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Pesaro, apri e chiudi per evadere il fisco

La guardia di finanza ha bloccato due distinti gruppi criminali cinesi nell'operazione Speedy Chinese. Quattro arresti, trentotto indagati, evasione da 3,7 milioni

PESARO – Gestivano laboratori tessili in tutto l’entroterra. Giravano in suv e non pagavano le tasse. Il meccanismo era quello di aprire e chiudere partite Iva con prestanome per evadere il fisco. E in otto anni erano riusciti ad avere ricavi per 18 milioni di euro.

Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Pesaro ha concluso l’operazione “Speedy Chinese” – condotta dai finanzieri della Compagnia di Urbino – in cui le sono stati disarticolati due distinti gruppi criminali cinesi, dediti alla commissione di reati fiscali. Quattro gli arresti e un sequestro di beni per 3.700.000 euro. I finanzieri sono riusciti a bloccare conti e crediti.

L’operazione, avviata nel 2015 a seguito di una verifica fiscale svolta nei confronti di una ditta individuale gestita da un cinese, aveva portato le Fiamme Gialle a rilevare gravi irregolarità fiscali nonché violazioni alle norme antinfortunistiche sui posti di lavoro in relazione alle quali era stato effettuato il
sequestro preventivo di un capannone aziendale.

Le indagini coordinate dalla procura della repubblica di Urbino hanno portato a scoprire il sistema “apri e chiudi”. Aziende di produzione tessile a Fossombrone, Acqualagna, Cagli, Peglio, Urbania.

In particolare, è stato accertato che i soggetti, tutti di etnia cinese, gestivano di fatto le ditte individuali rappresentate formalmente da prestanomi che, dopo aver operato per due o
tre anni in totale evasione di imposte, venivano chiuse per attuare un vero e proprio avvicendamento aziendale, per sottrarsi ai controlli dell’Amministrazione finanziaria.

Il bilancio complessivo, al termine delle attività investigative, vede 38 soggetti, indagati, a vario titolo, per gravi delitti fiscali (quali l’omessa dichiarazione, l’occultamento o distruzione di scritture contabili, la sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte), di cui 6 imputati anche per associazione per delinquere.

Il meccanismo evasivo ha consentito di nascondere al Fisco – dal 2011 al 2019 – ricavi effettivi per oltre 18 milioni di euro, con un’evasione delle imposte accertata di oltre 3.700.000 euro. Inoltre, nell’ambito delle diverse attività ispettive, sono stati individuati 5 lavoratori “in nero” e 68 lavoratori “irregolari”.

Tra i beni sequestrati dalle Fiamme Gialle non sono mancate autovetture di pregio come Suv Audi, ora utilizzate dal Corpo per lo svolgimento dei servizi istituzionali.

L’operazione si inserisce nel contrasto della Guardia di Finanza all’illegalità economica e finanziaria e ha arginato un
insidioso sistema di evasione fiscale particolarmente nocivo per le imprese sane operanti nel distretto industriale della provincia.