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Contagi sul lavoro, imprenditori a rischio penale. Cantarini, assicuratore: «Pochi si sono tutelati»

Nel caso di contagio di un dipendente, per il datore di lavoro si può configurare una responsabilità di tipo penale. Lo dice il decreto Cura Italia, ma pochi ne sono informati. Facciamo chiarezza con l'esperto

Mauro Cantarini
Mauro Cantarini

JESI – Nella giungla dei numerosi decreti legge che hanno caratterizzato gli ultimi due mesi per impartire le norme per evitare il contagio da coronavirus, è passato colpevolmente sotto silenzio l’art. 42 del decreto “Cura Italia” che ha equiparato il contagio in ambito lavorativo a infortunio sul lavoro.

Il provvedimento è stato confermato dall’Inail con la circolare n.13 del 3 aprile.

Nelle Marche, secondo le stime diffuse da Cgil Marche, oltre 1.200 contagi su circa 6.400 sarebbero avvenuti sul posto di lavoro tra la fine di febbraio e il 4 maggio.

«Nel caso in cui il contagio da Covid-19 si sia diffuso nell’ambiente di lavoro con conseguenze gravi sotto il profilo sanitario per i lavoratori – spiega Mauro Cantarini, assicuratore di Jesi ed esperto in questa materia – per il datore di lavoro si può configurare una responsabilità di tipo penale secondo gli articoli 589 e 590 del codice penale, fino alla possibilità dell’omicidio colposo in caso di decesso del lavoratore».

Gran parte delle aziende stipulano polizze con garanzie di Responsabilità Civile ma pochi hanno integrato il contratto assicurativo con la Tutela Legale dell’azienda che interviene a difesa del titolare e dei responsabili in genere, soggetti al rischio legale di procedimenti penali.

«L’azione poi non dovrebbe essere intrapresa dal dipendente ma sarebbe la stessa Inail ad avviarla contro il rappresentante legale dell’azienda e il suo responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione – aggiunge Cantarini – e se la controversia civile si concludesse con un’ammenda pecuniaria, il procedimento penale potrebbe significare il blocco dell’attività oltre che tempi lunghi per giungere a sentenza definitiva».

Tempi duri, quindi, anche sotto l’aspetto legale per le aziende.

«Chi non avrà proceduto ad estendere la propria copertura assicurativa come verosimilmente gli avrà consigliato il proprio consulente del lavoro, può incorrere in serie conseguenze» conclude Mauro Cantarini, che consiglia chi non avesse tempestivamente proceduto a sottoscrivere la copertura a rivolgersi al proprio consulente assicurativo di fiducia, considerando che la pandemia non può dirsi debellata fino a che non sarà trovato un vaccino efficace.