Ancona: mamma costretta a prostituirsi per riavere la figlia, fratelli a processo

È iniziato oggi, in Corte di Assise. Imputati un 23enne e un 31enne romeni accusati di sequestro di minore ai fini di estorsione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione e violenza sessuale. In aula raccolte le testimonianze di due carabinieri: «Abbiamo trovato la bambina in camera»

Foto di repertorio

ANCONA – Costretta a prostituirsi per rivedere la figlioletta, a processo due fratelli per sequestro di minore ai fini dell’estorsione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione e violenza sessuale contro una 24enne romena, loro connazionale. Dopo la condanna del padre, un 60enne, è iniziato oggi, in Corte di Assise, il processo a carico di un 23enne e un 31enne romeni sotto il cui dominio sarebbe finita la giovane arrivata in Italia con la promessa di sposarsi con uno dei due. La 24enne, mamma di una bimba di 18 mesi, era arrivata a Collemarino nel 2016, dove vivevano anche il suo fidanzato, il fratello di questo e il padre. Per la ragazza niente nozze. I tre l’avrebbero costretta a prostituirsi per rivedere la figlioletta.

La giovane avrebbe subito violenze da parte dei due figli del 60enne (uno era il suo fidanzato) che insieme al padre avrebbero poi preteso che la giovane si prostituisse pagando loro i guadagni come riscatto per riavere la bambina che tenevano nell’abitazione del 60enne, in una stanza chiusa. Per il 60enne c’è stata la condanna con il rito abbreviato, il 19 aprile scorso. Per i suoi due figli si dovrà pronunciare la Corte di Assise.

Oggi in aula sono stati sentiti i testi della procura, il titolare di un albergo di Falconara, una dipendente di un hotel sulla costa, e due carabinieri. I militari, quelli che dopo la denuncia della romena erano andati nell’abitazione del 60enne, hanno riferito di aver trovato lì la bambina. «L’abbiamo trovata in camera – hanno riferito i carabinieri – la porta era chiusa e senza serratura». Una porta difficile da aprire. L’avvocato Filippo Paladini, che difende i due fratelli, attualmente irreperibili, ha precisato che quel tipo di porta senza serratura era già preesistente nell’abitazione dell’uomo, prima che fosse presa in affitto e quindi non dimostrerebbe il sequestro della bambina che per la difesa era solo ospite in quella casa. I carabinieri hanno riferito anche di aver trovato in casa i vestiti della piccola e i suoi documenti. Il titolare dell’albergo ha raccontato di aver visto la romena in compagnia di uno dei fratelli, una sera in cui la donna aveva denunciato di essere stata violentata. La dipendente dell’albergo invece ha riferito che la romena le aveva confidato che era triste perché non poteva vedere la figlia e che era costretta a prostituirsi per questo. Prossima udienza il 25 giugno quando tra i testi della difese testimonierà la madre dei due fratelli romeni.