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Covid nelle Marche, la Giunta regionale dice no al Consiglio straordinario. Mangialardi: «Gestione inadeguata»

Accettata in un primo momento la proposta del Pd, poi è stata respinta, accendendo il dibattito. «Acquaroli vuole sfuggire al percorso istituzionale. Avremmo voluto discutere insieme e offrire il nostro contributo»

Da sinistra la consigliera Micaela Vitri, il capogruppo Pd Maurizio Mangialardi, la consigliera Manuela Bora

ANCONA – Sembrava che si fosse raggiunto l’accordo per un Consiglio straordinario incentrato sugli alti livelli di contagio raggiunti nelle Marche, ma la Giunta ha infine deciso di posticipare la convocazione al 16 marzo, facendola così sovrapporre al regolare consiglio già previsto nella stessa data e suscitando le proteste del Partito Democratico.

A richiedere il Consiglio regionale straordinario era stato il Gruppo consiliare Pd. Al centro del consiglio tematico sul Covid-19 sarebbero stati gli alti livelli di contagio raggiunti negli ultimi giorni, che hanno portato le provincie di Ancona e Macerata a diventare zona rossa, e l’organizzazione e la somministrazione dei vaccini.

«Dobbiamo ringraziare il presidente del Consiglio Dino Latini (UdC) che aveva accettato la nostra proposta, rifiutata solo in un secondo momento poiché la Giunta non era pronta a rispondere – spiega Maurizio Mangialardi, capogruppo Pd in consiglio regionale -. Non mi sorprende che non siano pronti a rispondere, esattamente come non sono mai stati pronti nel gestire la pandemia. Una Giunta che ha navigato a vista con risultati e situazioni gestite in maniera approssimativa, senza alcun tentativo di anticipare i percorsi del virus».

Il Consiglio straordinario sarebbe infatti stato spostato dal presidente Latini alla data del 16 marzo, coincidendo così con il già organizzato Consiglio regionale. «In questo momento si sta violando nei fatti il regolamento consiliare- il commento del consigliere Antonio Mastrovincenzo, presidente del Consiglio regionale nella passata amministrazione -. Se il Consiglio è straordinario non si può inserire nella programmazione ordinaria né si può negare un Consiglio straordinario».

L’insoddisfazione del Pd per la mancata convocazione si va a sommare a quella per la gestione della pandemia e della non ricezione delle proposte del gruppo di opposizione. «Nonostante i proclami di Acquaroli che ci invitava a collaborare ora viene prevaricato il nostro diritto di chiedere un’assemblea straordinaria – dichiara la consigliera Emanuela Bora -, rifiuto a mio avviso dovuto non solo a una grave mancanza di rispetto, ma soprattutto al fatto che i dati su vaccini e contagi la Giunta proprio non li ha o ha paura di comunicarli ai marchigiani».

Dello stesso avviso la consigliera Micaela Vitri: «La maggioranza continua a bocciare ogni nostra proposta facendo così slittare le vaccinazioni. Abbiamo proposto di vaccinare soggetti disabili e i care givers, con i quali il contatto è indispensabile, è stata dimenticata la fascia dei professori over 65 anni, così come tecnici e madrelingua delle scuole, per non parlare degli studenti universitari e tirocinanti di medicina che lavorano negli ospedali senza alcuna vaccinazione. È stata anche bocciata la nostra proposta di aumentare i punti vaccinazione. In Emilia Romagna sono 110 e nelle Marche solo 15».

Altro motivo di insoddisfazione per Mangialardi la gestione dell’aumento dei contagi dovuti alla variante inglese: «Abbiamo avuto in provincia di Ancona i primi casi di variante inglese. Il presidente non ha avuto il coraggio di prendere provvedimenti, utilizzando solo la misura di screening di massa, che di massa non sono stati e hanno avuto come unico risultato quello di stressare ulteriormente il personale sanitario. Prima la provincia di Ancona e poi quella di Macerata sono state ridotte ad un lazzaretto. Da una parte il presidente dichiarava rosse le province e dall’altra contestava il governo chiedendo le Marche in zona gialla e minacciando ricorsi al TAR. Non ci sorprende che vogliano sfuggire al percorso istituzionale. Vediamo prese di posizioni roboanti, come l’idrossiclorochina o i vaccini fatti in casa, noi avremmo voluto invece un Consiglio che ci permettesse insieme, come auspicato dal presidente della Repubblica e dallo stesso Acquaroli, di discutere le tematiche e offrire il nostro contributo».