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Corso Matteotti e le piazze di Jesi, l’architetto Talacchia: «Il Comune si confronti con gli esperti»

«Corretto e di buon senso quanto espresso da Morgante sulle scelte per la pavimentazione. Mi prendo la liberà di suggerire lui e l’architetto Bonelli come competenze di cui tenere conto»

Il cantiere su Corso Matteotti

JESI – Continuano a far discutere il progetto di rifacimento di Corso Matteotti e gli interventi collegati, già attuati o futuri, sulle piazze Pergolesi, Federico II e della Repubblica, stimolando interventi e considerazioni di professionisti e addetti ai lavori.

«Corretti e di buon senso – dice l’architetto Mario Talacchia – i suggerimenti dell’architetto Sergio Morgante, ritengo anche io un errore la scelta di lastre di grandi dimensioni per il Corso. Con esperti come Morgante e l’architetto Sergio Bonelli sarebbe utile il confronto in vista delle sistemazioni di piazza Federico II e piazza della Repubblica».

Mario Talacchia

Nell’esprimere le proprie considerazioni, Talacchia ricorda: «Il professor Bernardo Secchi progettista del Piano Regolatore di Jesi, tra i Piani più innovativi di città italiane di dimensione media, definiva Jesi città “composta e coerente”. Giancarlo De Carlo, uno dei più importanti architetti italiani del secolo scorso, nelle nostre passeggiate di avvicinamento al complesso Mestica del cui recupero era stato incaricato, mi evidenziava che la trama dei selciati delle strade del nostro centro storico si espande e si articola per diventare le pavimentazioni di piazze e piazzette poste a bandiera, di vicoli, di gradonate, pavimentazioni realizzate con lo stesso materiale e con analoga tessitura e pezzatura».

Prosegue l’architetto: «Anche il Corso e Piazza della Repubblica avevano pavimentazioni realizzate con selci di pietra arenaria, poi, a partire dalla metà del secolo scorso le pavimentazioni originarie sono state demolite e sostituite prima con betonelle, poi con lastre di pietra calcarea liscia che durante i periodi di pioggia causavano frequenti cadute (marciapiedi del Corso), poi con blocchetti di porfido (parte terminale del Corso e Piazza della Repubblica). Il progetto di rifacimento della pavimentazione del Corso prevede opportunamente l’utilizzo di materiale di pietra arenaria ma, io ritengo, erroneamente costituito da lastre lisce di grande dimensione (quadruple rispetto ai selci del centro storico), con taglio a sega, quindi lineare, perfetto, posato con giunto minimo, quasi a scomparsa».

Secondo Talacchia: «La conseguenza è un contrasto evidente con le pavimentazioni delle vie e piazze del centro storico e delle vie contigue al Corso tutte caratterizzate da una assoluta omogeneità. La nostra comunità, nel corso dei secoli ha sempre trasformato e/o ampliato la città tenendo costantemente un comportamento di rispetto con i caratteri del contesto urbano precedente, un comportamento quasi mai di replica o ripetitivo ma di relazione corretta. I suggerimenti dell’architetto Sergio Morgante mi sembrano pertanto corretti e di buon senso».

«L’utilizzo di blocchetti di pietra arenaria di piccola pezzatura (una quarta parte di quelle installate nella Piazzetta delle Grazie), anche ricavati dai tagli delle lastre previste dal progetto ma con bordi “splittati” a spigolo irregolare, assicurano una relazione moderna ma rispettosa delle pavimentazioni originarie, consentono raccordi semplici con le pavimentazioni delle stradine laterali del Corso e con le gobbe di piano presenti in corrispondenza degli angoli di numerosi palazzi, evitano, vista la dimensione ridotta dei blocchetti, i rischi di spacco delle lastre o distacco dal sottofondo che si corre con la posa di elementi di grande dimensione e di ridotto spessore (circa 8 centimetri). Quanto successo in Via XX Settembre pochi mesi dopo il completamento della pavimentazione stradale deve essere oggetto di riflessione attenta».

Conclude Talacchia: «Facciamo tesoro delle esperienze e delle culture di costruzione della città dei nostri antenati, la storia ci insegna che hanno saputo fare molto meglio di quanto abbiamo fatto noi. Infine, per garantire un qualificato controllo degli interventi di riqualificazione degli spazi pubblici del centro storico, mi permetto di proporre alla Amministrazione Comunale la costituzione di una ristretta commissione composta da 3-4 esperti di competenza specifica che dia consulenza tecnica attraverso il confronto con i progettisti incaricati per la sistemazione di Piazza della Repubblica e di Piazza Federico II. Mi prendo la libertà di suggerire i nominativi di due apprezzati progettisti che nella sistemazione delle due piazze più importanti del centro storico hanno dimostrato qualità di intervento e rispetto del contesto, l’architetto Sergio Bonelli e l’architetto Sergio Morgante».