banca. È stata una prova formidabile. Desideriamo estendere la nostra riconoscenza anche ai Collegi Sindacali, per il lavoro svolto con coscienza, giudizio e inusuale comprensione, ai Clienti, per la fiducia che ci hanno dimostrato, alle istituzioni italiane ed europee con cui abbiamo cooperato in maniera sinergica, ad Atlante per la determinante collaborazione, agli Advisor per il prezioso e intenso contributo. E naturalmente alla Banca d’Italia che ha guidato la Risoluzione con grande determinazione e spirito di cooperazione dall’inizio alla fine. Né possiamo dimenticare che l’apporto finanziario alla Risoluzione è venuto dalle altre banche del sistema e non dai contribuenti come in altri Paesi. Tutti abbiamo conservato la fiducia nel traguardo e la convinzione che ad esso ci saremmo arrivati solo continuando a unire e condividere tra noi energie e forze verso l’obiettivo comune».

«Con il closing, e quindi con il subentro dei nuovi Organi aziendali – conclude la lettera – si chiude il nostro mandato: è nostro vivo desiderio rivolgere a ciascuno di Voi individualmente un caloroso saluto e i migliori auguri per il Vostro avvenire professionale e personale. Nel futuro vi si presenteranno nuove sfide, come è naturale che sia –sfide diverse, fare banca è profondamente cambiato, le competenze che servono per essere efficaci sono in continua evoluzione– ma Voi siete temprati da una lunga fase di dure prove, affrontate e vinte, e siamo certi che saprete cogliere le opportunità che sempre accompagnano momenti come questi. E lo farete con una marcia in più. Ancora grazie di cuore e buon lavoro a tutti».