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Coronavirus, chiusure anticipate di bar e ristoranti: «Rispettiamo le regole ma siamo sempre i più colpiti»

Il segretario di Confartigianato: «Certi di poter contare su professionalità e senso di responsabilità degli operatori, ci auguriamo che si possa proseguire nell’esercizio delle attività di ristorazione evitando ulteriori riduzioni di orari»

MACERATA – Il nuovo Dpcm firmato nella serata di lunedì 12 ottobre dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha provocato non poche reazioni, soprattutto nelle categorie della ristorazione. Il decreto infatti impone la chiusura dei locali alle 24 e impone il divieto di consumazione di cibo e bevande sul posto o nelle aree vicine al locale dalle 21 in poi.

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«Cresce il timore di un nuovo lockdown tra i ristoratori e gli operatori del pubblico esercizio preoccupati che la salita dei contagi si possa tradurre in nuove stringenti chiusure che metterebbero a rischio l’intera categoria – ha detto il segretario generale di Confartigianato Giorgio Menichelli -. Sono però allarmanti i dati relativi ai ricoveri con sintomi, passati da 4519 di domenica a 4821 di lunedì».

«Se un secondo lockdown è impensabile è però un dovere di tutti noi cercare di seguire con attenzione le norme igienico-sanitarie previste per il contenimento del virus – ha aggiunto Menichelli -. In special modo, sono proprio i ristoranti, bar, pub e locali a essere interessati da una serie di regole che, anche se a volte applicabili con difficoltà per limiti di spazi e contenimento dei costi, devono essere rispettate per garantire la tranquillità e soprattutto la tutela della salute del cliente. Cliente che sarà certamente invogliato a ritornare in un locale in cui si è sentito al sicuro e in cui si è soddisfatta la necessità di trascorrere del tempo fuori casa in massima sicurezza. L’aspetto sicurezza oggi passa addirittura avanti alla qualità della cucina nella scelta di un locale rispetto ad un altro; il cliente valuta come criterio di selezione la maggiore attenzione alle norme igieniche, il distanziamento dei tavoli, la possibilità di spazi all’aperto e il numero di persone all’interno del locale».

«Riconosciamo ci possano essere in alcuni casi delle difficoltà nel rispetto di quanto previsto, ma l’invito, comprendendo il grandissimo sforzo di tutti quelli che, sopra le loro forze, si sono adeguati ai vari protocolli di sicurezza, è quello di rispettare rigorosamente tutte le regole previste – ha concluso il segretario dell’associazione di Ascoli Piceno-Macerata-Fermo -. Certi di poter contare sulla professionalità e il senso di responsabilità civile degli operatori, ci auguriamo che si possa proseguire nell’esercizio delle varie attività di ristorazione evitando ulteriori drastiche riduzioni di orari. La parola d’ordine è quindi prudenza, con l’auspicio che ognuno di noi faccia la propria parte per contribuire a riportare la curva dei contagi sotto controllo».

La preoccupazione dei ristoratori si fa però sentire. «Una decisione che ci mette in difficoltà non tanto per il rispetto delle regole ma per il fatto che poi, tutto il resto, non funziona – ha detto Aldo Zeppilli, titolare dei tre locali del Centrale a Macerata -. Sembra che il Governo si preoccupi di mettere in atto regole solo per le nostre attività ma non si preoccupa invece di tante altre situazioni che meritano di essere attenzionate. Le restrizioni per i locali rappresentano un danno per un’intera catena che parte dal fornitore e arriva fino al dipendente e senza considerare il fatto che la gente, alla fine, rinuncerà ad andare a cena fuori».