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Prestano mille euro e ne vogliono indietro quasi 8mila, moglie e marito condannati per maxi usura

Entrambi di origine rom, erano finiti in manette un anno fa, in piazza Salvo D'Acquisto, ad Ancona. Il gup oggi li ha ritenuti colpevoli per l'applicazione di un tasso di interessi che sarebbe oscillato tra il 480% e oltre il 1.400%. L'uomo ha preso 5 anni e la donna 3 anni e 6 mesi

Foto di repertorio

ANCONA – Avevano chiesto un prestito di mille euro ad una coppia di conoscenti che in cambio ne voleva quasi 8mila. Condannati per una maxi usura moglie e marito di origine rom. La vicenda era iniziata lo scorso anno, nel mese di maggio, quando un uomo e una donna, residenti a Falconara, erano finiti in manette con l’accusa di usura, dopo una operazione dei carabinieri di Brecce Bianche, in piazza Salvo d’Acquisto.

Mentre un gruppo di studenti prendeva parte ad una manifestazione per ricordare le vittime della strage di Capaci, i militari arrestavano i due trentenni durante lo scambio della bustarella e sotto le cui grinfie era caduta una coppia di conoscenti che aveva ottenuto un prestito di mille euro, a novembre 2016.

A fronte di quella somma, stando all’accusa che ha portato al processo con il rito abbreviato davanti al gup Paola Moscaroli, moglie e marito avrebbero preteso assegni fino ad un totale di 7.500 euro da incassare. Il tasso usuraio sostenuto dall’accusa sarebbe andato dal 480% fino ad un tasso di oltre 1.400%.

Il primo dato è stato calcolato tenendo conto che moglie e marito si sarebbero fatti promettere, dalla coppia di conoscenti, 400 euro di interessi mensili dopo il prestito. Il secondo è stato calcolato considerati gli assegni datati emessi dalla coppia, somme solo per gli interessi. Assegni fatti per cifre diverse: uno da 1.500 euro, uno da 1.300 euro e un terzo più grande da 5mila euro. Davanti alle pretese continue di denaro, la coppia ha deciso di rivolgersi ai carabinieri che, con il blitz dello scorso anno, hanno messo la parola fine alle richieste. Questa mattina moglie e marito sono stati condannati ad un pena complessiva di quasi 9 anni: 5 per lui e 3 anni e 6 mesi per lei. Il pm Rosario Lioniello aveva chiesto 6 anni per l’uomo e 2 anni per la moglie che invece ha avuto una pena più grave. Possibile il ricorso in appello da parte della difesa rappresentata dall’avvocato Silvia Pennucci.