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Varianti del Covid, Clementi: «I vaccini si possono aggiornare». Il punto su AstraZeneca agli over 55 e Sputnik

Il direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano, fa il punto su vaccini e anticorpi monoclonali, spiegando le differenze di azione fra i due approcci

Massimo Clementi
Massimo Clementi, direttore Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell'Ospedale San Raffaele di Milano

ANCONA – Via libera dalla commissione tecnica scientifica dell’Aifa al vaccino AstraZeneca anche fra gli over 55 senza fattori di rischio. «Una buona notizia dal momento che ci troviamo in una fase in cui avere più vaccini è utile, per dare impulso alla ripresa della vaccinazione anche nel nostro Paese». Il professor Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano, commenta così l’estensione della fascia d’età di impiego del vaccino AstraZeneca.

Sul nuovo vaccino, di cui una parte importante è prodotta in Italia, nel laboratorio Irbm di Pomezia, fino ad oggi era stato suggerito un utilizzo preferenziale nei soggetti fra i 18 e i 55 anni. Ora la svolta che ne estende l’impiego. L’AstraZeneca va ad aggiungersi al “carnet” Pfizer Biontech e Moderna, fondamentale per imprimere una accelerazione alla campagna vaccinale che sta un po’ languendo, stretta fra i ritardi delle forniture della casa farmaceutica americana Pfizer e le dosi centellinate del Moderna.

Ma non è l’unica ventata positiva che arriva dopo mesi di nuovi contagi, ricoveri e restrizioni: «Una buona notizia è anche il fatto che tra i sanitari sono state pochissime le defezioni, la gran parte di questi si sono vaccinati e questo dimostra fiducia nel vaccino, che si rifletterà positivamente anche sulla popolazione».

Intanto nei laboratori italiani si è cominciato a valutare la risposta immunitaria prodotta dal vaccino Pfizer sui sanitari, ad oggi l’unica fetta di popolazione dove si sta somministrando la seconda dose. «La risposta è straordinaria – evidenzia il virologo -: si avvicina alla totalità dei vaccinati e va di molto oltre le aspettative».

L’altra novità positiva arriva dagli anticorpi monoclonali: l’Aifa ha aperto agli studi negli ospedali italiani, dopo che il tema era stato al centro di un dibattito nel novembre scorso, quando la casa farmaceutica Eli Lilly aveva proposto al nostro Paese la possibilità di attivare una sperimentazione clinica, mettendo a disposizione gratuitamente 10mila dosi. Un’occasione sfumata della quale ha approfittato invece la vicina Germania, con esiti molto vantaggiosi, visto che «il 70% dei malati trattati con gli anticorpi monoclonali è guarito e si sono ridotti i casi di ospedalizzazione, oltre che si è registrata una riduzione della mortalità».

Un approccio terapeutico, quello con gli anticorpi monoclonali, che si basa sugli anticorpi umani, che anche le Marche vogliono adottare. «La strada da seguire in questa fase è duplice – sottolinea il professor Clementi -: la vaccinazione e la possibilità terapeutica degli anticorpi monoclonali che insieme forniranno una grossa spinta a superare questo momento».
Se entrambi gli approcci agiscono sull’immunità, lo fanno in maniera diversa: il vaccino stimola una immunità attiva, bloccando la strada al virus all’interno dell’organismo, mentre gli anticorpi monoclonali promuovono una immunità di tipo passivo senza stimolare il sistema immunitario.

Quanto dura questa immunità? «Quella degli anticorpi monoclonali va da due a tre mesi, e la finalità è quella terapeutica, l’immunità vaccinale, invece, che ha uno scopo preventivo,  secondo la maggior parte degli studiosi dovrebbe permanere per almeno un anno, dopo di che si può ripetere la vaccinazione».

Notizie confortanti anche sul fronte delle varianti, con la inglese e la sud africana, entrambe coperte dagli attuali vaccini, mentre per quanto riguarda la brasiliana questa sembra «meno riconosciuta», ma la nota positiva è che i vaccini ad Rna possono essere per così dire “aggiornati”, preparandoli anche in poche settimane.

Per questo secondo il virologo, anche se i casi di variante al virus dovessero diffondersi maggiormente fra la popolazione, «non credo che arriveremo ad una situazione grave, anche perché abbiamo gli strumenti a disposizione per poter stare tranquilli, come gli anticorpi monoclonali e i vaccini». Poi con la primavera e l’estate si aggiungerà un ulteriore elemento “calmierante” sulla curva pandemica: il clima e l’irradiamento solare. E proprio d’estate, fa notare, «dovremo andare veloci con la vaccinazione».

Intanto sono arrivati i risultati preliminari sull’efficacia del vaccino russo “Sputnik V”: dallo studio, pubblicato sul “The Lancet”, emerge che somministrato in 2 dosi a 21 giorni di distanza l’una dall’altra, ha un’efficacia del 91,6% contro il covid-19, superiore a quella del vaccino AstraZeneca. «L’Ema (Agenzia europea per i medicinali ndr.) è in fase avanzata di valutazione, ma si tratta di un risultato importantissimo» spiega Clementi, evidenziando che «all’orizzonte si vede anche il vaccino di J&J (Johnson&Johnson ndr.). Tutto questo – prosegue – ci deve far guardare con soddisfazione al lavoro della scienza e con maggiore fiducia al futuro».

Il virologo infine non condanna le riaperture di questi giorni, con il Paese che per la maggior parte è in zona gialla, sia perché queste aperture «danno ossigeno alle attività economiche rimaste chiuse, sia perché le persone hanno bisogno di uscire».