Prometteva di guarire malattie incurabili, scovata setta macrobiotica: indagato l’imprenditore Mario Pianesi e tre suoi collaboratori

Manipolavano gli “adepti” arrivando gradualmente a gestirne l’intera vita e a pretendere da loro donazioni di denaro. Smantellata una “psico-setta” operante tra le Marche e l’Emilia-Romagna nel campo dell’alimentazione macrobiotica a capo della quale c'è l'imprenditore residente da anni a San Severino (la sede dell'associazione è a Tolentino), fondatore della catena “Un Punto Macrobiotico”

ANCONA- La Polizia di Stato ha concluso una lunga e articolata attività d’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica Distrettuale Antimafia di Ancona, che ha permesso smantellare una “psico-setta” operante tra le Marche e l’Emilia-Romagna nel campo dell’alimentazione macrobiotica.

Le indagini, condotte dai poliziotti delle Squadre Mobili di Ancona e Forlì e supportate dalla Squadra Anti Sette del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, hanno avuto inizio nel 2013 grazie alla denuncia di una ragazza, in passato vittima della setta, che ha raccontato ai poliziotti di aver creduto ai racconti sui benefici “miracolosi” della dieta elaborata dal capo della setta che, a suo dire, sarebbe stata in grado di guarire malattie incurabili per la medicina ufficiale.

Da sinistra Mario Pianesi con il sindaco di Macerata Romano Carancini (Foto di repertorio)
Da sinistra Mario Pianesi con il sindaco di Macerata Romano Carancini (Foto di repertorio)

Al capo dell’associazione il noto imprenditore del settore macrobiotico, Mario Pianesi residente da anni a San Severino (la sede dell’associazione è a Tolentino), fondatore della catena “un Punto Macrobiotico” e a tre suoi collaboratori, anch’essi indagati, sono stati contestati i reati di associazione per delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù, maltrattamenti, lesioni aggravate ed evasione fiscale. Gli stessi, infatti, approfittando dello status psicologico in cui versavano le vittime prescelte, attraverso il rigido controllo dell’alimentazione e la negazione del mondo esterno, soprattutto medico, manipolavano gli “adepti” arrivando gradualmente a gestirne l’intera vita e a pretendere da loro donazioni di denaro. Le indagini della Polizia hanno accertato che il rigido stile di vita imposto dal “maestro“, attraverso le c.d. diete MA.PI, (dal nome del maestro) in numero di 5 (gradualmente sempre più ristrette e severe) e le lunghe “conferenze” da lui tenute, durante le quali si parlava per ore della forza salvifica della sua dottrina alimentare, erano volte a plasmare un asservimento totale delle vittime. Tutta la loro vita era gestita dal “maestro”, che si avvaleva dei suoi collaboratori prescelti, facenti parte della “segreteria”, che attraverso i cd “capizona” e “capicentri”, dislocati in varie parti d’Italia, all’interno dei “Punti Macrobiotici”, riusciva a manovrare a suo piacimento il mondo macrobiotico”.

Gli adepti venivano convinti ad abbandonare il loro lavoro e a “lavorare” per l’associazione quale ringraziamento per il messaggio salvifico ricevuto; di fatto si trattava di sfruttamento, costretti a lavorare per molte ore e, nella migliore delle ipotesi, sottopagati.