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Covid, casa di riposo di San Severino: «Servono medici, infermieri e oss»

L'allarme è stato lanciato dal sindaco Rosa Piermattei, dato che alla Lazzarelli ci sono 54 ospiti positivi; 16 anziani negativi sono stati trasferiti all'Hospice dell'ospedale

Anziani pensionati, foto da pixabay

SAN SEVERINO MARCHE – Mentre nella struttura di Villa Cozza a Macerata e nelle case di riposo di Loro Piceno e Mogliano – queste ultime due delocalizzate a seguito del sisma del 2016 all’Hotel Maestà di Urbisaglia – sono arrivati i medici militari e grazie al loro supporto il peso di lavoro degli operatori sanitari impegnati in prima linea nei focolai di Covid-19 è lievemente diminuito, alla Lazzarelli di San Severino il sindaco Rosa Piermattei ha lanciato un appello per “reclutare” nuovi medici, infermieri e oss.

Nella casa di riposo di San Severino sono 54 gli ospiti positivi e 15 i contagi invece tra il personale dipendente mentre cinque degenti sono stati trasferiti in strutture Covid fuori provincia. Nel fine settimana inoltre 16 degenti negativi sono stati trasferiti all’Hospice dell’ospedale “Bartolomeo Eustachio” grazie a un piano attuato per preservare la loro salute che ha visto tra i principali attori il Comune, la direzione della struttura, l’Asur e i volontari della Croce Rossa.

«Una vera e propria corsa contro il tempo che ha fatto scattare un intervento straordinario che non è passato inosservato per il via vai di ambulanze» ha commentato il primo cittadino, che ha seguito le operazioni in qualità di primo responsabile della salute pubblica sul territorio. Il focolaio, scoppiato all’interno dell’azienda dei servizi alla persona nei giorni scorsi, ha fatto registrare negli ultimi giorni anche due decessi di persone anziane con patologie pregresse.

Nella struttura settempedana è scattata una corsa contro il tempo per il reperimento del personale dato che, come aveva annunciato anche alcuni giorni fa il sindaco Rosa Piermattei, servono medici, infermieri e operatrici socio sanitarie.

Sull’emergenza case di riposo è intervenuta anche l’Anap (Associazione Nazionale Anziani Pensionati) Confartigianato. «Anche in questa seconda ondata della pandemia, le rsa e le case di riposo continuano a essere tra i focolai più preoccupanti di contagio – ha detto il presidente nazionale Guido Celaschi -. Gli anziani che ne sono ospiti e che si trovano in condizione di particolare vulnerabilità fisica, non solo per l’età ma anche per la sussistenza di patologie pregresse, sono le persone più a rischio. Bene quindi le misure prese dal Governo per contenere la pandemia in queste strutture ma occorre che vengano osservate».

«Speriamo che arrivi presto il vaccino – ha concluso Celaschi – e che questo sia distribuito prioritariamente, oltre che agli operatori sanitari ed alle forze dell’ordine, anche agli anziani che si trovano nelle rsa e nelle case di riposo».